Scandicci non può più fingere di essere immune dal degrado. Scippi, ladri in fuga e una giustizia che sembra arrendersi prima dei cittadini
A Scandicci la sicurezza non è più un tema da affrontare solo quando succede qualcosa. È diventata una preoccupazione quotidiana, ed è una preoccupazione fondata: gli ultimi episodi di cronaca raccontano una città che, per la sua strettissima contiguità urbana con Firenze, rischia di amplificare le stesse dinamiche di degrado e microcriminalità che negli ultimi anni hanno progressivamente investito il capoluogo. L’ultimo episodio è quello di via Salvemini. Nel pomeriggio di venerdì 11 settembre un uomo è stato avvicinato da due persone che gli hanno strappato dal collo una catenina d’oro: uno scippo in pieno giorno, in una strada cittadina, come se niente potesse più fermarli.
Ma stavolta c’è anche una storia diversa da raccontare: quella di un cittadino che non si è voltato dall’altra parte. Un testimone ha seguito i due presunti autori senza perderli di vista e ha immediatamente avvertito le forze dell’ordine. Grazie alle sue indicazioni, i Carabinieri della Compagnia di Scandicci sono riusciti a intercettare e fermare i due uomini, risultati senza fissa dimora. Sono stati arrestati per furto con strappo in concorso e, nel rito direttissimo, gli arresti sono stati convalidati: per uno è stata disposta la custodia in carcere, per l’altro l’obbligo di dimora a Firenze.
È una notizia che porta con sé due messaggi opposti
Il primo è positivo: quando le forze dell’ordine vengono messe nelle condizioni di intervenire e i cittadini collaborano, i risultati arrivano.
Il secondo è molto meno rassicurante: la sicurezza di una città non può dipendere dalla fortuna di avere un cittadino coraggioso che assiste a uno scippo, decide di seguire i responsabili e fornisce indicazioni decisive. Non è un modello, è un’eccezione che ha funzionato.
Il precedente che nessuno ha dimenticato
Torniamo a un episodio di poche settimane fa, che a Scandicci ha lasciato molte persone con più di una domanda.
Nella notte tra venerdì e sabato dei primi giorni di agosto, un poliziotto e un carabiniere, entrambi fuori servizio e in borghese, notarono movimenti sospetti sotto un palazzo di via dei Rossi.
Secondo la ricostruzione riportata dalla stampa, un uomo avrebbe fatto da palo mentre il complice, munito di torcia, guanti e piede di porco, si sarebbe arrampicato fino al terzo piano dell’edificio
I due decisero di intervenire: il carabiniere bloccò il presunto palo, il poliziotto inseguì l’altro uomo. Quest’ultimo, durante la fuga, avrebbe colpito l’agente alla testa con il piede di porco, ferendolo al punto da rendere necessario il ricorso alle cure ospedaliere. I due, cittadini georgiani di 37 e 43 anni, furono fermati e nei loro confronti furono contestate, tra l’altro, le ipotesi di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Vennero inoltre sequestrati guanti, torcia e piede di porco.
Poi arrivò il passaggio che ha lasciato interdetti molti cittadini: poche ore dopo, i due furono rimessi in libertà.
La Procura ritenne che non fossero emerse condotte riconducibili alla tentata rapina aggravata e che non sussistessero esigenze cautelari, anche perché, al momento dell’intervento, l’ingresso nell’abitazione non risultava ancora consumato: uno dei due si trovava sul balcone
Sia chiaro: non è questo il caso per sostenere che “i magistrati liberano i ladri”, come se la questione fosse così semplice. La magistratura applica la legge e valuta i presupposti previsti dall’ordinamento. Ma è altrettanto legittimo chiedersi se il sistema, visto dal cittadino, trasmetta un messaggio sufficientemente forte di certezza della pena.
Perché nella percezione di chi vive in quella strada resta una sequenza difficile da digerire: due appartenenti alle forze dell’ordine, fuori servizio, intervengono davanti a un possibile furto; un agente finisce in ospedale colpito con un piede di porco; poche ore dopo, i due fermati sono di nuovo liberi. E qualche settimana più tardi, un altro scippo, ancora in pieno giorno.
Prevenire, non rincorrere
Questo non significa che Scandicci sia diventata una città senza legge. Significa però che sarebbe irresponsabile aspettare che il problema diventi strutturale prima di affrontarlo.
Ed è proprio questo il senso dell’iniziativa promossa da Fratelli d’Italia. Sabato 12 settembre, al mercato di Scandicci, il gazebo del partito ha raccolto firme per una petizione dedicata al degrado e alla sicurezza del territorio: non un’iniziativa nata nel vuoto, ma una risposta politica a una preoccupazione che evidentemente cresce anche tra i cittadini.
Lo ha raccontato sui social l’avvocato Kishore Bombaci, consigliere comunale di Scandicci, descrivendo una “mattinata intensa” al gazebo, con “tante persone a firmare contro il degrado”, oltre alle discussioni sulla politica cittadina e sull’operato del governo Meloni. “Un ottimo sabato pieno di entusiasmo e nuove persone
Noi ci siamo!!”, ha scritto Bombaci.
Perché Scandicci non può permettersi di considerarsi una periferia protetta dal semplice fatto di non essere Firenze. Le due città sono ormai unite fisicamente e socialmente da una continuità urbana quasi senza soluzione: la tranvia, le arterie stradali, i quartieri confinanti, il pendolarismo e la vita quotidiana hanno trasformato il confine amministrativo in qualcosa che il cittadino spesso non percepisce nemmeno più. E se Firenze soffre problemi crescenti di sicurezza, degrado, spaccio, occupazioni abusive e criminalità predatoria, pensare che Scandicci possa restarne immune solo perché amministrativamente è un altro Comune sarebbe ingenuo.
La sicurezza non è soltanto repressione: è illuminazione, videosorveglianza, presenza sul territorio, controllo delle aree più problematiche, contrasto al degrado, prevenzione, collaborazione tra Comune e forze dell’ordine e, soprattutto, certezza che chi delinque trovi davanti a sé uno Stato presente.
C’è poi un’altra questione, forse la più importante: la città deve decidere che cosa vuole diventare.
Per anni abbiamo sentito parlare di rigenerazione urbana, vivibilità, qualità dello spazio pubblico. Tutto giusto, ma una città davvero vivibile è prima di tutto una città in cui una persona può camminare per strada senza il timore che qualcuno possa strapparle una collana dal collo in pieno giorno. Ed è una città in cui un poliziotto o un carabiniere fuori servizio, che interviene per fermare un presunto ladro, non debba trasformarsi nell’eroe solitario di una storia che, poche ore dopo, rischia di diventare una beffa.
La petizione di Fratelli d’Italia al mercato non risolverà da sola il problema, nessuna raccolta firme può farlo. Ma serve a dire una cosa importante: che una parte della città non intende aspettare che Scandicci diventi la copia sbiadita delle zone più degradate di Firenze.
Il contagio urbano esiste, e quando si parla di sicurezza prevenire è infinitamente più intelligente che arrivare dopo.
A Scandicci oggi la domanda non è se esista un problema. La domanda è quanto tempo si voglia ancora aspettare prima di affrontarlo sul serio.
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