San Francesco non era un rivoluzionario moderno:, restauratore della Chiesa, non demolitore della fede
Ogni 4 ottobre inizia il valzer dei tuttologi su San Francesco: scopriamo che era pacifista, ambientalista, animalista e precursore del dialogo con le altre religioni: infatti proprio ieri, nell’800mo della morte, Cazzullo, non si sa ormai con quale autorità elargisce commenti e sentenze storiche e teologiche, in un articolo sul Corriera della Sera (p. 27) lo ha addirittura definito colui che mise l’uomo al centro e quindi al posto di Dio: continuando a leggerlo, pare che il santo di Assisi abbia ispirato Greta Thunmberg, abbia creato una società socialista egualitaria eliminando ricchi e poveri, abbia inventato le quote rosa e condannato il populismo (scrive proprio così) per poi ispirare Giovanni Paolo II a mettere ad Assisi, nel 1984 sulla scia del Concilio, sullo stesso livello e con la stessa dignità tutte le religioni.
Afferma Cazzullo che fosse rivoluzionario, una parola azzardata senza specificare null’altro: san Francesco era sì rivoluzionario nel senso sociale forse, dato che capisce che nel pieno della civiltà cristiana, il Medioevo dei Comuni, secoli dopo san Benedetto, capisce che i frati non devono più ritirarsi nei conventi come esigevano le circostanze nel V secolo, ma bisognava “conquistare” le anime nelle città attraverso la predicazione e lo studio (così anche Domenico di Gutzamn nel 1200): in questo senso “sociale” fu certo rivoluzionario, non di certo sul piano dottrinale.
Perché san Francesco, come scrive il suo primo biografo San Bonaventura, il santo dottore della Chiesa, dice espressamente che Francesco, fedele alla Dottrina e alla Chiesa, procalmava con assoluta fermezza che la fede cattolica fosse l’unica vera Fede: per lui la Chiesa cattolica e i suoi sacramenti erano l’unica via di salvezza, ed è con questo spirito che si reca dal Sultano, episodio strumentalizzato dai più oggi giorno.
Nell’era delle grandi eresie (catari e valdesi) Francesco pretese che la sua Regola iniziasse e finisse con il giuramento di fedeltà e sottomissione al Papa e alla Chiesa Cattolica: il grande Innocenzo III legittimò il nascente ordine perchè fedele al depositum fidei
I Frati si distinguevano in frati chierici e laici: i primi erano sacerdoti. San Francesco stesso non era un sacerdote: sapeva benissimo che l’Eucarestia è il Corpo e Sangue di Nostro Signore, prrché l’ostia se consacrata dalle mani di un sacerdote, metafisicamente e fisicamente muta in sostanza e forma: da semplice pane diviene appunto corpo e sangue mistico di Cristo: è la transustaziazione, e san Francesco non si riteneva degno di avere tra le mani Nostro Signore (quale esempio per chi permette la distribuzione nelle mani…).
Lo stesso Santo, alla vista di un sacerdote la cui fama e condotta era notoriamente scandalosa, gli si getta ai piedi baciandogli le mani: “Io non so se queste mani siano macchiate dal peccato. So solo che queste mani toccano il Verbo della Vita e portano a noi il Corpo di Cristo”
Per san Francesco, la dignità del sacerdote non dipendeva dalla sua santità personale, ma dal potere sovrumano e sacramentale che Dio gli aveva conferito al momento dell’ordinazione. Un altro esempio contro un certo moralismo verso i sacerdoti passati e presenti e soprattutto per farci capire che il clero è un mezzo, non un fine.
Si potrebbe scrivere molto altro su Francesco e il glorioso Ordine suo. Spero di aver puntualizzato certe stupidaggini che si leggono
Auguri a tutti i Francesco, onore e gloria a San Francesco d’Assisi, santo, servitore di Dio e della Chiesa e italiano.
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