• Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
oAdHoc News Quotidian
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
AdHoc News Quotidiano
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home L'Editoriale

Salis, Tito: quando i partigiani fondarono l’ Organizzazione “O” per sorvegliare i comunisti

di Marco Petrelli
20 Ottobre 2026
In L'Editoriale
0
Salis, Tito: quando i partigiani fondarono l’ Organizzazione “O” per sorvegliare i comunisti
11
VISITE
CondividiTwitta
Salis, Tito: quando i partigiani fondarono l’ Organizzazione “O” per sorvegliare i comunisti
Sono tante le cose che si leggono quando uno storico, un personaggio televisivo o, nel caso di Ilaria Salis, un politico ritira fuori le drammatiche vicende del confine orientale italiano. In particolare, sventolare la bandiera con la stella rossa ed omaggiare Tito quale “eroe della Resistenza”, crea un cortocircuito di dolore, rabbia e… percezione che la Storia sia stata studiata a metà.

Antesignana di Gladio ma diversa e voluta dai partigiani

Prima ancora che nascesse un’altra celebre rete stay behind, sul confine orientale, tra Friuli Venezia Giulia italiano ed aree della regione occupate dal IX Korpus sloveno, il Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia comandato da Raffaele Cadorna jr. aveva costituito una piccola rete di patrioti. Partigiani, per essere chiari. Pochi ma forgiati dalla guerra di liberazione e, soprattutto, italiani. Erano i sopravvissuti delle Brigate Osoppo (osovani, ndr), da cui la rete prendeva il nome, “Organizzazione O (Osoppo)”, le formazioni cattoliche animate da civili, alpini e finanzieri nate a Udine nell’autunno del 1943. E tra i cui ranghi spiccavano figure eroiche: i fratelli Paola e Renato Del Din, i capitani Aldo Bricco e Francesco De Gregori e Guidalberto Pasolini.

I cognomi non devono stupire: sono lo zio del cantautore ed il fratello del regista di Accattone, entrambi uccisi nell’imboscata di Porzus del 7 febbraio 1945, tesa da alcuni partigiani comunisti della Divisione Natisone guidati da Mario Toffanin

Ecco, nel Friuli del 1945 annesso alla Germania nazista, in cui si muovevano tedeschi, fascisti repubblicani, cosacchi, comunisti italiani e comunisti jugoslavi, gli osovani combattevano una doppia guerra: contro i tedeschi e i fascisti e contro chi tentava di annettere la regione alla Jugoslavia. Gli slavi, appunto e con l’appoggio di partigiani italiani. L’essersi opposti al disegno annessionistico jugoslavo portò a forti tensioni poi sfociate con l’eccidio alle Malghe di Porzus.

Un periodo lungo

L’Organizzazione “O” rimase attiva a lungo, oltre dieci anni dal 1945 al 1956 l’anno, cioè, in cui Trieste era tornata italiana e in cui gli equilibri internazionali stavano cambiando. Espulso dal Cominform, il partito comunista jugoslavo mancava di un importante supporto politico. Senza Mosca, infatti, la Jugoslavia modificò la sua politica estera come nazione “non allineata”, intrattenendo rapporti diplomatici ed economici sia con il blocco socialista sia con l’Europa occidentale e con gli Stati Uniti.

Un cambiamento di passo importante che, tuttavia, non attutiva l’attrito tra Occidente e Patto di Varsavia: se Josip Broz “Tito” faceva ora meno paura, stessa cosa non poteva dirsi per l’Unione Sovietica

Stalin era morto ma i suoi successori, Georgij Malenkov e Nikita Chruščëv, suscitavano ulteriore preoccupazione tra gli occidentali. Inoltre, in Italia  il Partito comunista italiano restava una formazione politica molto forte e, nei primi Anni ’50, ancora legata alla figura di Stalin.

Memoria univoca

L’origine (CLN), il nome ed il tipo di guerra cui la “O” si addestrava non lasciano scampo ad equivoci sulla natura della struttura: italiani anti-comunisti ma non certo fascisti. L’espressione di quella componente della Resistenza composta da militari, conservatori, monarchici, azionisti e anche socialdemocratici che temevano due cose:  il monopolio comunista sulla memoria della Resistenza ed eventuali “colpi di mano” del Pci in Italia, con il supporto di Mosca.

Ne “L’origine dei totalitarismi” Anna Harendt ricorda come i movimenti rivoluzionari, una volta entrati nelle istituzioni, perdano progressivamente la loro spinta movimentista

Il PCI degli Anni ’50 era parte integrante delle istituzioni e, oggi, possiamo supporre che il pericolo di un “golpe rosso” fosse avrebbe dovuto essere ridimensionato… Quanto invece al monopolio sulla Resistenza quello no, quello c’è stato e c’è ancora, anche se il PCI si è sciolto da oltre un trentennio.

Google riporta che, specie nel periodo a ridosso della Festa della Liberazione, domanda diffusissima tra gli utenti del motore di ricerca è se i partigiani fossero tutti comunisti…

Non lo erano, ma l’attività storiografica, divulgativa e del mondo dell’associazionismo nell’Italia del dopoguerra e del boom, ha consolidato la vulgata dei comunisti come principali artefici della sconfitta nazista in Italia.

Nazisti che, è giusto ricordarlo, si sono arresi ma non agli italiani: a Caserta, il 29 aprile 1945, il Heinrich von Vietinghoff firmò infatti la resa delle truppe tedesche e fasciste repubblicane davanti al pari grado britannico Duthie Morgan

La resa sarebbe entrata in vigore il 2 maggio.

Tutto il resto è Storia.

Leggi anche:

https://www.adhocnews.it/

www.facebook.com/adhocnewsitalia

SEGUICI SU GOOGLE

Tags: COMUNISTIIN EVIDENZAPCISALISTITO
Articolo precedente

DEPOSITATA LA PERIZIA GRAFOLOGICA SULLA LETTERA DI OSEGHALE

Prossimo articolo

Siamo alle solite

Prossimo articolo
Vicenza: assalto agli israeliani

Siamo alle solite

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Contatti e informazioni AdHoc News
  • Partners & Advertising
  • Privacy policy
  • Cookie policy

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.