Riflessioni sulla moschea di Pisa

moschea di Pisa

La vicenda della moschea di Pisa, conclusasi questa settimana con l’atto licenziato dalla Giunta Comunale, mi ha spinto ad una riflessione. La comunità islamica ha, come tutte le altre comunità religiose, il diritto costituzionale di praticare la propria fede. Di conseguenza può dotarsi di un luogo dove riunirsi a tale scopo.

Tuttavia, l’islam non è una fede come tutte le altre. Senza voler cadere nello scontato e becero luogo comune che equipara mussulmani e terroristi, bisogna comunque tenere conto delle peculiarità di un credo che sicuramente spinge i propri dogmi molto al di là di ciò che è normalmente considerato appropriato nel mondo occidentale.

Ora, l’islam dei secoli passati è stato indubbiamente una religione tollerante: penso ai grandi poli culturali di Cordova e Baghdad. Nelle due metropoli, per secoli persone di ogni razza e credo religioso hanno convissuto liberamente e pacificamente, dando origine ad uno sviluppo culturale veramente notevole. Questi son solamente due casi, ve ne sarebbero molti di più.

Peculiarità dell’islam

Tuttavia, la religione mussulmana manca, a differenza di altre fedi, di una struttura ecclesiastica gerarchica e centralizzata. Questo fa sì che ogni studioso con un minimo di reputazione possa creare una nuova interpretazione dell’islam. Che questa riceva legittimazione dipende a quel punto dal sostegno politico che riesce a guadagnarsi.

Ciò che avvenne a metà del ‘700, quando lo studioso Muhammad al Wahabb, propugnatore di un’interpretazione rigorosa, ultraortodossa ed estremista della fede, ottenne l’appoggio dello sceicco del Najd, Muhammad bin Saud. Il leader politico abbracciò la nuova interpretazione del credo mussulmano con tutte le proprie risorse. Le successive vicende storiche, quali la nascita dell’Arabia Saudita e la scoperta del petrolio, misero a disposizione degli estremisti risorse economiche fino a quel momento inimmaginabili: decine di miliardi di dollari sono stati spesi per propagare il salafismo (questo il nome con cui venne conosciuta la nuova tendenza), costruendo moschee e scuole islamiche, finanziando enti caritatevoli ed in mille altri modi.

Estremismo salafita

Ora, la maggioranza dei salafiti non sono terroristi, anche se commettono molti atti che vanno contro le leggi e la cultura dei paesi occidentali. Soprattutto per quel che riguarda il trattamento delle donne. Tuttavia, preparano un terreno fertile su cui la mala pianta del terrorismo può crescere rigogliosa: basta ricordarsi del ruolo giocato dalle moschee, anche nel nostro paese, nel reclutamento dei combattenti stranieri che sono andati a riempire le fila di Al-Qaeda e dell’ISIS. O dei fondi raccolti dagli enti caritatevoli islamici che sono stati usati per finanziare attacchi terroristici. Fino ad arrivare all’estremo di alcuni imam di moschee europee che hanno proclamato la guerra santa nel cuore stesso del nostro continente.

Conclusioni

Ripeto, lungi da me il voler generalizzare: la maggior parte dei mussulmani sono, pur se distanti anni luce dal nostro modello culturale, persone normali che cercano di vivere la loro vita nel miglior modo possibile. Ma, tornando alla questione della moschea pisana, bisogna porsi una serie di domande: chi ha fornito loro il terreno? Chi l’ha pagato? Da dove vengono i fondi per la costruzione dell’edificio di culto? Chi sarà l’imam? Ci sono di mezzo i sauditi? Faranno proselitismo estremista sulle rive dell’Arno?

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