Requisire le case sfitte proposta di AVS. Quando lo Stato scambia l’emergenza per un pretesto.
A Firenze si torna a parlare di requisizione delle case sfitte. La proposta arriva da Alleanza Verdi e Sinistra, presentata in Commissione Sviluppo dal consigliere e vicepresidente del Consiglio Comunale Vincenzo Pizzolo: censimento degli immobili non affittati, convocazione dei proprietari, novanta giorni di tempo per “rimediare”, e in caso di inerzia requisizione con assegnazione e canone decisi dal Comune.
Una proposta di legge, ci dicono, è già stata depositata anche a livello parlamentare
Bisogna essere chiari su un punto tecnico, prima ancora che politico: la funzione sociale della proprietà è scritta nella nostra Costituzione, non è un’invenzione della sinistra fiorentina. L’articolo 42, secondo comma, prevede espressamente che la legge possa porre limiti alla proprietà privata “allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”. Chi liquida la proposta come incostituzionale in sé sbaglia l’obiettivo polemico. Il problema non è il principio, è lo strumento.
La requisizione, nel nostro ordinamento, è pensata per l’emergenza acuta e temporanea: calamità naturali, epidemie, ordine pubblico
È un istituto eccezionale, con indennizzo, non un meccanismo ordinario di gestione del mercato immobiliare. La carenza abitativa fiorentina, per quanto reale e seria, non ha la fisionomia dell’emergenza improvvisa che giustifica un simile strumento: è la sedimentazione di trent’anni di scelte urbanistiche, di edilizia popolare mai fatta, di una burocrazia che scoraggia chi vorrebbe costruire o ristrutturare. Usare la requisizione per rispondere a un problema strutturale significa piegare uno strumento emergenziale a una funzione che non gli appartiene, e su questo punto specifico, non sui princìpi generali, la proposta è debole e probabilmente non reggerebbe a un vaglio di legittimità costituzionale, quanto meno nella forma annunciata da Pizzolo.
C’è poi un problema che nessun censimento risolve: l’incentivo perverso. Annunciare che lo Stato potrebbe entrare in casa tua se resta sfitta non spinge il proprietario ad affittare prima
Lo spinge a vendere, a spostare il capitale altrove, o a tenere l’immobile in una zona grigia che lo renda formalmente indisponibile. La minaccia restringe l’offerta, non la allarga. È un effetto che si osserva ovunque questa strada sia stata percorsa, ed è francamente sorprendente che non venga messo in conto da chi la propone.
Colpisce, più della proposta di AVS in sé, la reazione del Partito Democratico fiorentino. Non un rifiuto netto, ma un “ne discutiamo”, un rilancio del censimento, un linguaggio di “incentivi e penalizzazioni” che lascia intravedere una gradualità pericolosa
La sindaca Funaro ha detto di essere contraria alle requisizioni, ma ha confermato il censimento, che di per sé non impegna a nulla, salvo fornire domani gli indirizzi a chi vorrà usarli. Non è dietrologia: è la sequenza naturale di ogni misura amministrativa che comincia con “vogliamo solo sapere” e continua con “ora che sappiamo”.
Va detto con altrettanta onestà intellettuale che l’emergenza abitativa è un problema reale, e liquidarla come colpa esclusiva della proprietà privata è una scorciatoia ideologica tanto quanto liquidarla come colpa esclusiva della sinistra. La responsabilità principale è pubblica: tre decenni di piani urbanistici inattuati, di edilizia residenziale pubblica ferma, di permessi che si arenano nella burocrazia comunale e regionale.
Chi ha il dovere di costruire case popolari e non lo ha fatto non può oggi presentare il conto a chi ha comprato, risparmiato e pagato le tasse su un immobile che magari è sfitto per ragioni tutt’altro che speculative: un’eredità da sistemare, una ristrutturazione in corso, un contenzioso ereditario
C’è un’ultima incoerenza, forse la più stridente di tutte, ed è amministrativa prima ancora che politica. Lo stesso Comune che oggi minaccia di requisire le case sfitte dei privati è quello che ha vietato ai piccoli proprietari di affittare brevemente ai turisti, estendendo lo stop persino fuori dal centro storico Unesco: un regolamento uscito indenne da diciannove ricorsi al TAR Toscana, ma che ha colpito in pieno quel ceto medio che aveva investito dove poteva, cioè dove gli immobili costavano meno.
È la sequenza perfetta dell’amministratore che prima vieta, poi rimprovera, poi requisisce: prima ti impedisco di mettere a reddito la casa come vorresti tu, poi ti chiedo conto del perché resta vuota, infine te la porto via “per il bene comune”
Un piccolo proprietario che oggi si trova in questa tenaglia, impossibilitato all’affitto turistico da un regolamento comunale, minacciato di requisizione se non affitta a lungo termine, ha tutto il diritto di chiedersi chi, esattamente, stia amministrando con superficialità: lui, o chi scrive le regole.
È il tratto ricorrente di una certa politica, non solo fiorentina: chiedere sacrifici ai cittadini per compensare gli errori di chi governa
Trent’anni di edilizia popolare mancata, di piani urbanistici falliti, di regolamenti che si accavallano e si contraddicono, e alla fine il conto lo presentano al pensionato con il bilocale ereditato, non a chi ha amministrato la città in questo modo per una generazione.
Firenze ha bisogno di case, non di commissari. Semplificare i permessi, sbloccare l’edilizia pubblica, rivedere una fiscalità che oggi disincentiva la messa a reddito degli immobili: sono le leve che producono più abitazioni sul mercato
La requisizione, anche chiamata “temporanea”, produce l’effetto opposto, e apre una china che a Firenze, comune pilota per definizione degli sperimentatori, sarebbe bene non imboccare nemmeno per errore.
Ci vorrebbe, anche qui, il coraggio di dire basta agli statalisti travestiti da paladini del sociale: quelli che gridano “diritti” e intendono “requisizioni”, che gridano “comunità” e intendono “controllo”.
In Argentina qualcuno ha avuto il coraggio di dirlo in faccia a chi per decenni ha scambiato la spesa pubblica per generosità e il debito per giustizia sociale
Anche Firenze, ogni tanto, avrebbe bisogno di qualcuno capace di guardare certi amministratori negli occhi e dire: la proprietà privata non è un problema da censire, è un diritto da difendere.
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