Quando la percezione a Firenze si fa giustizia da sola
A Firenze ieri, alla fermata della tramvia di Novoli, un uomo viene fermato da alcuni passanti dopo un presunto tentativo di furto ai danni di una donna.
La scena degenera: l’uomo finisce a terra e viene picchiato, mentre un agente fuori servizio interviene per evitare conseguenze peggiori
La donna si allontana, non risulta denuncia formale e la dinamica resta in parte da chiarire. Questo è il fatto. Il resto è il contesto. Ed è proprio il contesto a fare la differenza.
Novoli, negli ultimi mesi, è salita alle cronache come una sorta di “Bronx fiorentino”, etichetta forte ma che rende l’idea del clima percepito da molti residenti. Sui social e nelle piazze si moltiplicano segnalazioni, video, appelli.
Non è solo rumore digitale: negli ultimi periodi si sono viste anche manifestazioni spontanee di cittadini esasperati
Tra queste, iniziative riconducibili ad Aria Nuova per Firenze e interventi pubblici di Gianfaldoni che hanno dato voce a un disagio diffuso, spesso liquidato in passato come “percezione”.
Per anni, sotto le amministrazioni guidate da Dario Nardella, il tema sicurezza è stato frequentemente derubricato a questione percettiva. Oggi la linea di continuità si scontra con una realtà più difficile da ignorare. L’episodio dell’Ex Hotel Astor ha portato il degrado del Quartiere 5 e del Quartiere 4 a una ribalta nazionale, togliendo ogni alibi comunicativo.
L’attuale sindaca Sara Funaro, nelle prime settimane, è apparsa nelle piazze — da San Jacopino in poi — con toni rassicuranti e un pacchetto di proposte che, col passare dei mesi, non hanno prodotto risultati tangibili
Nel frattempo, le segnalazioni si accumulano. Il consigliere di Fratelli d’Italia Alessandro Draghi è tornato anche recentemente a denunciare sui social il degrado della zona, indicando nuovi punti critici e veri e propri siti di illegalità che si affiancano al caso Astor.
Le “spaccate” ai negozi sono ormai una conta senza fine, i furti spesso non vengono neppure denunciati, lo spaccio è percepito come endemico e fa da cerniera con l’area del Parco delle Cascine, confine naturale con il Quartiere 4
A ciò si aggiungono episodi di rapine, aggressioni, segnalazioni di tentati stupri in zona Puccini. Un elenco che, al di là delle singole verifiche, restituisce un quadro di allarme costante.
Per questo il caso di Novoli, preso da solo, non va forzato: la dinamica non è ancora pienamente chiarita, manca una denuncia e c’è stato un intervento decisivo — e da riconoscere — di un agente fuori servizio che ha evitato il peggio.
Ma proprio perché il singolo episodio è incerto, è il contesto a parlare con chiarezza
Quando la fiducia nella capacità di presidio dello spazio pubblico si indebolisce, la soglia di reazione si abbassa. E la percezione, appunto, rischia di trasformarsi in azione diretta.
È vero: la sicurezza è responsabilità primaria dello Stato.
Il governo sta destinando risorse e varando provvedimenti i cui effetti potranno essere valutati solo dopo piena attuazione
Ma questo non esaurisce il tema. La critica che emerge da queste strade riguarda la visione dell’amministrazione comunale negli ultimi anni: una sottovalutazione sistematica del problema, soprattutto nelle periferie, lasciate a se stesse e — nei fatti — all’intervento occasionale di agenti fuori servizio.
Le risposte fin qui messe in campo appaiono, a molti, disallineate rispetto alla gravità percepita: dai “trenini” alle Cascine evocati in campagna elettorale, alle isole sull’Arno, fino alle recenti ipotesi di volontariato civico che, nella sostanza, assomigliano a ronde
Iniziative che tradiscono una visione quasi fanciullesca di una Firenze che non esiste più da almeno vent’anni, mentre in quartieri come Isolotto e Novoli rapine, accoltellamenti e tentati omicidi smettono di essere eccezioni.
Il rischio è chiaro: se la prossima volta non passerà nessun agente, la folla potrebbe sentirsi autorizzata a sostituirsi allo Stato
È il passaggio dal disagio alla giustizia sommaria. Per evitarlo, servono scelte nette. Più presenza, più coordinamento con il governo, più strumenti — inclusi quelli più controversi come i CPR — e meno operazioni di facciata. Se per qualcuno i CPR sono “lager”, dovrebbe guardare a ciò che stanno diventando, agli occhi di molti residenti, intere porzioni dei Quartieri 4 e 5.
A margine, una proposta concreta: destinare l’housing sociale dei Lupi di Toscana alle forze dell’ordine. In una delle città più care d’Italia, garantire alloggi accessibili può significare trattenere agenti sul territorio, evitando trasferimenti immediati e rafforzando un presidio stabile
Perché senza uomini e mezzi sul campo, ogni piano resta carta.
Firenze non è il Far West
Ma ignorare i segnali significa avvicinarsi pericolosamente a quel punto. E quando la percezione si fa giustizia da sola, è sempre troppo tardi per dire che era solo una percezione.
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