Quando il mondo cattolico abdica alla propria identità

Quando il mondo cattolico abdica alla propria identità

​Leggere l’intervento di Pasquale Ferrara pubblicato su Avvenire , dal titolo Se la pace non è woke ,significa toccare con mano una ferita aperta e una contraddizione stridente che oggi attraversa il dibattito culturale e politico, arrivando a contagiare persino le voci storiche del cattolicesimo italiano.

​Il nodo centrale sollevato da Ferrara, che qui si intende confutare senza mezzi termini, tradisce un preoccupante scollamento dalla realtà e dalla tradizione da parte di chi avrebbe il dovere di tutelarle, finendo per inchinarsi di fronte a un’ideologia dominante che erode le radici stesse della nostra civiltà

​Nel suo ragionamento, Ferrara punta il dito contro il conservatorismo e l’unilateralismo di matrice trumpiana, scivolando però in un palese doppio standard. Viene del tutto ignorato, infatti, come il progressismo di stampo democratico abbia spesso giustificato guerre e tentativi di esportare con la forza i propri dogmi valoriali all’estero, scatenando disastri geopolitici colossali. Senza contare quanto la compatibilità tra quel modello e la visione cattolica resti, a dir poco, altamente problematica.

​È tanto ironico quanto paradossale osservare come chi oggi punta l’indice contro la destra sovranista abbia taciuto di fronte a chi ha imbracciato le armi per imporre la democrazia a tavolino, dimenticando che sul piano interno le istanze tradizionaliste difendono spesso capisaldi molto più vicini alla dottrina cristiana

​La riflessione proposta nell’articolo evita inoltre di fare i conti con la crisi strutturale di una società multiculturale che implode proprio perché priva di un’ossatura valoriale condivisa. Sotto la spinta di agende ideologiche sradicate, assistiamo al progressivo smantellamento della nostra identità, svenduta in nome di un universalismo astratto che guarda sempre altrove e dimentica la propria comunità.

​Pretendere di fondere la visione cristiana della società con i dogmi liquidi della modernità più avanzata ,come auspica Ferrara nelle battute finali del suo testo , equivale a costruire un edificio traballante, fondato su insanabili contraddizioni

​È proprio qui che si consuma il cortocircuito più allarmante: quando una testata o un autore che dovrebbero fungere da faro per la tradizione culturale e spirituale del Paese si accodano alle mode del momento, invitando di fatto a omologarsi al pensiero woke, si supera il limite della decenza intellettuale. Siamo di fronte a un punto di non ritorno.

​Rinunciare a difendere la propria identità per inseguire il conformismo laicista significa tradire la propria missione storica, lasciando completamente disorientata una comunità che, in un mondo in piena transizione, cerca disperatamente punti di riferimento stabili.

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