Persecuzione dei cristiani nel mondo: la politica occidentale ed europea si svegli

Persecuzione dei cristiani nel mondo: la politica occidentale ed europea si svegli

Dati allarmanti: un vero pugno nello stomaco

Secondo Il rapporto World Watch List 2025. ripreso dall’agenzia Vatican News «Oltre 380 milioni di cristiani sperimentano alti livelli di persecuzione e discriminazione a motivo della loro fede». Cresce la persecuzione anticristiana, «mai così intensa in 32 anni di ricerche», con un dato allarmante: nell’ultimo anno «sono 4.476 i cristiani uccisi per cause legate alla fede». Il rapporto World Watch List 2025 è un pugno nello stomaco. Rivela che tra le 100 nazioni monitorate «si conferma l’escalation della persecuzione in termini assoluti mantenendo l’impressionante accelerazione degli ultimi 12 anni, con 13 Paesi a livelli estremi».

Lista nera e diaspora cristiana

Sono molti i Paesi che guidano questa “lista nera”, tra questi la Corea del Nord con il triste primato di internati tra 50 e 70 mila. Seguono Somalia, Yemen, Libia e Sudan, Afghanistan nazioni a forte presenza musulmana, nelle quali «le fonti di persecuzione sono connesse a una società islamica tribale, all’estremismo attivo e all’instabilità endemica. Situazione difficile anche in Pakistan, Nigeria, Iran, India, Myanmar, Mozambico e Bangladesh.

Particolarmente triste è il crescente fenomeno delle “chiese fantasma”, fenomeno dei cristiani che per sfuggire ai conflitti e alla fame cambiano città o paese diventando profughi, svuotando, di fatto, le Chiese locali, Questo accade ad esempio in Medio Oriente, culla del cristianesimo, c’è sempre più instabilità e gran parte delle comunità cristiane si stanno disperdendo.

Il fenomeno delle “Chiese clandestine”

Da non sottovalutare poi la questione delle “chiese nascoste”.

Nel cuore della Cina contemporanea, ad esempio, esiste una realtà che le statistiche ufficiali non riescono a cogliere: milioni di cattolici che pregano, celebrano i sacramenti e vivono la loro fede lontano dagli occhi delle autorità. A volte vengono chiamati “Chiesa clandestina”, ma questo termine non rende giustizia alla vitalità della loro testimonianza. Si tratta di famiglie che tramandano il catechismo a bassa voce, sacerdoti che celebrano l’Eucaristia in appartamenti comuni e intere comunità che si riuniscono all’alba per non essere scoperte.

Leone XIV tuona sulla persecuzione fisica ed ideologica

Nel suo pregevole discorso ai diplomatici accreditati presso la S. Sede (9 Gennaio 2026 ), Leone XIV aveva denunciato con forza il rischio di una compressione della libertà religiosa, affermando che “la persecuzione dei cristiani rimane una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi, che colpisce oltre 380 milioni di credenti in tutto il mondo, i quali subiscono livelli elevati o estremi di discriminazione, violenza e oppressione a causa della loro fede.”

Senza trascurare, secondo il Pontefice, la “sottile forma di discriminazione religiosa nei confronti dei cristiani, che si sta diffondendo anche in Paesi dove essi sono numericamente maggioritari, come in Europa o nelle Americhe, dove talvolta si vedono limitare la possibilità di annunciare le verità evangeliche per ragioni politiche o ideologiche, specialmente quando difendono la dignità dei più deboli, dei nascituri o dei rifugiati e dei migranti o promuovono la famiglia”.

Silenzio ed inerzia della politica. Fino a quando?

L’Occidente non è dunque immune da violazioni della libertà religiosa. Nel 2023, ad esempio, la Francia ha registrato quasi 1.000 attacchi alle chiese, mentre in Grecia si sono contati più di 600 atti di vandalismo. Anche negli Stati Uniti non mancano profanazioni di luoghi di culto, aggressioni fisiche al clero, interruzioni di funzioni religiose, segni di «un crescente clima di ostilità ideologica nei confronti della religione».

Questo danneggia anche noi in Occidente ed è per questo che bisogna sensibilizzare la politica sul tema e rimettere il rispetto della libertà religiosa e la richiesta di reciprocità al centro del rapporto tra Stati.

Responsabilità che l’Europa e l’Occidente più in generale sembrano voler riconoscere a fatica, con la difficoltà ( forse dettata da calcolo politico ) che rasenta la colpevole «indifferenza» nei confronti delle violazioni di questo diritto.

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