Perché non guardo più Sanremo: da festa leggera a circo woke e vanitoso
Ho orgogliosamente solo 29 anni quando i Jalisse vinsero il Festival di Sanremo nel 1997 con la loro “Fiumi di parole”.
All’epoca, ero un giovane spettatore affascinato da quella kermesse televisiva che rappresentava la superficialità spensierata degli anni ’90: canzoni orecchiabili, presentatori carismatici e un po’ di glitter innocuo.
Oggi, però, non lo guardo più
Sanremo si è trasformato in una fiera oscena, passata dalla leggerezza catodica a una vetrina delle vanità di una subcultura intellettuale egemonizzante che ci viene imposta a forza. È diventato il palcoscenico di un “woke” insopportabile, dove la musica passa in secondo piano rispetto a gesti plateali, polemiche ideologiche e un basso livello culturale che offende l’intelligenza dello spettatore medio.
Non è un giudizio isolato
Molti intellettuali e esponenti di destra hanno espresso critiche feroci a questa deriva, vedendo in Sanremo l’emblema di un’egemonia progressista che impone il politically correct a discapito della tradizione e della vera diversità. Ad esempio, il filosofo Corrado Ocone, su Libero Quotidiano, ha descritto il Festival come un tempo succube dell'”egemonia woke” della sinistra, auspicando una normalizzazione che eviti imposizioni ideologiche da qualsiasi parte.
Ocone sottolinea come Sanremo sia diventato conformista, politicizzato in modo unilaterale, e critica la sinistra per averlo trasformato in un’arena di provocazioni che minano i valori tradizionali.
Similmente, Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, ha bollato edizioni passate come un “palco di provocazioni” usate dalla sinistra per attaccare il centrodestra, con “nani e ballerine” che portano acqua al mulino ideologico.
Queste voci di destra evidenziano come il Festival sia sceso a un basso livello, da evento popolare a strumento di propaganda
Il “woke” a Sanremo è particolarmente irritante perché si manifesta in gesti superficiali che banalizzano cause serie. Prendiamo l’esempio concreto del 2023: durante l’esibizione di Rosa Chemical con “Made in Italy”, il cantante ha trascinato Fedez sul palco e lo ha baciato sulla bocca, un atto plateale che è diventato virale ma che, per molti, era solo un tentativo di cavalcare la moda dominante del momento.
Questo gesto ha scatenato ire da parte di esponenti di destra, come Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, che lo hanno visto come una provocazione gratuita contro i valori familiari tradizionali.
Io, sinceramente, ho tanti amici omosessuali e ritengo che si sentano offesi da questi show: non è vera advocacy, ma una banalizzazione della loro causa, ridotta a spettacolo per like e trending topic
È l’opposto della riservatezza e dell’eleganza che incarnava Valentino, lo stilista che purtroppo ci ha lasciati da poco tempo. Con la sua devozione nel andare a messa tutti i giorni, i suoi principi inderogabili e una vita condotta con discrezione, Valentino rappresentava un modello di raffinatezza autentica, lontano dal circo irriverente di Sanremo.
Critiche generalizzate al basso livello culturale del Festival non mancano
Su vari media di destra, come Mowmag, si rimprovera la formula recente di essere “senza spettacolo”, con un calo degli ascolti dovuto a una subcultura blanda e non innovativa.
Anche in contesti più ampi, come video e editoriali, si attacca il woke per imporre quote rosa forzate o contestazioni per la mancanza di diversità nel podio, rendendo tutto “rincoglionente” e censorio.
Sanremo non è più una festa della canzone italiana, ma un’arena dove una élite pseudo-intellettuale egemonizza il discorso pubblico, imponendo un’agenda che aliena il pubblico tradizionale.
In conclusione, questo Festival è un irriverente circo di basso livello, dove la vanità woke prevale sulla sostanza
Preferisco ricordare i Jalisse e la semplicità di un tempo, piuttosto che subire questa fiera delle ipocrisie. È ora di spegnere la TV e tornare a valori autentici.
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