Pasqua 2026 e il tempo della scelta
C’è una linea sottile che attraversa questi giorni. Non è solo liturgia. È una traiettoria umana.
È il passaggio dal dolore alla consapevolezza, dall’attesa alla responsabilità.
Il Venerdì Santo non è un giorno comodo
Non consola, non addolcisce, non concede illusioni. È il giorno in cui il dolore viene esposto senza filtri, senza difese, senza narrazioni che lo rendano accettabile.
È il giorno della caduta
Della solitudine.
Del tradimento.
E, soprattutto, è il giorno della verità.
Perché il Venerdì Santo ci costringe a guardare ciò che normalmente evitiamo, la fragilità dell’uomo, la violenza dell’uomo, l’incapacità dell’uomo di fermarsi prima del punto di non ritorno.
È l’attualità che ogni giorno vediamo nei volti di chi fugge, nei corpi sotto le macerie, nei conflitti che riempiono le cronache e svuotano le coscienze
Il mondo, oggi, somiglia troppo spesso a un Venerdì Santo permanente.
E il rischio più grande non è la guerra in sé.
È l’assuefazione alla guerra.
Quando il dolore diventa normale, abbiamo già perso qualcosa di essenziale
Poi arriva il Sabato Santo.
Ed è, forse, il giorno più difficile da comprendere.
Non accade nulla di sabato
È il giorno sospeso.
Il giorno in cui non c’è più il rumore del dolore e non c’è ancora la luce della rinascita.
È il tempo dell’attesa senza garanzie.
È il tempo in cui si resta soli con le proprie domande
È un tempo che conosciamo bene quando la vita si ferma, quando i progetti si interrompono, quando le certezze crollano.
E poi arriva la Pasqua, che non è affatto un lieto fine scritto per consolarci.
È qualcosa di più scomodo e più potente, è una presa di posizione
Non cancella il dolore.
Non restituisce ciò che è stato perduto.
Non annulla le ingiustizie.
E tuttavia, la Pasqua afferma una cosa potentissima: che il male non è l’ultima parola.
E questo, oggi, deve essere il messaggio che va ben oltre la dimensione religiosa
Questa Pasqua 2026 in un mondo segnato da guerre, fratture, tensioni globali, può diventare un atto quasi controcorrente.
Scegliere la vita, quando tutto parla di morte.
Scegliere la dignità, quando domina la sopraffazione
Scegliere la pace, quando la guerra sembra inevitabile.
Non è retorica ma responsabilità.
Perché mentre la celebreremo, il mondo continuerà a bruciare in molti dei suoi angoli.
E non possiamo più permetterci una Pasqua distratta, superficiale, ridotta a rito o a consuetudine.
Il punto non è celebrare
È capire.
Il Venerdì Santo ci mette davanti al male.
Il Sabato Santo ci costringe a sostare nel dubbio.
La Pasqua ci chiede di scegliere da che parte stare
Buona Pasqua a tutti, da me e da tutta la redazione di AdHocNews
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