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Home Firenze

Palazzo Vecchio e l’equivoco di fondo: il Comune non è un’azienda ma per il Sindaco Funaro si. Perché?

di Simone Margheri
30 Marzo 2026
In Firenze
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Palazzo Vecchio e l’equivoco di fondo: il Comune non è un’azienda ma per il Sindaco Funaro si. Perché?

Il dibattito aperto sul costo del rinnovo del contratto del pubblico impiego – sei milioni di euro per il Comune di Firenze – viene affrontato, ancora una volta, con una narrazione prevedibile: lo Stato non paga, i Comuni subiscono.

Ma c’è un punto che continua a essere ignorato

Ed è un punto essenziale, soprattutto da una prospettiva liberale.
Un Comune non è un datore di lavoro privato

Non crea ricchezza, non compete sul mercato, non paga le tasse: le utilizza. E proprio per questo motivo, il suo personale dovrebbe essere organizzato con un unico obiettivo: erogare servizi efficienti ai cittadini – sicurezza, ordine, manutenzione, servizi sociali – non sostenere strutture burocratiche autoreferenziali.

Quando questo equilibrio si rompe, il rischio è evidente: il lavoro pubblico smette di essere uno strumento e diventa un fine

I dati aiutano a capire il contesto. In Italia, la media è di circa 7 dipendenti comunali ogni 1.000 abitanti . Nelle grandi città, questo rapporto può salire fino a circa 11 ogni 1.000 . Firenze si colloca proprio in questa fascia alta.

Di per sé, non è una colpa. Ma diventa un problema quando si somma a un altro fenomeno: l’uso massiccio delle esternalizzazioni.

Se una città ha molti dipendenti interni e contemporaneamente affida all’esterno servizi fondamentali, allora la domanda non è ideologica, è gestionale:
la macchina è davvero ottimizzata o sta duplicando costi e funzioni?

Ed è qui che il confronto con realtà simili diventa interessante. Città come Padova e Verona – con caratteristiche comparabili per dimensione e attrattività turistica – si inseriscono in un contesto regionale, quello veneto, dove il rapporto dipendenti/abitanti è storicamente tra i più bassi d’Italia (meno di 6 ogni 1.000) .
fondazioneifel.it

Questo non significa automaticamente che siano modelli perfetti. Ma suggerisce una domanda legittima:
è possibile garantire servizi simili con una struttura più snella?

Nel frattempo, il dibattito locale continua a ruotare attorno alla richiesta di risorse aggiuntive. Ma senza una revisione del modello organizzativo, ogni euro in più rischia di alimentare lo stesso schema: più spesa, stessa inefficienza.

C’è poi un altro elemento che non può più essere ignorato: la tecnologia

Nell’era dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione, molte funzioni amministrative possono essere automatizzate, semplificate, rese più veloci. Questo non significa “tagliare” indiscriminatamente, ma ripensare radicalmente il ruolo del personale pubblico.

La vera domanda, allora, non è se servano più fondi.

La domanda è: il personale comunale è organizzato per il mondo di oggi o per quello di vent’anni fa?

Finché questa riflessione non verrà affrontata, il rischio è che il dibattito resti fermo a una logica di breve periodo: chiedere risorse per mantenere l’esistente, invece che riformarlo.

E in questo sta il nodo politico più rilevante

Perché quando il lavoro pubblico viene percepito – anche solo in parte – come uno strumento di consenso più che di servizio, la fiducia dei cittadini inevitabilmente si erode.

Un’amministrazione liberale non nega il ruolo dello Stato

Lo rende più essenziale, più efficiente, più responsabile.

E soprattutto, risponde a una domanda semplice: non quanti dipendenti ha un Comune, ma quanto valore restituisce ai cittadini per ogni euro speso.

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Tags: COMUNE DI FIRENZEFUNAROPALAZZO VECCHIOPRIMO PIANOSINDACO
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