Ostetrica custode della sacralità della vita
In tempi difficili e segnati da guerre e violenza occorre arrivare all’origine per poter ritrovare l’uomo. Tra coloro che occupano una posizione privilegiata sicuramente spiccano le ostetriche.
Nella pratica della professione, infatti, in affollati ambulatori, in reparti di patologia ostetrica dove amore e dolore si confrontano, nelle lunghe notti di veglia nelle sale parto, in cliniche private come in ospedali da campo, osservano e accolgono la vita che inizia
Sarebbe sminuente pensare all’ostetrica come la figura che semplicemente accompagna la donna in ogni sua scelta, sarebbe una rinuncia irreparabile per diversi motivi.
Innanzitutto, l’ostetrica è colei che segue sì la donna, ma anche la diade (cioè madre e figlio) e laddove possibile la triade (madre padre e figlio).
Questo ruolo non può viaggiare a corrente alternata, non si può escludere uno dei protagonisti del percorso nascita solo perché le circostanze del suo concepimento o le previsioni in merito al suo futuro possono declassarlo a soggetto sacrificabile.
Stare accanto alla donna è anche stare accanto al figlio e, nel limite delle possibilità, al padre del figlio
Nei casi in cui il valore della persona è svalutato e la sua dignità messa in pericolo, poi, la difesa della vita nascente acquista un significato ancora più alto.
Come dare dignità all’uomo se non riconoscendolo degno fin dal principio?
L’ostetrica conosce, osserva e accompagna la donna in ogni passaggio del suo diventare madre. Il suo ruolo deve essere quello di portare speranza, non di incoraggiare soluzioni rapide ma che poi avranno ricadute importanti sulla vita e sulla salute della madre che assiste.
Quale speranza maggiore del fiorire di una nuova vita in tempi difficili può esistere? Che pace si potrà costruire sull’eliminazione del più fragile tra gli esseri umani?
Come ricordava Pio XXII alle ostetriche la professione ostetrica “impone il dovere di comunicare anche ad altri la conoscenza, la stima e il rispetto della vita umana”. (Alle partecipanti al Congresso dell’Unione Cattolica Italiana Ostetriche (29 ottobre 1951) https://share.google/q9mHAzHjHPgdpVHof
A ridosso della giornata internazionale della donna, l’augurio che ci facciamo è che il corpo delle donne non sia più una zona di guerra tra fazioni politiche e ideologie, ma che possa tornare ad essere guardato come luogo sacro, generatore di pace
E che vengano difese tutte le donne, anche le più piccole nel seno materno, soprattutto da coloro che per studio, professionalità e vocazione sono chiamati a prendersi cura di loro.
La Redazione del Comitato “ Prolife insieme “
www.prolifeinsieme.it
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