Ondata eccezionale di maltempo

Alluvione del Polesine del novembre 1951. 100 vittime, 180.000 senzatetto.

Alluvione del Polesine del novembre 1951. 100 vittime, 180.000 senzatetto.

Un’ondata eccezionale di notiziari

«Un’ondata eccezionale di maltempo ha colpito…»; «…a causa dei cambiamenti climatici siamo sempre più soggetti ad inondazioni…»; «…il riscaldamento globale è la causa dei disastri ambientali che negli ultimi anni hanno provocato lo sconvolgimento del territorio in molte regioni italiane…»; «…mai era stato visto un nubifragio di tali proporzioni…»; «…i danni causati all’ambiente dall’uomo sono la causa dei recenti disastri…»

…i notiziari; sono gli stessi di dieci, venti, quaranta anni fa anche se i termini usati sono un poco cambiati nel tempo, diciamo che hanno subito un’evoluzione dalla forma dubitativa , poi interrogativa e infine alla certezza assoluta. Le cause invece della eccezionale situazione climatica sono cambiate: gli esperimenti nucleari, aumento della attività solare, El Niño, il buco nell’ozono (ce lo ricordiamo? dal 1985 più di 30 anni di terrorismo), il riscaldamento globale provocato dall’anidride carbonica…

Eccezionale

Quale che sia la causa del maltempo i notiziari degli ultimi 50 anni, spesso supportati da una deterministica interpretazione delle dichiarazioni di eminenti ricercatori hanno sempre in comune un termine eccezionale.
Anche leggendo gli scritti di storici e cronisti delle epoche passate si inciampa sempre nel termine eccezionale o del suo equivalente. Andando indietro nel tempo possiamo arrivare fino al biblico Diluvio Universale che è il primo esempio in nuce di un notiziario su un’ondata di maltempo eccezionale.

Certo che credo nei cambiamenti climatici, ma credo anche nella memoria corta della gente, che tende a cancellare gli eventi spiacevoli, e in quella ancor più corta dei politici.
Sono entrambe come la memoria labile delle persone molto anziane che pur avendo vissuto come testimoni o protagonisti certi eventi sono pronte a giurare che: «…mai prima d’ora s’era visto…»

Maltempo

Il tempo cambia, il clima cambia. Il maltempo è normale che sia tempo brutto, altrimenti non si chiamerebbe così.

Non esiste il clima statico, un clima che non cambia sarebbe eccezionale. Per comprendere meglio come e senza andare a scomodare le glaciazioni ed i movimenti astronomici del pianeta, mantenendoci su una scala temporale storica e non geologica, se andiamo vedere ciò che è successo negli ultimi duemila anni, ne viene fuori un quadro che non può non far riflettere.

I legionari di Cesare andavano in giro per le Gallie in “sandali” e “gonnellino”, negli stessi luoghi dove quattrocento anni dopo erano costretti ad indossare “stivali”, pantaloni e pellicce, perché era talmente freddo che interi popoli barbari attraversavano a piedi e a cavallo i fiumi gelati spinti a Sud dagli eccezionali cambiamenti climatici.

L’arrivo dei barbari poi causò indirettamente il dissesto idrogeologico: la scarsa manutenzione dei fiumi dopo la caduta dell’Impero Romano (la storia si ripete), con l’arrivo di un clima meno freddo ma più piovoso provocò lo sconvolgimento del loro corso nella pianura veneto-friulana e la bassa pianura Padana fu trasformata in un’enorme lago alla fine del VI secolo.

Cambiamenti climatici

Il Lago Prile in una carta del 1784. Anticamente era una insenatura tra la foce del fiume Ombrone e Castiglione della Pescaia (GR) visibile anche sulla tavola Peutingeriana del III secolo d.C.

Molti fiumi in passato erano navigabili. Ad esempio la Sicilia, in una terra considerata se non arida povera d’acqua, il fiume Simeto e addirittura il Ciane, che oggi potrebbe stare in una vasca da bagno, erano navigabili.

Alcuni fiumi sono spariti e altri hanno cambiato il corso. Le coste italiane non erano come le conosciamo oggi, tutta la penisola era costellata di paludi e laghi che non esistono più. Per citarne uno a caso chi ha mai sentito parlare del Lago Prile?

Nell’inverno del 1431-32 per due mesi fu possibile andare a cavallo da Mestre a San Marco. Ai tempi di Dante il fiume Arno era gelato e ci giocavano a palla ma l’ultima volta successe nel dicembre di nove anni fa (2009) malgrado il riscaldamento globale. Provate a chiedere ai fiorentini… l’hanno già dimenticato e anche la prossima volta che giocheranno a palla sull’Arno gelato parleranno di evento eccezionale.

Succedeva nel 1300 ma pochi anni dopo non fu più possibile giocarci, sull’Arno, perché nel 1333 per un’ondata eccezionale di maltempo l’Arno allagò la città distruggendo tutti i ponti (rimasero le rovine del Ponte Vecchio) e sconvolgendo il suo corso fino a Pisa. Anche quando successe nel 1547 dissero la stessa cosa del 1966: «…non s’era mai visto a memoria d’uomo!».

Anche i genovesi probabilmente nella metà del XV secolo dimenticandosi della tempesta (allora non era stato ancora coniato il termine bomba d’acqua) che aveva nel 1407 distrutto mura e torri della porta dove oggi c’è la piazza Fontane Marose, probabilmente dissero “Eccezionale!“.

Piccole ere glaciali.

Tanto per globalizzare la cosa, possiamo anche citare la “Piccola era glaciale” dei secoli XVI e XVII. Successiva al periodo di clima dolce e mite che permise a Colombo di andare e tornare dal Nuovo Mondo abbastanza tranquillamente. Ma dopo arrivò il gran freddo e mentre in Europa morivano congelati dall’altra parte dell’Oceano Atlantico si moriva per la siccità.

Venezia 1708-1709. La laguna profondamente ghiacciata . una ripetizione dell’evento dell’inverno 1431-32 dove per due mesi fu possibile andare a cavallo da Mestre a San Marco.

Piccole ere glaciali crescono.

L’eccezionale ondata di freddo nell’inverno 17081709 distrusse non solo gli olivi e le viti, ma anche piante come meli e peri che di solito resistono a temperature rigidissime. Tutta l’Italia si era trasformata in Siberia, laghi e fiumi ghiacciati, metri di neve anche al Centro-Sud. A Roma in pochi giorni nevicò una decina di volte e molti porti italiani gelarono 1.

Negli inverni di quel periodo i ghiacciai alpini si espansero e raggiunsero le dimensioni che abbiamo conosciuto prima che cominciassero a sciogliersi, ovviamente per il riscaldamento globale.

Un anno eccezionale

Ora potrei continuare per giorni a citare le decine di migliaia di pagine che descrivono questi eventi eccezionali e arrivare ai nostri giorni. Basta guardare solo nell’ultimo anno:

E sugli ultimi punti potremmo dire che dovremmo sentirci rassicurati dal fatto che il freddo arrivi dalla Siberia (e non dall’Africa per esempio), invece la notizia ci inquieta.

Altri anni eccezionali.

Memorabile nevicata a Roma nel 1956.

Si potrebbe pensare che ad intervalli regolari (27-28 anni) ci sia stato stato un evento che ha riempito le prime pagine dei giornali. Ma noi non siamo climatologi né meteorologi e non ci avventureremo in teorie più o meno strampalate, magari basate sui cicli di irraggiamento solare.

Poi c’è anche da dire che questi intervalli sono costellati di eventi eccezionali, per esempio le alluvioni del 1951 e del 1966, con misurazioni che hanno battuto dei record in qualche specialità: il più caldo, il più secco, la neve più alta, la temperatura più bassa, fino ad arrivare agli estremi del tipo “Pioggia record: in venti minuti le precipitazioni di due mesi” che è molto suggestivo ma non si sa bene cosa voglia realmente dire.

L’opera dell’uomo (e delle vacche).

Ma anche se inevitabilmente le domande ce le facciamo, siamo disposti a tutto per non passare da negazionisti del riscaldamento globale, che è una cosa bruttissima e per niente corretta, politicamente parlando. Siamo perfino disposti a credere all’effetto serra causato dai peti delle vacche 2, che sono il risultato di ricerche regolarmente finanziate e politicamente omologate.

Alluvione di Modica nel 1902.

Molte opere di bonifica furono iniziate nel XVI su vasta scala e molte furono completate nella prima metà del secolo scorso. Poi ci si dimenticò che ciò che si leva al mare spesso il mare se lo riprende, specie se non difendi ciò che hai sottratto all’acqua.
Per dare una misura di quanto siano “sporadici” gli eventi ECCEZIONALI porto ad esempio una statistica compilata dall’ing. Morozzi da Colle nel XVIII secolo sulle alluvioni dell’Arno comparate a quelle del Tevere per un arco di seicento anni (1177-1761) che mostra che sono accadute 54 piene gravi, una di media gravità ogni 24 anni ed una molto grave ogni 26 anni.

Ma non l’ha letto nessuno, nemmeno l’assessore che mi ha fatto gentilmente omaggio di una ristampa anastatica.

Vittime del tempo.

L’eccezionale ondata di misantropia che ci ha colpiti nell’ultimo mezzo secolo vuole che l’origine di tutti i mali sia l’uomo, che con le sue opere e la sua tecnologia ha alterato il clima. Basta poco però per rendersi conto, mentre ogni anno si contano le vittime, come  più che l’opera dell’uomo è il suo mancato intervento o le sue omissioni che provocano disastri, ed è un poco corretto o errato utilizzo della tecnologia che sporca e rovina l’ambiente.

E il maltempo, ma anche tutti gli altri eventi naturali, ci ha insegnato che la Natura, che non è mai stata buona e generosa (a dispetto delle mode new age), può essere un buon alibi, e con la complicità del tempo assolvere qualsiasi politico o amministratore, per le opere non fatte o per le malefatte, anche nella memoria e nelle coscienze degli elettori.

Non sarà sfuggito agli osservatori attenti che nei notiziari il termine “riscaldamento globale” si usa sempre meno e viene sostituito dal più scientificamente corretto “cambiamenti climatici”, anche se viene usato nell’accezione di modifica della situazione preesistente e non di una sua variazione. Oggi esistono centinaia di grafici che riassumono i dati climatici raccolti negli ultimi decenni, e assieme a quelli provenienti dai carotaggi e dalla dendrocronologia confutano i presupposti che hanno spinto alla raccolta e all’ottenimento di cospicui finanziamenti delle ricerche. 

Al Gore’s New House. Igloo con cartelli sarcastici apparsi durante le bufere di neve di qualche anno fa negli USA.

Ma ci fermiamo qui. Non si vuole martellare il lettore con dati, cifre, grafici e tabelle. Anche perché al contrario dei profeti del buco nell’ozono non si aspira al Nobel 3 e non si ha intenzione di vendere nulla, nessun sostituto del CFC 4. A parte forse la diffidenza per un certo genere di informazione pilotata e la speranza che gli Angeli del fango vengano prima o poi trasformati (con giusta retribuzione) in Operatori del risanamento del territorio (o chiamateli come volete).

Perché in centinaia di anni non è cambiato nulla, visto che si continuano a costruire case nei torrenti e opere (non solo idrauliche) inutili, il paese continua a franare e i morti dell’anno precedente vengono cancellati nella memoria dalle vittime dall’ultima ONDATA ECCEZIONALE DI MALTEMPO.


Note

1 Con il consiglio degli “…Ingegneri il Veneto Senato nel 1598 vietò con Decreto il taglio dei Boschi, e lo svegramento dei monti. Ma le leggi perchè sieno tali devono esser eseguite…” così scriveva Pasquale Coppin ingegnere idraulico nel 1817. Nella sua pubblicazione enumera i disastri nel bacino e in laguna causati dalla mancata applicazione ed esecuzione delle opere necessarie. Questa immagine mostra la Laguna di Venezia profondamente ghiacciata nel 1708. Ci sono molti dipinti esposti nei musei, fotoreportage dell’epoca, che mostrano questi eventi. Questo fenomeno è avvenuto molte volte anche in molti porti italiani (Genova per esempio) ed è anche durato mesi . Dovesse succedere di nuovo (prima o poi è probabile che succeda) per esempio, cosa capiterà al Mose?

2 Uno studio, realizzato dall’Università di Boulder, nel Colorado sullo smog generato dalla produzione di ammoniaca e altri composti dell’azoto derivati dagli escrementi delle mucche. Secondo lo studio effettuato in California e pubblicato dal sito di Science, il 74% dello smog esistente sarebbe derivato da queste emissioni, il triplo di quello prodotto dalle auto.

3 Albert Arnold “Al” Gore, Jr. vinse il premio Nobel per la pace nel 2007 assieme alla Intergovernmental Panel on Climate Change (foro di disastrologia dell’ONU) con la quale condusse una campagna di sensibilizzazione sul riscaldamento globale. Il film-documentario – pure quello premiato – ebbe la sua importanza nell’assegnazione del premio. Tralasciando le contestazioni degli animalisti su alcune scene del documentario e l’allontanamento dall’Accademia Americana delle Scienze per alcune “incongruenze” sui dati presentati, fece molto scalpore la spesa di quasi nove milioni di dollari per una villa sulla spiaggia del lungomare della lussuosa Montecito, in California. L’ingente spesa fu effettuata dopo aver tenuto il famoso discorso a Oslo, nella cerimonia del conferimento del Nobel, in cui profetizzava che saremmo morti tutti affogati nel giro di ventidue anni o forse già nel 2014. In seguito a ciò durante le bufere di neve che hanno colpito gli USA negli anni successivi sono apparsi gli igloo con la scritta “Nuova casa di Al Gore”. Nel frattempo l’ex-vice presidente era in tournée per raccogliere fondi per risanare il pianeta.

4 CFC acronimo di Clorofluorocarburi. Composti commercializzati con il nome di Freon utilizzati inizialmente applicazione come fluido refrigerante nei frigoriferi. Sono stati banditi dal protocollo di Montréal del 1990 perché ritenuti responsabili della degradazione dello strato di ozono, cioè della creazione della zona di rarefazione dell’ozono in corrispondenza dei poli definita “buco nell’ozono”.

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