Oltre il piccone: Francesco Cossiga e l’occasione mancata delle riforme in Italia
Francesco Cossiga è stato uno dei più grandi profeti delle nostre istituzioni, un uomo che ha dimostrato il coraggio di scuoterle dall’interno proprio perché le rispettava profondamente. Spesso demonizzato e incompreso, il suo percorso politico si è opposto a quella comoda tendenza che, una volta raggiunti i vertici del potere, sterilizza idee e ideali per quieto vivere.
Dietro alle sue celebri esternazioni e all’uso spregiudicato del “piccone”, non c’era improvvisazione, ma una lucida visione strategica: difendere lo Stato non significava conservarlo immobilizzato nella retorica, bensì avere il coraggio di cambiarlo per renderlo efficiente. La sua “Grande Riforma” mirava a superare governi e maggioranze fragili, puntando a rafforzare la capacità decisionale dell’esecutivo, a correggere la frammentazione della rappresentanza e a ristabilire un legame diretto tra i cittadini e le scelte fondamentali della Repubblica
Il vero nodo critico della nostra storia recente risiede proprio nel dopo-Cossiga.
Quando il presidente del piccone ha lasciato la scena, a favore di figure antitetiche e garanti dei vecchi equilibri di potere, il Paese ha imboccato la strada di una transizione opaca e immobile
Il risultato lo conosciamo bene: delle grandi riforme in Italia si è continuato a parlare all’infinito nei salotti della politica, senza mai avere il coraggio di realizzarle. Oggi, riscoprire la lezione di Cossiga significa recuperare un’idea di politica intesa non come rincorsa opportunistica al consenso, ma come assunzione di responsabilità, coraggio e capacità di decidere.
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