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Home Cronaca

Nuovo sport olimpico: picchia la polizia

di Niccolò Nesi
1 Febbraio 2026
In Cronaca
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polizia
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Articolo 1: picchiare la polizia. Poi tutto il resto. Ormai è questo l’indirizzo a che stiamo vedendo, vivendo.

Ieri a Torino, i galantuomini pace/pro-pal/pro-maduro/no-tav e tutte le altre sigle create artatamente per andare contro tutto e tutti, specialmente contro le istituzioni, si sono riunite per manifestare (di nuovo) contro il sacrosanto sgombero dell’edificio occupato abusivamente che ospitava il centro sociale Askatasuna. Cronaca di una guerra annunciata, parafrasando un immortale libro di Gabriel García Márquez.

Lo sapevamo tutti come sarebbe andata a finire: devastazione. E così è stato. Vigliacchi in libertà che si nascondono assieme a chi va in piazza per manifestare con civiltà. Salvo poi staccarsi dal corteo autorizzato per distruggere tutto quello che incontrano.

Il poliziotto pestato in diretta tv

Arrivano come un pugno nello stomaco le immagini dell’agente accerchiato, pestato, preso a martellate da un gruppo di bestie incappucciate. Lo volevano morto. Questo è sicuro. Fortunatamente hanno fallito.

Alessandro Calista: marito e padre di un bambino.«Il collega ha avuto ferito alle costole e al polpaccio, è stato preso a martellate. C’era anche una chiave inglese che nell’aggressione è caduta da qualche parte. Sono stati dei terroristi che stanno cercando il morto», ha specificato Pasquale Griesi, segretario Fsp Polizia di Stato.

Dovrebbe ricevere una medaglia. Punto.

Ma qualcosa è andato storto: quelle immagini che sono sempre state prese per dimostrare la cattiveria (io li vorrei fare andare nelle mani della polizia veramente cattiva, quella delle nazioni dove ai poliziotti è permesso di lavorare sul serio) della polizia, oggi si sono rivoltate contro di loro. Si potrebbero, si dovrebbero guardare senza alcun commento. Si vede un ragazzo di 29 anni, inerme, impaurito che viene massacrato.

E più passa il tempo, più questo gioco di “picchia il poliziotto” mediatico e fisico, sta sollevando l’indignazione degli italiani.

Le reazioni politiche

Ovviamente ci sono state tutte reazioni di biasimo. Da parte del centro destra non sto nemmeno a parlare. Come sempre il Presidente Mattarella ha preso la parte delle istituzioni, e vorrei vedere.

Il problema arriva da sinistra. Sì, hanno detto che sono state brutte scena, ma con una convinzione che pareggia la mia quando devo andare dal dentista. Mi è capitato di leggere le parole di Marco Grimaldi, vice capogruppo alla Camera di AVS che riporto: “Quella scena ci disgusta, non doveva succedere e lo dico chiaramente a chi ha commesso quel reato: così si fa il gioco di chi vuole i decreti sicurezza […] vogliono prendersi Torino per via militare, magari per giustificare una prossima Minneapolis anche in Italia”.

Ecco il vero problema della nostra nazione: non tanto i fanatici della guerriglia urbana, lanciati (assieme a francesi e russi) a distruggere tutto. Il problema sono chi li lancia, chi li giustifica (i radical chic della buona borghesia torinese che li incensano nei “salotto buoni” giusto per darsi una parvenza di tolleranza), chi manipola le informazioni (fortunatamente le immagini non possono essere manipolate, per ora), chi li fomenta dai palazzi della politica (come il nostro amico Grimaldi, che potrebbe scrivere un trattato dal titolo “Sì, però ma”), a chi li rimette in libertà dopo che le Forze dell’Ordine, al solito, rischiando la vita e questa volta in maniera oggettiva e incontestabile, li mettono dove dovrebbero marcire per qualche tempo. E poi c’è ancora qualcuno che il 22 marzo vorrebbe votare No. Pazzesco.

Avanti tutta col Decreto Sicurezza

L’Italia è stufa, ferita. Non ne può più di certa marmaglia che prende per buona ogni occasione per distruggere tutto. Stiamo arrivando al famoso fondo del barile. Pene più dure, più severe, siamo d’accordo. Ma quello che ci vuole veramente è la certezza della pena. E questa può venire solo dalla magistratura.

Quelli che hanno massacrato il poliziotto? In galera. Chiusi a chiave. E la chiave gettata in mare.

Per adesso si sentono intoccabili. Male che vada rischiano un daspo urbano. Praticamente un: prometti di non farlo più?  E quindi aumentano di numero. Vedrete che appena si accorgono che in galera ci stanno del tempo e magari devono ripagare di tasca propria i danni fatti, i cortei cominceranno a scendere di numero.

Chi tocca le istituzioni, non può essere graziato.

Leggi anche: La Manipolazione delle Parole contro la Polizia
Foto ripresa dal Corriere Torinese
Tags: ASKATASUNAPOLIZIAPRIMO PIANOTORINO
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