NON ESISTE VIOLENZA BUONA
Da Sergio Ramelli a Quentin Deranque: quando l’odio ideologico colpisce chi non è allineato.
Ci sono nomi che ritornano nella storia pubblica di una nazione
Nomi che dividono, che fanno discutere, che spesso vengono ricordati solo da una parte.
Sergio Ramelli, assassinato nel 1975 a Milano per le sue idee politiche.
Quentin Deranque, giovane francese brutalmente aggredito in un clima di odio ideologico.
Epoche diverse, contesti diversi
Ma un filo rosso inquietante: la violenza contro chi viene percepito come “avversario politico”.
Ogni volta che un ragazzo viene colpito per ciò che pensa, la democrazia perde un pezzo della propria credibilità.
Eppure, ancora oggi, assistiamo a un fenomeno pericoloso: la memoria selettiva.
Se la vittima appartiene al “campo giusto”, l’indignazione è immediata, totale, unanime
Se invece è considerata non allineata, allora arrivano i distinguo. Le analisi sociologiche. Le attenuanti implicite. I silenzi.
È qui che si consuma il vero rischio democratico.
Non esistono morti di serie A e morti di serie B.
Non esistono aggressioni accettabili perché inserite in un contesto “di tensione”.
Non esiste una violenza che diventa comprensibile solo perché colpisce chi non ci piace
Chi pensa che picchiare un “fascista” non sia grave quanto colpire un militante di sinistra, non sta difendendo la democrazia: la sta piegando a una logica tribale.
Chi minimizza, legittima
Chi tace, contribuisce a normalizzare.
La storia italiana degli anni di piombo ci ha già mostrato dove conduce la disumanizzazione dell’avversario politico. Prima si delegittima, poi si giustifica, infine si colpisce.
Ricordare Sergio Ramelli non significa fare una battaglia nostalgica
Citare Quentin Deranque non significa alimentare uno scontro ideologico.
Significa affermare un principio semplice e non negoziabile:
La libertà vale per tutti. Anche per chi non la pensa come noi.
Se iniziamo a distinguere tra libertà meritevoli e libertà tollerate, abbiamo già smesso di essere una democrazia piena
La civiltà politica si misura quando si difende il diritto dell’avversario a esistere e a parlare.
Non quando si applaude il proprio campo.
Non esiste violenza buona
Non esiste odio giustificabile.
Esiste solo una scelta:
difendere la libertà di tutti o accettare che domani qualcuno decida che non spetta più nemmeno a noi.
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