Non abbiamo scritto la costituzione più bella del mondo

Facciamocene una ragione, la nostra carta non è la migliore

Non abbiamo scritto la costituzione più bella del mondo. So che quasi tutto lo schieramento progressista, non fa altro che sostenere la tesi della migliore carta del mondo. Ma dobbiamo avere  l’obiettività di guardare i limiti, e le limitazioni che porta.

Un cattivo contesto

Sicuramente, a seguito della devastazione della seconda guerra mondiale, e della divisione tra partigiani e repubblichini che aveva dilaniato il nostro paese, i costituenti non si trovati in un periodo felice a portare avanti il loro lavoro.

Non che sia una cosa, inusuale. La maggior parte delle carte fondamentali sono state scritte a seguito di conflitti, che se anche vittoriosi e festeggiati come di liberazione, non furono privi di sofferenze. Momenti intellettualmente fertili, che misero in rapporti di cooperazione  la maggior parte delle energie positive del paese.

In Italia questo non avvenne, e non poteva avvenire poiché andavano delineandosi già due blocchi contrapposti. L’unanimismo che tanto si vantava come realistico e possibile, era chiaramente utopico. Le forze che guardavano al mondo occidentale diffidavano fortemente delle sinistre e viceversa.

Profonde divisioni

Il Partito Comunista era nei fatti,  fortemente legato a Mosca. Mosca al tempo capitale dell’Unione sovietica, rappresentava non solo una politica alternativa al blocco occidentale, ma un sistema valoriale e statale differente.

Il mondo libero era apertamente convinto che se l’Italia fosse stata governata dai partiti di sinistra, sarebbe entrata a far parte del blocco sovietico.

Dunque si creò una particolare situazione, nella quale si volevano  molti contrappesi per impedire che l’Italia potesse entrare in orbita dittatoriale. In sostanza indebolire il governo.

Venendo dal regime fascista, l’idea di un governo debole era una specie di dogma imprescindibile, per la maggior parte delle forze politiche. Mentre paradossalmente in realtà erano i comunisti a non volere troppi contrappesi, probabilmente perché speravano di poter indirizzare una scelta alternativa alla collocazione internazionale italiana, a seguito di un ipotetica vittoria elettorale.

Conseguentemente all’estromissione dal governo iniziarono a ricercare tali contrappesi.

Tutto ingessato

Oggi vediamo che rendere il Paese privo di governi forti, anzi tenerlo in balia di governi precari, rende l’Italia una preda troppo facile. Una nazione appetibile dagli speculatori perché è debole, e condannata all’irrilevanza politica internazionale.

L’idea di spingere sull’elezione diretta del Capo dello Stato, di razionalizzare il sistema parlamentare con un elemento forte di garanzia, di stabilità non è da scartare ma da auspicare. Senza governi stabili, il paese diventerebbe una barca alla deriva.

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