Nel 2026 non possiamo più permetterci una lettura ingenua dei conflitti

Nel 2026 non possiamo più permetterci una lettura ingenua dei conflitti

L’arresto del vertice di un sistema di potere che per anni ha dominato il Venezuela segna molto più della fine di una leadership autoritaria.

È il crollo di un modello di controllo fondato sulla paura, sulla repressione e su un’economia criminale che ha trasformato uno Stato sovrano in una piattaforma logistica del narcotraffico internazionale

Un modello che ha soffocato un popolo e, allo stesso tempo, ha destabilizzato un intero continente.

Per anni la popolazione venezuelana è stata assoggettata a un’autorità che non rispondeva più a logiche politiche, ma a interessi criminali. Il confine tra Stato e organizzazione illegale si è dissolto, mentre il Paese diventava corridoio strategico per il flusso di droga proveniente dalla Colombia e diretta verso il Nord America.

Le conseguenze non sono state solo interne: povertà, esodo di massa, collasso delle istituzioni

Ma anche esterne, con società lontane migliaia di chilometri investite da ondate di droga, violenza e instabilità sociale.

È qui che il caso Venezuela assume una dimensione globale. Nel 2026 non possiamo più permetterci una lettura ingenua dei conflitti. La guerra non si combatte soltanto con carri armati e missili.

Esiste una guerra silenziosa, più subdola, che passa attraverso strumenti di destabilizzazione sistemica: il traffico internazionale di droga, la corruzione delle istituzioni, la strumentalizzazione delle immigrazioni di massa come fattore di pressione politica e sociale

Questa è la guerra ibrida del nostro tempo.

In questo quadro, l’azione dura degli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump non va letta esclusivamente come un intervento geopolitico tradizionale.

È stata una precisa risposta a una minaccia che non riguardava solo i confini americani, ma la sicurezza e la tenuta sociale dell’intero continente

Contrastare un regime che utilizzava il narcotraffico come leva di potere significava colpire un meccanismo di aggressione non convenzionale, capace di corrodere dall’interno le democrazie altrui.La fine di quel regime apre ora una fase fragile ma carica di possibilità.

Al popolo venezuelano viene restituita, almeno in potenza, la libertà di scegliere il proprio futuro senza la cappa di un autoritarismo criminale

Ma la lezione è più ampia e riguarda tutti noi: ignorare questi nuovi strumenti di guerra significa subirli. Riconoscerli, invece, è il primo passo per difendere non solo la sovranità degli Stati, ma la dignità delle persone che ne abitano i confini.

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