NATO CON LA CAMICIA

NATO CON LA CAMICIA

Quando si dice “nato con la camicia”…È il caso di Matteo Salvini nato politicamente con la camicia verde della Padania e duramente contestato al funerale di

Umberto Bossi proprio per aver indossato tale camicia! Perché?

Beh, perché accusato dai leghisti della prima ora di aver tradito il partito e gli ideali della Lega Nord, trasformando quest’ultima in un’altra cosa: nella Lega Salvini. Un partito a vocazione nazionale che, dopo un rapidissimo successo elettorale dovuto alla crisi di Forza Italia, è andato dí sconfitta in sconfitta fino a rattrappirsi mostruosamente riducendosi ad una ridotta territoriale dell’Italia settentrionale; com’era la Lega Nord.

Un fallimento politico frutto di incapacità strategica e della totale mancanza di identità progettuale e politica

Già perché Salvini, dopo aver accantonato senza troppi complimenti l’anziano Bossi e tutta la Lega Nord con le sue ben note parole d’ordine, non è riuscito a dare una chiara identità al proprio partito personale. Che, da promesse non mantenute ad altre promesse non mantenute, è andato via via perdendo di credibilità.

Certo resiste ancora e fortemente nel Nord, ma perché lì persiste il radicamento territoriale realizzato a suo tempo dalla Lega Nord

Mentre la Lega di Salvini, considerevolmente indebolita anche dalla fuoriuscita del generale Vannacci, resta tuttora qualcosa di politicamente indefinito. E il continuo mimetismo camaleontico di Salvini non l’aiuta. Perché una volta con Conte, poi all’opposizione di Conte, poi al governo Draghi e infine al governo della Meloni che si opponeva a Draghi.

Così come prima a sostegno della Russia, poi, sia pur con qualche distinguo, a sostegno dell’Ucraina

Mai una posizione chiara e costante, perché sempre affidata alla opportunità dell’istante. Un mimetismo politico ben rappresentato dai suoi discutibili capi di abbigliamento. Dal cappellino del primo Trump a quello del movimento Maga, dalla maglietta raffigurante Putin indossata a Mosca a tutte le altre maglie e felpe cambiate di volta in volta a seconda delle occasioni o dei luoghi o degli interlocutori.

Un continuo mimetismo che gli è costato pure qualche clamorosa gaffe

Come quella volta che andò in Polonia in una cittadina ai confini dell’Ucraina, per farsi uno spot con addosso la maglietta filo-ucraina, e il sindaco polacco lo trattò sprezzantemente in mondovisione ricordandogli le sue magliette filo-russe.

Con Salvini insomma tutto si riduce ad una questione di magliette o camicie

D’altronde spesso il vestiario finisce per sostituire la persona, specie se questa diventa invisibile: nel nostro caso politicamente invisibile. Ed allora cosa rappresenta la camicia verde esibita a Pontida durante il funerale? Un omaggio al passato o una identificazione col fondatore leghista? Un modo per dire: “io sono sempre lo stesso” o per dire: “io sono e ci sono”? Boh, capirlo è difficile e forse inutile. Mentre si può ben comprendere l’atteggiamento di chi, vedendoselo apparire al funerale dell’anziano leader da lui giubilato e per di più con tanto di camicia verde e di verde pochette sulla giacca, si sia incavolato e abbia esclamato: e mo’ basta! Il che ha fatto impermalosire la compagna di Salvini.

La quale, dall’alto delle sue ascendenze aristocratiche, ha prontamente dato del “cafone” a chi criticava il suo congiunto. Una reazione anch’essa comprensibile per carità, ma un po’ troppo da Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare di fantozziana memoria

E comunque una reazione indicativa della distanza, anche antropologica, che separe l’attuale Lega Salvini dalla vecchia Lega Nord. I cui militanti tra l’altro andavano provocatoriamente orgogliosi di essere additati come cafoni, ignoranti, rozzi, barbari. Tanto che ricordiamo tuttora il termine col quale Roberto Maroni amava definire se stesso e i suoi: «barbari sognanti». E Maroni non era uno qualunque, bensì il Segretario di una Lega che si riferiva ad un territorio: il Nord. Con Salvini invece abbiamo una Lega che si riferisce ad un nome personale: il suo.

Solo che, senza camicia verde o indumenti d’altro tipo, quel nome appare troppo spesso vuoto. Come un vestito senza persona, senza nessuno dentro appunto.

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