Narrazioni fuorvianti e sensazionalismo: un appello ai media, da Scomodo in poi
Negli ultimi giorni è circolata una ricostruzione degli eventi che coinvolgono alcune manifestazioni pro-Palestina e presunte aggressioni attribuite a “estremisti fascisti”. Questa narrazione, così come presentata, risulta fuorviante e priva delle necessarie verifiche, contribuendo a creare un clima di polarizzazione che non aiuta a comprendere ciò che è realmente accaduto.
In primo luogo, attribuire automaticamente responsabilità a gruppi politici o ideologici senza prove documentate è un’operazione scorretta.
La distinzione tra individui che compiono violenze e un partito politico o un intero schieramento è fondamentale:
nessuna forza politica può essere ritenuta responsabile di atti commessi da soggetti autonomi, tanto più quando non vi è alcun legame formale o fattuale. In secondo luogo, il racconto proposto trascura un elemento essenziale:
nelle manifestazioni pro-Palestina sono presenti gruppi molto eterogenei, che vanno da cittadini pacifici ad attivisti radicali. Ridurre tutto a un presunto “dissenso generico” e presentarlo come privo di criticità è altrettanto fuorviante quanto attribuire automaticamente le eventuali tensioni alla parte opposta.
L’onestà intellettuale richiede di riconoscere che in ogni piazza possono emergere comportamenti estremi, e che descriverli in modo selettivo significa deformare la realtà.
Infine, diffondere ricostruzioni non supportate da fonti verificabili non solo non informa, ma disinforma. Se l’obiettivo è davvero quello di stimolare un dibattito pubblico serio, allora il primo passo è abbandonare letture ideologiche e ricostruire i fatti con precisione, distinguendo responsabilità individuali da coinvolgimenti politici inesistenti.
Per questo motivo, la narrazione proposta risulta non attendibile e potenzialmente dannosa:
-confonde opinione e cronaca,
-attribuisce responsabilità senza fondamento,
-omette elementi rilevanti sul contesto delle manifestazioni,
-contribuisce a radicalizzare ulteriormente il confronto pubblico.
Una discussione civile e costruttiva può nascere solo da un’informazione equilibrata, che riconosca la complessità degli eventi e rispetti un principio fondamentale:
i fatti non si piegano alle narrative.
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