Mukki Latte, effetti della privatizzazione: allevatori in crisi per taglio prezzi

MUKKI LATTE

Mukki Latte – I primi effetti del passaggio di proprietà della Mukki Latte non hanno tardato a manifestarsi. La Confederazione Italiana degli Agricoltori, infatti, ha denunciato la decisione della Newlat di abbassare unilateralmente il prezzo di acquisto del latte di 5 centesimi. In pratica, agli allevatori toscani verranno corrisposti 36 centesimi a litro anziché i 41 percepiti fino al 31 marzo.

Insomma, un ritorno al prezzo del 2018 e un taglio del 12% che costituisce un brutto colpo soprattutto per gli allevatori del Mugello. Allevatori che hanno garantito per anni latte di altissima qualità e che si trovano a dover sopportare interamente le conseguenze della crisi attuale.

FOSCHE PREVISIONI DELLA CIA 

Lo fa notare anche il direttore di Cia Grosseto, Enrico Rabazzi, quando in una nota alla stampa evidenzia che il calo dei consumi derivante dalla crisi “non può ricadere solo sui produttori”. E le previsioni di Rabazzi sono fosche, quando dichiara “la conseguenza sarà l’inevitabile abbandono delle aziende e il collasso di quel poco che ancora rimane del settore”.

Rabazzi chiede anche l’intervento della politica, ma appare paradossale un tale appello se si pensa che questa situazione è proprio frutto delle scelte politiche. Si pensi alla privatizzazione della Mukki Latte. Una società in mano ai Comuni della zona avrebbe tutelato la filiera produttiva locale. Non ricercando a tutti i costi la massimizzazione del profitto.

E invece, come affermò un collaboratore del sindaco Nardella, “un Comune non può fare yogurt”. Peccato che tra poco neppure gli allevatori del Comune faranno latte, ma del resto al Partito Democratico è sempre interessato poco.

IL SILENZIO ASSORDANTE DI NARDELLA

Ci piacerebbe sapere cosa ne pensa Nardella di tutta questa situazione. Ma evidentemente tra gli abbracci ai cinesi e le minacce di ipotecare Palazzo Pitti è troppo impegnato per occuparsi della sorte della Mukki. Eppure come sindaco della Città Metropolitana dovrebbe essere seriamente preoccupato di questa situazione. Ma proprio per questo il suo silenzio è a dir poco assordante.

 

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