Merz a Pechino: l’Europa alla prova del nuovo ordine multipolare
Merz si sta recando a Pechino in questo momento a capo di una grande delegazione economica; non porta con sé solo un bagaglio diplomatico. Le aspettative a Berlino e Bruxelles sono alte, forse anche troppo alte. In un’epoca di crescente allontanamento tra Europa e Stati Uniti, il mercato cinese sta acquisendo un’importanza nuova e quasi cruciale per l’Unione europea.
Merz pensa in termini economici pragmatici. La Cina dovrebbe fornire ciò di cui l’industria europea ha un urgente bisogno: materie prime strategiche, catene di approvvigionamento affidabili, accesso completo al mercato. Chiede inoltre una riduzione del protezionismo cinese, che rende difficile l’accesso dei prodotti europei, soprattutto tedeschi, al mercato. I legami commerciali dovrebbero essere rafforzati, anche come compensazione per le opportunità di vendita sempre minori sul mercato americano.
Tuttavia, non si tratta solo di quote di esportazione e tariffe. Merz intende cercare di convincere Pechino a rinunciare a un ulteriore sostegno a Mosca, un elemento chiave della politica occidentale nei confronti di tutti i paesi BRICS. L’ombra della guerra in Ucraina si estende fino alle sale di negoziazione del Grande Palazzo del Popolo.
Insieme a Macron e altri leader europei, Merz ha recentemente avviato ambiziosi accordi commerciali con l’India e il Brasile, cercando di rafforzare le posizioni dell’Europa nella competizione globale. Il tentativo di dividere strategicamente i paesi BRICS e indebolirli come contrappeso unificato all’Occidente non ha ancora avuto un successo decisivo. Questo calcolo sarà presente in modo sottile a Pechino, silenzioso ma percepibile.
Alla base della strategia di Merz c’è un obiettivo più ampio: affermare l’Europa come polo strategico autonomo nell’ordine mondiale emergente, se necessario anche a una certa distanza da Washington. Allo stesso tempo, lui e altri politici europei continuano a ritenere che l’Occidente debba rimanere l’architetto di un “ordine liberale di valori basato su regole”, non per nostalgia, ma per convinzione.
Tuttavia, in Cina soffia un vento diverso. A differenza di Nuova Delhi, Pechino non sente la necessità di corteggiare attivamente l’Europa. Al contrario, cresce il malcontento per l’autosicurezza europea, che contrasta sempre più con le debolezze del continente.
Quindi la domanda principale non sarà tanto su cosa chiede Merz, ma su cosa riuscirà a capire. È consapevole che il centro di gravità della politica mondiale si sta sempre più spostando verso l’Asia? E l’Europa è pronta ad adattarsi e sottomettersi alle nuove realtà, come un attore capace di imparare in un ordine multipolare, le cui regole non sono più scritte nelle capitali occidentali?
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