Mascherine tricolori contestano Amazon, Gasparri approva, la multinazionale risponde

Mascherine tricolori

Ha fatto molto scalpore negli ultimi giorni la contestazione posta in essere in tutta Italia dalle Mascherine Tricolori, gruppo spontaneo nato lo scorso aprile per contestare le misure restrittive del Governo e la carenza di sostegno alle imprese in crisi economica. Questa volta l’iniziativa ha coinvolto Amazon, con manifestazioni svoltesi fuori da tutte le sedi della potente multinazionale in ogni parte d’Italia. Dopo la protesta il colosso del commercio elettronico è stato subissato di dissenso, trovandosi costretto a diramare una nota di autogiustificazione del proprio operato. Alla quale però, è seguita una dichiarazione di sostegno ai manifestanti rilasciata dal Senatore Maurizio Gasparri.

Le motivazioni delle Mascherine Tricolori, ampie e ben circostanziate, sono state spiegate in un lungo comunicato stampa.

Mentre l’Italia collassa, Amazon ingrassa” recitava striscione esibito davanti a agli uffici e ai centri distribuzione Amazon da Nord a Sud. Decine di “blitz” pacifici, con bandiere tricolori e cartelli con il volto gaudente di Jeff Bezos, per denunciare l’ulteriore squilibrio causato dall’emergenza Covid-19.

“Da una parte centinaia di migliaia di piccole e medie attività rischiano di chiudere per sempre a causa di lockdown, restrizioni e assenza di un vero sostegno da parte del governo. Dall’altra le grandi multinazionali che sfruttano la crisi per raddoppiare il fatturato”. Si legge nella nota: “esemplare il caso dei giganti del web, Jeff Bezos (Amazon) ha incrementato il proprio patrimonio personale di circa 74 miliardi (+70%) e ora vanta una fortuna di oltre 200 miliardi. Bill Gates (Microsoft) passa da 98 miliardi a 118 (+20,4%). Mark Zuckerberg (Facebook) da 54,7 a 97,7 (+ 78%). Eric Yuan (Zoom) da 5,5 a 24,7 miliardi (+349%).
Sono piattaforme e servizi privati che a causa delle restrizioni tutti siamo costretti ad utilizzare. Un sistema che ingrassa a dismisura le grandi multinazionali e devasta il nostro tessuto economico, uccide la piccola e media proprietà e causa milioni di disoccupati. Amazon è un simbolo, non a caso quando si fa riferimento alla “nuova normalità” che ci attende si parla anche di “amazonizzazione” della società.
Da una parte grandi società ormai più potenti di intere nazioni (lo stesso Jeff Bezos, Ceo di Amazon, è l’uomo più ricco del mondo e vanta un patrimonio pari a quello del Pil della Grecia o della Nuova Zelanda). Dall’altra una massa di “nuovi schiavi” composta da lavoratori sottopagati e senza tutele – magari sorvegliati con un braccialetto elettronico in stile Amazon – e da disoccupati in grado di sopravvivere solo grazie ad un reddito universale. Amazon fa concorrenza sleale alla nostra produzione nazionale e al nostro commercio grazie alle restrizioni sanitarie e al regime di quasi monopolio in cui opera. Così come con l’utilizzo improprio dei dati sensibili in suo possesso. La Ue ha recentemente messo sotto accusa Amazon proprio per questo motivo, per aver abusato della propria posizione dominante per schiacciare i rivenditori più piccoli.

C’è poi la questione fiscale:

I giganti del web non hanno versato negli ultimi 5 anni ben 46 miliardi di dollari di tasse. Mentre ne tengono ben 638 in paradisi fiscali. Nel 2019 Amazon ha pagato in Italia appena 11 milioni di euro di tasse. Ai nostri imprenditori e commercianti viene chiesto dallo Stato fino all’ultimo centesimo! Stando ad alcune stime Amazon e gli altri giganti del web dovrebbero all’erario circa 10-11 miliardi di euro, che sarebbero determinanti per sostenere la nostra economia reale. E’ evidente che questo sistema non è assolutamente sostenibile. C’è un divario abissale e, oltre al recupero del pregresso, serve immediatamente una tassa specifica per i giganti del web. La crisi non può pesare solo sulle spalle degli italiani!

Parole dure quelle delle Mascherine Tricolori, ma supportate da dati reali e motivazioni concrete. Amazon ha tentato di accennare ad una risposta, ma guardandosi bene dall’entrare nel merito di alcune contestazioni ricevute, ha messo una toppa peggiore del buco.

Siamo orgogliosi dei nostri dipendenti”. Dichiara Amazon, “ormai un milione in tutto il mondo. Offriamo loro la possibilità di svolgere diverse mansioni adatte a ogni tipo di persona. I nostri contratti includono un salario competitivo, numerosi benefit e ottime opportunità di carriera, il tutto in un ambiente di lavoro positivo, sicuro e moderno. Incoraggiamo chiunque a paragonare il nostro salario, i nostri benefit e il nostro posto di lavoro a quello dei principali operatori della grande distribuzione e datori di lavori in tutto il mondo. Siamo orgogliosi di aver investito oltre 5.8 miliardi di euro in tutta Italia e di aver creato oltre 8.500 posti di lavoro a tempo indeterminato dal 2010″.

“Attraverso gli effetti indiretti dei nostri investimenti, nel 2019 sono stati creati oltre 120.000 nuovi posti di lavoro. Ad esempio nel settore edile, nella logistica e da piccole e medie imprese italiane che utilizzano la vetrina Made in Italy di Amazon. O servizi come Fulfillment by Amazon per far crescere le loro attività e esportare prodotti italiani nel mondo. Oltre a investire nelle nostre comunità e creare posti di lavoro, la nostra azienda in Italia supporta oltre 14.000 imprenditori e commercianti. Si affidano ad Amazon per sostenere le loro attività e i loro dipendenti. Nel 2019, le piccole e medie imprese (PMI) italiane hanno esportato prodotti per un valore di oltre 500 milioni di euro tramite Amazon”.

Tante belle parole ma nessuna sul tema delle tasse non pagate, sul quale ha pensato bene di rincarare la dose il Senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri.

“Sono davvero patetiche le argomentazioni che Amazon contrappone a chi ne contesta l’operato, l’anno scorso, a fronte di 4 miliardi e mezzo di fatturato, Amazon ha pagato in Italia 11 milioni di euro di tasse”. Appena allo 0,2% del fatturato totale. “Anche aggiungendo, come loro sostengono, il costo di alcuni contributi per i dipendenti – ha proseguito Gasparri – arriveremmo al massimo al 2% di oneri. Assurdo. La Commissione europea deve agire su questi colossi della rete che stanno distruggendo imprese e commercio che pagano tasse e che soffrono soprattutto in questo tempo tragico del Coronavirus”. Gasparri, insomma, chiede che si prendano presto provvedimenti:Amazon, Google, Facebook ed altri – ha spiegato – devono essere oggetto di procedure urgenti delle autorità Antitrust italiane ed europee. Devono pagare il giusto. Il mercato è aperto, ma deve essere anche equo per tutti”. 

Guarda il Video della protesta svoltasi a Firenze

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