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L’URLO ESPRESSIONISTA DEL NOVECENTO: IL WOZZECK DI ALBAN BERG AL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO

Domani la prima rappresentazione, con la direzione di Thomas Guggeis e la regia di Deborah Warner

di Domenico Del Nero
26 Settembre 2026
In Cultura
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L’URLO ESPRESSIONISTA DEL NOVECENTO: IL WOZZECK DI ALBAN BERG AL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO

Foto di Michele MONASTA (fonte: ufficio stampa MMF)

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Nel maggio del 1914, uscendo dalla Kammerspiele di Vienna dopo aver assistito alla prima del Woyzeck di Georg Büchner, un giovane e sconvolto Alban Berg esclamò, secondo la testimonianza di un conoscente: “Non è fantastico, incredibile? Qualcuno deve metterlo in musica”. Nessuno, in quel momento, poteva immaginare che quel “qualcuno” avrebbe dato vita al manifesto più lacerante, torbido e sublime dell’Espressionismo musical del Novecento. Il Wozzeck, completato nel 1922 dopo il trauma della Grande Guerra vissuto in prima persona dal compositore, non è semplicemente un dramma lirico: è un urlo esistenziale che si fa carne e suono. Portando sulla scena la miseria interiore di un umile soldato, cavia di esperimenti medici e vittima della crudeltà sociale, Berg rompe definitivamente con la concezione ottocentesca del melodramma. Attraverso una partitura atonale rivoluzionaria, capace di evocare visioni allucinate, claustrofobia e follia, l’opera si impone ancora oggi come uno specchio spietato della condizione umana, dove il confine tra sanità e bestialità si dissolve nel sangue.

La prima rappresentazione assoluta avviene il 14 dicembre 1925 alla Staatsoper di Berlino, sotto la direzione del leggendario Erich Kleiber. L’allestimento richiede uno sforzo senza precedenti: Kleiber esige e ottiene ben 137 prove d’orchestra prima di ritenere la compagnia pronta per il debutto.

La recensione della serata si spacca a metà. Da un lato scoppiano furiose proteste, fischi e accuse di “cacofonia” da parte dei conservatori (un critico la definì “l’opera di un pazzo”). Dall’altro, l’impatto emotivo è così devastante che l’opera riscuote un successo travolgente e si trasforma rapidamente in un trionfo internazionale, consacrando Berg a livello globale.

Ed è proprio il capolavoro di Berg il primo appuntamento operistico della stagione autunnale al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Tre le recite complessive: la prima è in cartellone domenica 27 settembre alle ore 17, seguita da due repliche in programma mercoledì 30 alle ore 20 e sabato 3 ottobre alle ore 15:30. Si tratta della quinta programmazione nel corso delle stagioni del Maggio, dopo l’ultima di 28 anni fa.

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino e del Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggio, Thomas Guggeis, che affronta per la prima volta un’opera al Maggio dopo il concerto sinfonico diretto nel giugno scorso. Guggeis sarà inoltre oggi  sul podio della Sala Mehta per l’esecuzione della Sinfonia n. 2 in do minore di Gustav Mahler. La regia è firmata da Deborah Warner, al suo primo impegno al Maggio, che porta a Firenze l’allestimento del Covent Garden del 2023 dove fu accolto con grande successo.

Thomas Guggeis, di ritorno pochi mesi dopo il concerto tenuto lo scorso aprile nell’ambito dell’88esimo Festival del Maggio, dirige il suo primo titolo lirico al Maggio: “Uno spettacolo che mi piace”, dice il maestro Guggeis nella sua intervista per il programma di sala, “perché riesce a combinare una dimensione realistica, nel rappresentare personaggi e situazioni, a una dalla forza più immaginativa, che risulta molto poetica. Avendo già diretto la sua Lulu due anni fa a Francoforte, quest’opera mi permette di entrare in maniera più profonda nell’universo di Berg. Ci troviamo di fronte a un capolavoro assoluto del teatro musicale del XX secolo: Wozzeck è un’opera densa, con un arco drammatico semplicemente perfetto e un linguaggio musicale che si adatta sempre al contenuto tragico della storia del soldato Wozzeck. Dal punto di vista strettamente musicale mi ha colpito l’enorme varietà di forme, di colori strumentali, di proporzioni perfette nell’architettura generale composta da 15 scene, ognuna con la sua caratteristica: cambia tutto da un momento all’altro, accade sempre qualcosa di nuovo. È musica complessa ma ben strutturata nel ritmo della sua narrazione, grazie al genio di Berg che traduce ogni scena con una forma musicale adatta come per esempio la passacaglia nella scena del Dottore. Un ritmo rapido, che non dà tregua: in questo, molto adatto ai nostri tempi. Il pubblico di oggi non faticherà a sentire la storia di Wozzeck, anche per come viene raccontata da Berg, molto vicina alla propria realtà. Con le sue strutture così precise e intense, riesce a riempire il cuore di emozioni; è un dramma che ci tocca direttamente”.

La dimensione umana e sociale dell’opera sono al centro della lettura narrativa ricca di sfumature di Deborah Warner, che guarda alla vicenda di Wozzeck come a uno spaccato di società nella quale i rapporti di potere, il militarismo e lo sfruttamento diventano parte integrante della vita quotidiana. Il mondo rappresentato nella sua messinscena è quello di una cittadina di provincia tedesca, popolata da soldati e persone comuni, nel quale la brutalità non appare come un elemento eccezionale ma come una presenza costante, capace di insinuarsi nella normalità.

La regista britannica, che proprio con questo titolo ha debuttato nel mondo dell’opera all’Opera North di Leeds nel 1993, ha sottolineato gli aspetti che più caratterizzano la sua produzione: “È un’opera che affronta di petto temi come la salute mentale, il bullismo, la povertà e la disperazione delle vite rappresentate. “Wir arme Leut!” lamenta Wozzeck (“Noi povera gente!”) ed è proprio questo il cuore dell’opera, d’un’attualità sconvolgente oggi esattamente come quando fu scritta all’indomani della Prima Guerra mondiale. Al centro del dramma non c’è un re o un grande leader, ma un lavoratore che lotta per guadagnarsi da vivere. L’opera possiede un’intensità viscerale che l’ha resa la mia porta d’accesso al mondo della lirica, nonché la prima opera in assoluto di cui abbia curato la regia. È stata un’esperienza meravigliosa ritornare su quest’opera alla Royal Opera House nel 2023, a trent’anni dalla mia prima produzione, ed è stato un ulteriore privilegio poter scendere ancora più in profondità con questa ripresa nelle ultime settimane qui a Firenze. Come tutti i grandi capolavori, questo testo insegna a chi guarda la compassione, e questo è un insegnamento sempre attuale, soprattutto in un momento della storia mondiale in cui l’attention verso gli ultimi è urgente come non mai”.

Significativo è il rapporto fra il movimento delle 15 scene e quello della musica. In un flusso continuo, l’allestimento non nasconde le trasformazioni del palcoscenico: schermi e sipari vengono utilizzati per separare gli ambienti, lasciando però intravedere ciò che accade al di là, in un juego di silhouette, trasparenze e apparizioni. Gli elementi scenici si spostano e ricompongono davanti agli occhi dello spettatore, talvolta sulla piattaforma girevole, dando alla successione dei quadri un movimento continuo e quasi cinematografico. Ne consegue uno spazio instabile, in cui la realtà sembra poter cambiare forma da un momento all’altro: questo si trasfigura dunque in una scena capace di accompagnare la musica di Berg senza però sovrapporsi ad essa, lasciando emergere tutta l’intensità psicologica della vicenda.

La grandezza del “Wozzeck” risiede in un paradosso unico nella storia della musica: esprimere il delirio psicologico e l’anarchia emotiva dei personaggi attraverso una gabbia formale di precisione millimetrica e matematica. Rifiutando i legami della tonalità tradizionale, Berg temeva che la musica atonale potesse scivolare nel caos e perdere la sua forza narrativa. Per questo, decise di ancorare l’intera opera alle rigide strutture della musica strumentale antica e classica, dividendo il dramma in 3 atti da 5 scene ciascuno:

  • ATTO I: L’ESPOSIZIONE (La Suite e il pezzo caratteristico)
    Ogni scena introduce un personaggio attraverso una forma barocca o classica. Incontriamo il Capitano attraverso una Suite (Preludio, Pavana, Giga, Gavotta), il sadico Dottore attraverso una Passacaglia (costruita su 21 variazioni di un tema atonale) e il rivale Tamburmaggiore in un Andante affettuoso.
  • ATTO II: LA PERIPEZIA (La Sinfonia in cinque movimenti)
    Lo sviluppo del dramma e la gelosia di Wozzeck sono trattati musicalmente come una vera e propria Sinfonia orchestrale. La scena del primo sospetto è un tempo in forma-sonata, seguita da una Fantasia e Fuga, un Largo per orchestra da camera, uno Scherzo (la musica da osteria) e un Rondò marziale.
  • ATTO III: LA CATASTROFE (Le sei Invenzioni)
    L’atto finale, che conduce all’omicidio di Marie e al suicidio di Wozzeck, è una sequenza di esperimenti ossessivi su un singolo elemento musicale. La celebre scena del delitto al laghetto è un’Invenzione su una sola nota che cresce in un crescendo orchestrale parossistico, mentre la morte di Wozzeck è un’Invenzione su un accordo di sei note che evoca l’acqua che si chiude sopra il protagonista.

Grazie a questa architettura invisibile all’ascoltatore comune, Berg riesce nell’impresa di dare al disordine della mente la forma più pura dell’arte. Per quanto concerne la vocalità, spicca il canto quasi parlato in Sprechgesang di Wozzeck, che rinunciando a ogni artificio melodico sottolinea la dolente umanità del protagonista.

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LA LOCANDINA

WOZZECK

di Alban Berg

 

Maestro concertatore e direttore: Thomas Guggeis

Regia: Deborah Warner

Maestro del Coro: Lorenzo Fratini

Scene: Hyemi Shin

Costumi: Nicky Gillibrand

Luci: Adam Silverman

Coreografia: Kim Brandstrup

 

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino

Maestra del Coro di voci bianche: Sara Matteucci

 

CAST E INTERPRETI

 

Wozzeck: Wolfgang Koch

Tambourmajor: Ian Koziara

Andres: Sam Furnes

Hauptmann: Wolfgang Ablinger-Sperrhacke

Doktor: Clive Bayley

  1. Handwerksbursch: Barnaby Rea
  2. Handwerksbursch: Alex Otterburn

Der Narr: Dafydd Jones

Marie: Anja Kampe

Margret: Helena Rasker

Mariens Knabe: Manfredi Attori

Tags: ALBAN BERGDeborah WarnerIN EVIDENZAMAGGIO MUSICALE FIORENTINOThomas GuggeisWOZZECK
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