Lupi di Toscana: il “social housing” che sa troppo di speculazione
Lo abbiamo già scritto e lo ribadiamo oggi con ancora maggiore convinzione: sui Lupi di Toscana il Comune di Firenze sta imboccando una strada profondamente sbagliata.
All’epoca qualcuno liquidò quelle critiche come eccessive
Oggi, alla luce delle ultime notizie sul progetto di social housing nell’area dell’ex caserma, quelle perplessità appaiono tutt’altro che infondate.
L’operazione viene presentata come un grande intervento sociale: centinaia di appartamenti con affitti attorno ai 600 euro al mese, edilizia residenziale “accessibile”, possibilità di riscatto nel tempo.
Un progetto che per la parte popolare richiama alla mente le “Kommunalka di sovietica memoria
Parole rassicuranti, quasi un manifesto di edilizia pubblica moderna.
Ma dietro la narrazione ufficiale emerge un quadro che assomiglia molto di più a una grande operazione immobiliare su suolo pubblico.
Quando terreni pubblici di enorme valore vengono trasformati in interventi edilizi affidati a operatori privati e fondi immobiliari, il rischio è sempre lo stesso: che la finalità sociale diventi la foglia di fico dietro cui si muovono interessi economici molto più consistenti
La storia urbanistica italiana dovrebbe averci insegnato qualcosa.
A Roma, negli anni della crescita incontrollata, nacque perfino un termine diventato simbolo di un’epoca: i palazzinari, costruttori e speculatori che prosperavano grazie alle grandi operazioni edilizie realizzate spesso con la complicità della politica.
Non è archeologia
Basta guardare a ciò che è accaduto negli ultimi anni a Milano, dove numerosi progetti di rigenerazione urbana sono finiti al centro di polemiche e indagini proprio per il rapporto troppo stretto tra amministrazioni pubbliche e grandi interessi immobiliari.
Per questo, davanti al progetto dei Lupi di Toscana, è più che legittimo chiedersi: chi ci guadagna davvero?
Perché stiamo parlando di una delle più grandi aree pubbliche ancora disponibili nell’area fiorentina. Uno spazio strategico che potrebbe essere utilizzato per progetti di interesse realmente strutturale per la città.
Ad esempio, la creazione di un grande polo sanitario con lo spostamento e l’ampliamento delle strutture ospedaliere, ipotesi che da tempo circola e che darebbe finalmente respiro a un sistema sanitario sempre più sotto pressione.
Una scelta del genere significherebbe investire sul futuro della città, sulla sanità pubblica, su servizi essenziali per i cittadini
E soprattutto non toglierebbe nulla all’edilizia popolare, che potrebbe essere programmata in modo serio e coerente in altre aree della città, senza trasformare uno dei pochi grandi spazi disponibili in una colata di cemento residenziale.
Il punto è proprio questo: quando un’operazione urbanistica viene presentata come sociale ma finisce per ruotare attorno a centinaia di nuovi appartamenti, il sospetto che si stia costruendo l’ennesima operazione immobiliare mascherata è tutt’altro che infondato
Per questo torniamo a dire ciò che avevamo scritto allora: il Comune di Firenze sui Lupi di Toscana sta sbagliando.
E lo diciamo ancora una volta a futura memoria
Perché ci auguriamo sinceramente di non dover scoprire un domani che ad avvantaggiarsi di un bene pubblico siano stati, ancora una volta, i soliti affaristi.
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