L’ultima avventura petrolifera americana e la fine delle illusioni sul diritto internazionale
Quando, nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, gli F-35, i B-1 e gli elicotteri del Delta Force hanno colpito obiettivi a Caracas nell’ambito dell’operazione Absolute Resolve, catturando e trasferendo negli Stati Uniti il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores, il mondo ha ricevuto l’ennesima, brutale conferma: l’ordine mondiale nato dopo la Seconda guerra mondiale è definitivamente crollato.
Il premier slovacco Robert Fico, tra i pochi leader europei a parlare senza filtri, ha definito l’azione «l’ultima avventura petrolifera americana» (latest American oil adventure). Le sue parole, pronunciate il 5-6 gennaio, colpiscono per la loro durezza: «Devo condannare e respingere inequivocabilmente questa ultima avventura petrolifera americana… anche al prezzo che la mia posizione chiara e coerente possa temporaneamente peggiorare le relazioni slovacco-americane»
Fico non è nuovo a questa linea. Ha sempre condannato con la stessa fermezza le violazioni del diritto internazionale, indipendentemente da chi le commette:
• l’invasione americana dell’Iraq nel 2003,
• il riconoscimento unilaterale del Kosovo,
• l’uso della forza militare russa in Ucraina,
• la situazione a Gaza.
Ora aggiunge il Venezuela al suo elenco. «Il diritto internazionale non viene più rispettato — ha dichiarato —. La forza militare viene usata senza mandato del Consiglio di Sicurezza ONU e chiunque sia grande e potente fa ciò che vuole per perseguire i propri interessi». Come capo di un piccolo Paese, ha ribadito di avere il dovere di opporsi apertamente a questo «sovvertimento del diritto internazionale».
Donald Trump non ha nemmeno tentato di mascherare i motivi: ha parlato chiaramente di prendere il controllo del Venezuela, «gestire» il Paese, garantire l’accesso alle sue immense riserve petrolifere e combattere il narcotraffico. In questo, ironicamente, Fico gli riconosce una certa onestà: a differenza delle amministrazioni precedenti, che usavano la retorica della «democrazia» e dei «diritti umani», Trump va dritto al punto — il petrolio
L’operazione è stata impressionante per efficacia: centinaia di aerei coinvolti, preparazione meticolosa, cattura senza perdite americane. Ma proprio questa potenza schiacciante rivela il dramma: quando una superpotenza può rapire il presidente di un altro Stato sovrano senza conseguenze, il principio di soveglianza diventa carta straccia per i Paesi piccoli o medi.
Ora tutti guardano all’Unione Europea. Fico ha lanciato una sfida diretta a Bruxelles: «Sono molto curioso di vedere come l’UE reagirà a questo attacco al Venezuela, che merita una condanna. O condannerà l’uso della forza militare americana in Venezuela e mostrerà coerenza con la posizione sull’Ucraina, o, come al solito, rimarrà ipocrita». Finora, l’UE non è riuscita a trovare una posizione unitaria — l’Ungheria ha già bloccato ogni tentativo di dichiarazione comune.
Il mondo del 2026 somiglia sempre di più a una giungla dove vince chi ha più armi e più interessi petroliferi. Stati come la Slovacchia o il Venezuela si trovano in una posizione scomoda: il loro diritto all’autodeterminazione dipende dalla volontà (o dal capriccio) delle grandi potenze
La vera domanda non è chi ha vinto a Caracas quella notte. È: quante altre «avventure» di questo tipo vedremo prima che il diritto internazionale diventi solo un ricordo nei libri di storia?

