L’Isis respira ancora

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Isis – Nella mattinata del 21 aprile scorso a Mazar-i-Sharif quarta città Afgana per abitanti, nel nord del paese c’è stato un attentato. Una bomba è esplosa all’interno della moschea sciita durante la preghiera.

Ci sono state almeno 10 vittime e 15 feriti secondo le autorità locali. L’ignobile gesto è stato rivendicato dal braccio afgano dell’ISIS, denominato l’Isis–K. Dal nome “Grande Khorasan” regione storica che era la più orientale dell’impero persiano. Oggi divisa tra Iran, Turkmenistan e Afganistan. L’Isis-K ha rivendicato l’attacco sostenendo che l’esplosione ha causato la morte di almeno cento fedeli. Secondo l’Isis-K –“I soldati del califfato sono riusciti a portare una borsa con dell’esplosivo all’interno della moschea e l’hanno fatta saltare a distanza”.

Bombe su biciclette

Nello stesso giorno a Kunduz, sempre nel nord del paese, una bomba su una bicicletta, è esplosa vicino ad una stazione di polizia contro un veicolo dell’esercito talebano con almeno quattro morti e 18 feriti. Anche A Kabul una bomba è esplosa all’esterno di una scuola, sul ciglio della strada nel quartiere sciita di Dasht-e-Barchi, feriti due bambini.

Attacchi non rivendicati ma attribuiti all’ISIS per la matrice sciita degli obbiettivi. Le fonti sul campo sono frammentarie e portano notizie con particolari discordanti sugli obbiettivi e sugli effetti degli attentati. Nella sostanza comunque questo è ciò che è successo.

Il pensiero degli Stati Uniti

I media hanno dato poco risalto agli attentati. Gli Stati Uniti hanno guerre e interessi ben più importanti da curare. A distanza di qualche giorno ho notato che  dopo la disfatta in Iraq e Siria il califfato è uscito dai radar dell’opinione pubblica.

Giungono solo poche superficiali notizie su combattimenti in Asia e Africa. Abbiamo saputo della morte di due sceicchi,  Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi e al-Muhajir Abu Hamzah al-Qurayshi.

Ma praticamente nessuno conosce il loro successore Abu al Hasan al Hashimi al Qurayshi. Il fatto che il nuovo califfo taccia rintanato chissà dove rende la sua minaccia se possibile più insidiosa perché occultata all’opinione pubblica. Non a caso il portavoce di Daesh, Abu Omar al-Muhajir è apparso su Telegram.

Su un canale dedicato ha lanciato un messaggio, ha incitato tutti i combattenti a riprendere la guerra santa in Europa. Anche in concomitanza con l’invasione ucraina. Diceva “Se colpite, colpite duramente in modo da causare dolore e terrorizzare”.

La svolta contro Daesh ci fu il 27 ottobre 2019. A distanza di poche ore  perirono per mano americana sia Abu Bakr al Bagdadi e il suo portavoce e braccio destro Abu Hassan al-Muhajir. Al Bagdadi si fece  esplodere con tre suoi figli. La cattura sarebbe stata agevolata da una delle mogli del califfo già in mano agli americani. Al Baghdadi, era il terrorista più ricercato del mondo. Grazie al controllo del territorio di daesh, aveva fatto perdere le sue tracce per anni.

Dalla morte di al Bagdadi

Con lui Daesh controllava un ampio territorio tra Iraq e Siria. Morto al Bagdadi Daesh non ha più territorio e si è di sicuro indebolito nelle capacità operative e militari. Ma questo non ci deve ingannare, perché ha sparato le sue cellule, anche di un solo uomo in tutto il mondo. Vere e proprie metastasi dormienti ma capaci di svegliarsi e agire repentinamente.

Meno visibile, meno potente ma capace di creare terrore e colpire platealmente obbiettivi a bassa intensità. Vedi la decapitazione del professore francese Samuel Paty.  Come diceva al Baghdadi, ovunque c’è un combattente, lì esiste il Califfato. Fermare un lupo solitario fuori da ogni organigramma è estremamente difficile, tanto che l’intelligence israeliana li definisce bombe intelligenti.

Crisi Umanitarie

Le varie crisi umanitarie, la destabilizzazione nei paesi africani, aggravate dal disimpegno occidentale, e la guerra in Ucraina di sicuro aumenterà la penetrazione dell’Isis nel terzo mondo e faciliterà la radicalizzazione dei giovani. Molte armi saranno facilmente importate dalla guerra ucraina e sarà altrettanto facile, con la massa dei  profughi infiltrare dei terroristi.

Grazie ad una valida azione di intelligence l’Italia non subisce da decenni attentati in patria. Questo non è sufficiente, bisogna agire nella società con la vera integrazione e il sostegno alle persone fragili primo serbatoio di reclutamento.  Disinnescare la bomba carceraria a grave rischio radicalizzazione migliorando la detenzione con percorsi  riabilitativi e diminuendo il sovraffollamento. L’azione preventiva della polizia potrebbe essere  implementata con la creazione di reti interforze e interdisciplinari per il monitoraggio delle sacche di disagio.

 

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