L’IPOCRISIA WOKE TOSCANA

L’IPOCRISIA WOKE TOSCANA

Negli ultimi anni la Toscana ha consolidato la propria immagine propagandistica di territorio sensibile alla transizione ecologica.

Nel capoluogo Firenze si progettano e si attuano sistemi di limitazione del traffico sempre più estesi, costosi e contestati, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le emissioni e accelerare il ricambio del parco auto più inquinante, ma con il sospetto di voler semplicemente dirottare i pendolari in parcheggi scambiatori costosi e obbligarli a prendere la tramvia, unico mezzo pubblico cittadino di fatto

La direzione politica, di sinistra almeno dichiarata, è: meno veicoli vecchi in circolazione, più mobilità sostenibile, più qualità dell’aria.

Il problema nasce quando si passa dalla cornice comunicativa agli strumenti economici concreti. A differenza di altre regioni italiane, la Toscana non prevede esenzioni o riduzioni specifiche sul bollo per le auto ibride nuove. Chi sceglie un’ibrida paga la tassa automobilistica secondo le regole ordinarie, salvo le agevolazioni previste per i veicoli completamente elettrici.

Il confronto con altre realtà è inevitabile

In Lombardia sono state introdotte agevolazioni pluriennali per le ibride; in Puglia sono state previste esenzioni temporanee per favorire il ricambio del parco circolante; in Campania sono stati attivati periodi di esenzione con finalità analoghe. In questi casi la leva fiscale è stata utilizzata come incentivo diretto al cambiamento.

La Toscana, invece, sembra aver privilegiato l’approccio regolatorio rispetto a quello incentivante

Limitazioni alla circolazione e ampliamento delle aree soggette a restrizioni rappresentano strumenti di pressione sull’uso dei veicoli più datati. Ma, senza una riduzione significativa del costo complessivo di possesso di un’auto a minore impatto ambientale, il meccanismo rischia di essere incompleto.

La questione è soprattutto economica

Se si rende più difficile utilizzare un’auto vecchia ma non si abbassa in modo strutturale il costo di acquisto e gestione di un’ibrida, il ricambio del parco circolante dipende quasi esclusivamente dalla capacità di spesa individuale. Chi dispone di redditi medio-alti può adeguarsi rapidamente; chi ha risorse limitate resta esposto alle restrizioni senza un sostegno concreto. In questo scenario, la politica ambientale perde parte della sua efficacia e rischia di assumere un carattere regressivo.

C’è poi un ulteriore elemento da considerare. Il bollo auto rappresenta una voce di entrata stabile per i bilanci regionali

Rinunciare, anche temporaneamente, a una quota di gettito richiede coperture alternative. È una scelta politica legittima, ma che incide sulla coerenza complessiva della strategia ambientale. Se l’obiettivo prioritario è accelerare la sostituzione delle auto più inquinanti, l’utilizzo della leva fiscale appare uno strumento quasi inevitabile.

L’assenza di un incentivo sul bollo per le ibride solleva quindi una domanda di fondo: la priorità è esclusivamente ambientale o si tratta di un equilibrio tra esigenze ecologiche e sostenibilità finanziaria del bilancio regionale?

Il punto non è negare l’urgenza della riduzione delle emissioni, ma valutare la coerenza tra obiettivi dichiarati e strumenti adottati.

Una politica strutturalmente orientata alla transizione potrebbe affiancare alle restrizioni un’esenzione pluriennale per le ibride, una riduzione progressiva del bollo per i veicoli a basse emissioni certificate e misure mirate di sostegno alle fasce di reddito medio-basse. In assenza di interventi di questo tipo, il rischio, o meglio la certezza, è che la transizione venga percepita come un insieme di obblighi più che come un percorso accompagnato da incentivi, il cui unico scopo non dichiarato è fare cassa in un modo o nell’altro, disincentivando di fatto l’utilizzo dei veicoli privati in città che non sono però rinunciabili da parte dei pendolari, che notoriamente non sono milionari.

In materia ambientale, la credibilità si costruisce sulla coerenza

Se le restrizioni aumentano ma gli incentivi restano limitati, o addirittura nulli, la distanza tra dichiarazione e percezione tende ad ampliarsi. E, quando accade, il consenso sulle politiche ambientali diventa più fragile e, nel caso toscano, mostra l’ipocrisia woke di una sinistra ideologizzata.

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