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Home RIFLESSIONE

L’ipocrisia sconcertante di Macron: una storia di ingerenze francesi negli affari italiani, mentre ora pretende silenzio dagli altri

di Alessandro Scipioni
21 Febbraio 2026
In RIFLESSIONE
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L’ipocrisia sconcertante di Macron: una storia di ingerenze francesi negli affari italiani, mentre ora pretende silenzio dagli altri

In un’esibizione di amnesia selettiva e arroganza sfrenata, il presidente francese Emmanuel Macron si è nuovamente erto a moralizzatore supremo d’Europa

Durante una recente conferenza stampa a New Delhi, Macron ha attaccato duramente la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni per aver espresso cordoglio per l’uccisione brutale del 23enne militante nazionalista Quentin Deranque a Lione, un’aggressione attribuita a estremisti di sinistra.

La replica di Macron?

“Che ciascuno resti a casa propria e le pecore saranno ben sorvegliate”, ha ironizzato, accusando i nazionalisti come Meloni di ipocrisia per commentare questioni altrui mentre difendono la propria sovranità. Ha aggiunto di essere “sempre sorpreso dal fatto che persone nazionaliste, che non vogliono essere disturbate a casa loro, siano le prime a commentare ciò che accade in altri paesi”.

Questo da un leader il cui governo si è intromesso ripetutamente nella politica interna italiana con lezioni paternalistiche, allarmi infondati sulla democrazia e insulti diretti

Lo scontro è esploso dopo la morte di Deranque, che Meloni ha definito «una ferita per tutta l’Europa» in un post sui social, esprimendo condoglianze e condannando la violenza ideologica. Palazzo Chigi ha risposto con “stupore”, precisando che si trattava di solidarietà verso il popolo francese, non di ingerenza.

Meloni ha ribattuto con forza:

“Mi dispiace che Macron la percepisca come ingerenza. Ingerenza è un’altra cosa, per esempio quando un leader eletto dai propri cittadini sente uno Stato straniero dire che vigilerà sullo stato di diritto. Quella è ingerenza”.

Ha perfettamente ragione – e l’ironia è amara. La Francia di Macron ha una lunga tradizione di intromissioni negli affari italiani, spesso con un tono di superiorità che sa di entitlement coloniale. Analizziamo questo schema di ipocrisia gallica con esempi concreti, dove Macron e i suoi hanno giocato volentieri il ruolo di controllori non richiesti.

Torniamo al 2018: il governo Macron accusò l’Italia (allora guidata da Giuseppe Conte) di “cinismo e irresponsabilità” per il rifiuto di far attraccare la nave Aquarius con migranti a bordo

Non fu solo una divergenza politica: fu una pubblica strigliata morale, mentre la Francia manteneva rigidi controlli alle frontiere. Gli italiani replicarono definendo Macron “ipocrita”, ma il danno era fatto: Parigi si ergeva a guardiana illuminata dei valori europei, impartendo lezioni di umanitarismo dall’alto.

L’interferenza si aggravò nel 2019, con il governo populista italiano (M5S-Lega)

Quando il vicepremier Luigi Di Maio incontrò i leader dei gilet gialli francesi – una sfida diretta all’autorità di Macron – la Francia richiamò l’ambasciatore da Roma per la prima volta dal dopoguerra. Il ministero degli Esteri francese denunciò “provocazioni inaccettabili” e “ingerenze indebite”, accusando gli italiani di violare “il rispetto dovuto alle scelte democratiche di una nazione amica e alleata”. Pentola che chiama nera. Macron e i suoi ministri non esitarono a etichettare i politici italiani come portatori di “lebbra populista”, criticando apertamente Salvini e Di Maio per le loro posizioni anti-UE e migratorie.

Non era diplomazia: era un tentativo sfacciato di delegittimare un governo sovrano

Avanti veloce al 2022, con la vittoria elettorale di Meloni. Pochi giorni dopo il suo trionfo, la ministra francese per gli Affari europei Laurence Boone annunciò che la Francia avrebbe “monitorato” lo stato di diritto in Italia, insinuando che l’amministrazione Meloni rappresentasse una minaccia per le norme europee. Meloni reagì furiosa, definendolo “un’inaccettabile minaccia di ingerenza in uno Stato sovrano”. Era l’ennesima lezione dall’Eliseo: l’Italia di destra va tenuta sotto osservazione, come Ungheria o Polonia.

E non dimentichiamo le polemiche migratorie ricorrenti: nel 2023, Stéphane Séjourné (capo del partito di Macron) accusò Meloni di demagogia con politiche “ingiuste, disumane e inefficaci”, aggiungendo che l’estrema destra francese prendeva a modello quella italiana e andava denunciata per “incompetenza e impotenza”.

Meloni replicò: “Non è l’ideale usare noi per i conti interni francesi”

Ora Macron pretende che Meloni taccia su un omicidio politico in Francia, paragonabile al cordoglio globale per George Floyd – quando nessuno invocò il silenzio dal presidente USA dell’epoca. La leadership francese non ha mai esitato a esprimere preoccupazioni, giudizi (spesso catastrofici e supponenti) sul futuro della democrazia italiana, o a interferire con toni da maestrina.

È ora di dirlo chiaramente: basta con questa doppia morale. Se Parigi ama fare la morale all’Italia da decenni, non può stupirsi o offendersi se un leader europeo esprime rammarico per la morte di un ragazzo ucciso per le sue idee

L’Europa non è il cortile di casa di Macron: è un continente di nazioni sovrane, e il silenzio imposto puzza di arroganza imperiale. Meloni ha solo detto la verità – e Macron, con il suo sfogo, ha confermato di essere il primo a non tollerare specchi.

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Tags: FRANCIAGIORGIA MELONIIN EVIDENZAMACRONVIOLENZA
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