L’implosione del regime di Mussolini

Il 25 luglio 1943 cadeva il fascismo

L’implosione del regime di Mussolini. Un cedimento di tutta la struttura portante del regime, per essere più precisi dello Stato stesso, sotto il peso di una guerra persa appena la si era iniziata.

Ci sono due verità storiche. La prima: Il fascismo fu liquidato da parte degli stessi fascisti. Su questo non vi è alcun dubbio, ed è oggettivamente dimostrato, poiché fu il Gran Consiglio del Fascismo, organo supremo del regime, a sfiduciare Mussolini.

La seconda: gli italiani non potevano vincere la guerra sin dall’inizio. Perché il paese si era gettato in una guerra, che non aveva intenzione di combattere. Né il popolo, né i militari. E neppure grossa parte dello stesso regime.

La caduta

Furono gli stessi fascisti a mandare a casa Mussolini. Ovviamente non tutti i fascisti, ma una buona maggioranza di dirigenti ( gerarchi per usare il termine storicamente corretto) nominati o cooptati dal Duce stesso. Tra questi anche suo genero. Dunque non si può assolutamente negare il carattere interno della profonda crisi del regime.

Crisi che sicuramente veniva alimentata da una gravissima situazione militare. Gli alleati erano sbarcati in Sicilia,  Roma era stata bombardata. Però di fatto il regime non seppe compattarsi in una volontà di resistenza nazionale. Anzi andrò a cercare, la maggioranza di esso, di rientrare sotto la tutela di un Re, che si era voleva ridurre precedentemente ad un ruolo poco più che formale.

Non va sottovalutato poi che il fascismo cadde sì sotto la pressione esterna dell’avanzata alleata, ma che tale pressione era dovuta ad una rovinosa conduzione della guerra che aggravava la situazione militare,per un paese debole e per scelte politiche incerte.

Il regime aveva un’ambientazione di grandezza, che avrebbe potuto però essere soddisfatta tramite la capacità di affrontare un conflitto di proporzioni soverchie. Quella capacità che il Giappone dimostrava.

Ma tale forza  di volontà non c’era nel regime italiano, che sperava in una guerra di brevissima durata. Non aveva forgiato il fascismo degli italiani determinati a sopportare lo sforzo di un simile conflitto. Non era lo Stato italiano in grado di reggere. Tanto è vero che Winston Churchill, uomo cinico quanto geniale , inquadrava giustamente l’Italia come il ventre molle dell’Asse.

L’Italia non riuscì neanche a condurre una guerra aggressiva nel Mediterraneo. I giapponesi stessi, erano sconcertati dal fatto che la più potente base navale inglese Malta, non fosse stata espugnata a tutti i costi.

Un fascismo che si sciolse

Altra forte riprova della crisi interna del regime, è l’atteggiamento complessivo dei membri di un partito che aveva egemonizzato in maniera autoritaria il paese per più di vent’anni, alla sua caduta.

Il Re, fece arrestare non solo il primo ministro, ma anche il capo del fascismo: il Duce. Mussolini .E le reazioni dei fascisti furono incerte, quasi nulle. Molti gerarchi si misero a disposizione di Badoglio. Il generale Galbiati, capo della milizia fascista, la consegnò tranquillamente al nuovo Capo del Governo . Nessuna resistenza da parte della forza armata che avrebbe dovuto essere la più resiliente ad un passaggio di consegne.

Ci fu a quel punto un qualcosa che storicamente può essere capito solo se inquadrato in un’analisi completa del carattere degli italiani. Tutto quello che era stato conveniente fino al 25 luglio, dal 26 luglio diventava sconveniente.

L’adesione di massa al regime, era dettata in buona parte, non dalla paura come millantato da tanti storici, quanto piuttosto della prospettiva di avanzare di carriera, di ottenere i benefici, di essere a contatto con un ascensore sociale.

Tutti i veri apostoli del fascismo, erano apostoli di un fascismo rivoluzionario. Erano elementi profondamente motivati, ma tenuti sempre a fare la fronda durante il regime. Marginalizzati. E si ritroveranno certo a Salò . Ma a quel punto come fondatori di un fascismo al potere, che non aveva niente a che vedere con il fascismo del regime precedente. Con quello che aveva governato l’Italia ed aveva ceduto insieme all’Italia. Ne era tutto il più un lontano cugino. Con pochi tratti in comune.

Leggi anche: Governo: barra dritta nonostante le lobby

www.facebook.com/adhocnewsitalia

SEGUICI SU GOOGLE NEWS: NEWS.GOOGLE.IT

Exit mobile version