Liberali di tutto il mondo, scandalizzatevi

Liberali

I liberali di tutto il mondo sono in fermento.
È impensabile che addirittura si pensi di sciogliere un movimento politico, per quanto questo possa essere ritenuto indegno demagogico e pericoloso, con un atto governativo.

Eppure viene auspicato dalle colonne della stampa dall’ex presidente della Camera Gianfranco Fini.

Tale potestà in democrazia non la si può mettere in capo al Governo,  se non solo davanti a comprovati pericoli per la convivenza democratica. Per la sicurezza dello Stato, la stabile convivenza democratica o continui comportamenti violenti, o attacchi alla magistratura.

Fa rabbrividire l’idea di un Parlamento che possa mettere al bando partiti politici che professano idee che non gradisce.

Perché questo è proprio il punto centrale della vicenda: il principio ed il precedente che si andrebbe a creare.

Un precedente dirompente. Liberals o Liberali?

Se si concede ad un’assemblea o a un esecutivo il diritto di sciogliere un partito ritenuto inammissibile, non si potrà in futuro impedire a quell’ esecutivo o a quella assemblea di sciogliere un altro partito, sempre sulla base di valutazioni che in quella sede sarebbero politiche e non giuridiche.

Le leggi le fa l’assemblea legislativa, l’applicazione di esse spetta ai giudici in uno stato liberale e democratico.

Non si può pensare di sostituirsi ai Tribunali.

Non si può pensare, inoltre, che in questi giorni si vada avanti con l’idea di portare in piazza persone il giorno del silenzio elettorale. Nemmeno prendendo come motivazione un pretesto, un gesto comunque da condannare, come la devastazione di una sede sindacale.

Sorge il sospetto che tutto questo sia strumentale.

Solo su un aspetto condivido, infatti, il ragionamento dell’ex presidente della Camera: ossia l’esempio sulla tolleranza strumentale che ebbe la sinistra quando il Movimento Sociale Fiamma Tricolore di Pino Rauti, concorrendo alle elezioni autonomamente, determinò la sconfitta del centrodestra in molti collegi del maggioritario.

O quando gli stessi non ebbero da dire niente nel momento in cui Azione Sociale di Alessandra Mussolini, coalizzata al tempo anche con Fiore di Forza Nuova, presentò proprio la Mussolini a governatore del Lazio e permise la sconfitta di Francesco Storace.

Fu la stessa cattiva coscienza di molti partiti politici di sinistra, in specie il Partito Comunista Italiano, che fece sì che esistesse il Movimento Sociale Italiano: l’aver ammesso la sua presenza, purché si mantenesse un rigido patto istituzionale di esclusione.

L’intento era chiaro

In questo modo si allontanava una ampia fetta di voti di che avrebbe fatto pendere la bilancia elettorale ancor più in favore di partiti alternativi alla sinistra. Partiti sicuramente democratici, che però sarebbero stati marginalizzati in un paese mai stato di sinistra; ulteriormente quei partiti avevano lo scopo di condizionare la democrazia in Italia.

Sarà pensare male, forse, ipotizzare che quando gli estremisti di destra avvantaggiano gli schieramenti a loro avversi, per gli esponenti di sinistra va bene la loro partecipazione, e quando invece li penalizzano il “pericolo del fascismo” viene evocato e tali schieramenti non sono più ammissibili?

In quest’ultima ipotesi il problema non riguarderebbe il sistema democratico italiano, ma bieche strategie politiche e vantaggi di parte.

A ben vedere i veri democratici e liberali non potrebbero fare ricorso a scioglimenti di partiti, senza danneggiare gravemente la credibilità di tutto il sistema paese.

 

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