Le immagini che hanno indignato Firenze

Le immagini che hanno indignato Firenze

Le immagini della maxi rissa scoppiata il 31 dicembre u.s. in Piazza Duomo, nel cuore più simbolico di Firenze, non sono solo cronaca: sono una ferita aperta.

Una violenza che lascia senza parole

Calci, pugni, urla, sedie e tavoli che volano, corpi che si affrontano sotto lo sguardo attonito dei cittadini e dei turisti, a pochi metri dalla Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Una scena indegna, scandalosa, intollerabile

Non è solo una questione di ordine pubblico. È una questione di dignità perduta, di rispetto negato a uno spazio che non è soltanto geografico, ma culturale, storico, identitario.

Quelle immagini hanno “violentato” Firenze, nel senso più profondo del termine, calpestandone il volto, la memoria, il senso stesso di comunità.

La tolleranza diventa una colpa, diventa complicità inerme, quando è applicata al male e oggi Firenze sembra prigioniera proprio di questo equivoco, quello per cui tutto viene giustificato, spiegato, diluito, fino a essere normalizzato

Ma normale non è. E non può esserlo.

È l’ennesimo grave episodio di degrado e violenza a cui assistiamo, inermi dentro una città che appare oggettivamente sempre più pericolosa, soprattutto nelle sue zone simbolo

La grande indignazione che monta tra i cittadini è palpabile.

Non si tratta di un episodio isolato, né di una “ragazzata” da liquidare in poche righe

È l’ennesimo segnale di un degrado che avanza, di una città che troppo spesso appare lasciata sola, senza presidi adeguati, senza regole realmente fatte rispettare, senza una linea chiara.

La politica, a tutti i livelli, non può più voltarsi dall’altra parte

Sono attese posizioni forti, nette, visibili. Non dichiarazioni di rito il giorno dopo, ma scelte concrete sul controllo del territorio, sulla prevenzione, sulle responsabilità. Perché andare avanti così non è più tollerabile.

La meravigliosa Firenze appare decisame stanca, ferita e sanguinante, cosi rischia di morire

E Firenze non vuole morire e non vuole neanche arrendersi all’idea che la violenza sia il prezzo da pagare per la convivenza. Vuole restare una città viva, aperta, ma anche capace di difendere se stessa.

Quelle immagini restano e fanno il giro del mondo, con un danno di immagine immenso

Ma ora resta soprattutto un timore, quello di chiudere il recinto quando i buoi sono già scappati.

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