L’AMBIGUITA’ DELLA SINISTRA SUL DDL CONTRO L’ANTISEMITISMO
Nel momento in cui il Senato è stato chiamato a esprimersi su una proposta di legge contro l’antisemitismo, una parte significativa della sinistra parlamentare italiana ha scelto la strada dell’ambiguità, persino sconfessando Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah e Senatrice a vita.
Il Partito Democratico ha optato per l’astensione, mentre le altre forze della sinistra hanno addirittura votato contro.
Due scelte formalmente diverse, ma che nella sostanza consentono di giungere alla medesima conclusione: assumere una posizione chiara e politicamente coraggiosa su un tema centrale nella cultura democratica europea non è più cosa della Sinistra. Invero, ma questo voto – così come il surreale dibattito di queste settimane innanzi alla proposta Delrio – certifica la totale subalternità delle forze progressiste alle narrazioni ideologiche ed estremiste dei pro pal
Ciò, a dispetto di ogni giustizia, di ogni logica e persino della stessa storia.
La lotta all’antisemitismo non è — o non dovrebbe essere — materia di tattica parlamentare o di equilibri interni agli schieramenti, bensì una questione di civiltà che tocca direttamente la storia del continente, la memoria delle sue tragedie e la credibilità delle sue istituzioni democratiche. Non solo, è una questione di civiltà resa di evidente attualità a seguito del 7 Ottobre e della impennata che il fenomeno dell’antisemitismo ha avuto negli ultimi 3 anni anche in Italia successivamente alla guerra di Gaza.
Oggi c’era da scegliere da che parte stare
Quale messaggio politico e culturale inviare. E, la sinistra si è fatta trovare dalla parte sbagliata della Storia. Una scelta precisa e non un caso di fortuna dunque che ha preferito sacrificare la verità a una questione tattica di equilibri interni e rapporti con l’elettorato assai diviso e attraversato da sensibilità molto diverse sul Medio Oriente.
Ma il risultato è che proprio la principale forza del centrosinistra ha finito per apparire incerta su un terreno che storicamente dovrebbe appartenerle: quello della difesa senza ambiguità contro ogni forma di razzismo e discriminazione.
Tempi che cambiano, o oggi è caduta la maschera svelando il vero volto di una sinistra che ha cavalcato la lotta all’antisemitismo solo come pretesto contro le destre?
Ancora più grave è stata la scelta delle altre componenti della sinistra parlamentare di votare contro la proposta di legge.
Se il PD si è mantenuto nell’ ambiguità, le altre forze politiche che hanno votato contro il DDL, hanno espresso una marcata posizione politica, a giudizio di chi scrive non meno grave.
Negli ultimi anni, in una parte significativa della sinistra europea e italiana, il dibattito sul Medio Oriente ha assunto una dimensione fortemente ideologica
La causa palestinese è diventata, per molti ambienti politici e militanti, un elemento identitario centrale, collidendo in modo clamoroso con la storia, con la giustizia, con la politica e persino con il buonsenso.
Criticare le politiche di un governo — qualunque governo, compreso quello israeliano — è legittimo e fa parte del confronto democratico.
Ma negli ultimi anni, soprattutto nei movimenti più radicali e in alcuni settori del dibattito politico, si è progressivamente diffusa una sovrapposizione tra la critica politica e una narrazione molto più radicale, che tende a delegittimare lo Stato di Israele nel suo complesso, con il pretesto dell’antisionismo
Questa dinamica produce spesso un effetto collaterale: la banalizzazione dei fenomeni di antisemitismo contemporaneo che al contrario e anzi proprio grazie a questo complice silenzio, monta in modo assai pericoloso.
Ebbene, quando ogni discussione sull’antisemitismo viene immediatamente letta come un tentativo di silenziare la critica politica a Israele, il rischio è che la lotta contro l’odio antiebraico venga indebolita proprio nel momento in cui sarebbe necessario rafforzarla e si lasci spazio a una violenza che non deve essere tollerata
Il problema non è, naturalmente, soltanto parlamentare. Riguarda un clima culturale più ampio.
Negli ultimi anni in tutta Europa — e anche in Italia — si sono moltiplicati episodi di antisemitismo: atti vandalici, slogan nelle manifestazioni, intimidazioni nelle università, aggressioni fisiche e linguaggi d’odio sui social network.
In molti casi questi fenomeni si alimentano proprio di quella confusione tra conflitto geopolitico e identità religiosa o culturale
In questo contesto il ruolo della politica diventa decisivo. Le istituzioni democratiche dovrebbero essere il luogo in cui questa confusione viene respinta con chiarezza.
Quando invece prevalgono esitazioni, distinguo e tatticismi, il messaggio che arriva alla società rischia di essere opposto: che su questi temi esistano zone grigie.
Per la sinistra europea questo voto sa di sconfitta storica
Come detto, sebbene per decenni la sinistra si è fatta alfiere della lotta all’antisemitismo contro l’estrema destra, oggi che quello stesso antisemitismo è cavalcato senza pudore dal proprio elettorato, (essa) diviene afasica o talvolta addirittura connivente.
Una Caporetto morale per la sinistra che tuttavia questa, tronfia della presunzione di una asserita e mai provata superiorità morale, non si avvede né si avvedrà in futuro
Intendiamoci, non perché la proposta di legge non possa essere discussa, criticata o migliorata. Ma il segnale politico che emerge da astensioni e voti contrari è inevitabilmente e comunque gravissimo.
D’altro canto, la approvazione del DDL nonostante queste prese di posizione rappresenta un momento storico e la vittoria di chi si è sempre battuto a fianco di Israele contro la sua mostrificazione, per ristabilire un principio di verità
Da oggi, essere antisemita sarà molto più difficile e, soprattutto, comporterà delle serie conseguenze. Di questo possiamo solo gioire!
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