La Uil lascia da sola la CGIL di Landini. Gli applausi a Meloni non sono un incidente. Sono il riconoscimento dei fatti.
C’è un’immagine che racconta più di tante polemiche: quella di Giorgia Meloni applaudita ai congressi di CISL e UIL. Non è un dettaglio di colore e nemmeno un’improvvisa conversione politica del sindacato.
È il riconoscimento che, quando un governo produce risultati concreti, anche interlocutori storicamente distanti possono prenderne atto
Per anni una parte della sinistra ha descritto il governo Meloni come un esecutivo destinato allo scontro permanente con il mondo del lavoro. La realtà, ancora una volta, si è dimostrata più complessa degli slogan. La presidente del Consiglio ha partecipato ai congressi di CGIL, CISL e UIL. L’accoglienza non è stata ovunque la stessa, ma il dato politico è evidente: nei congressi di CISL e UIL gli applausi sono stati convinti e ripetuti. Non un’adesione alla maggioranza, bensì il riconoscimento di alcune scelte ritenute efficaci.
Le ragioni non sono difficili da individuare. Il governo ha reso strutturale la riduzione del cuneo fiscale, destinando quasi 13 miliardi di euro a un alleggerimento del peso fiscale sul lavoro e ampliando la platea dei beneficiari grazie all’innalzamento della soglia di reddito fino a 40 mila euro
Con la manovra 2026 è arrivata anche la riduzione della seconda aliquota IRPEF dal 35 al 33 per cento, con un beneficio che interessa soprattutto il ceto medio.
Ma è il mercato del lavoro a offrire il dato più significativo. Ad aprile 2026 gli occupati sono aumentati di 123 mila unità rispetto al mese precedente e di 269 mila rispetto all’anno precedente. Il tasso di occupazione ha raggiunto il 63,1 per cento, il livello più alto degli ultimi vent’anni, mentre la disoccupazione è scesa al 5,1 per cento. Anche quella giovanile continua a diminuire. Si può discutere quanto questi risultati dipendano dalle politiche del governo e quanto da dinamiche economiche già avviate. Ciò che non si può fare è fingere che quei numeri non esistano.
Il governo ha inoltre puntato sul rafforzamento della contrattazione collettiva, sul contrasto ai contratti pirata e su un sistema che lega maggiormente sicurezza sul lavoro, incentivi pubblici e appalti. Scelte che hanno trovato apprezzamento proprio in una parte del mondo sindacale
Naturalmente nessuno dovrebbe sostenere che tutti i problemi siano stati risolti. I salari italiani restano troppo bassi, la produttività cresce poco, il costo della vita continua a pesare sulle famiglie e il tasso di occupazione rimane inferiore alla media europea. L’inflazione, inoltre, riduce parte dei benefici ottenuti attraverso il taglio delle imposte. Sono limiti reali che sarebbe sbagliato ignorare.
Ma proprio per questo gli applausi assumono un significato ancora più rilevante. Non premiano un governo perfetto; riconoscono una direzione di marcia. In democrazia è normale criticare chi governa. Meno normale, purtroppo, è riconoscere quando vengono raggiunti risultati oggettivi
Chi continua a interpretare ogni gesto esclusivamente attraverso le categorie dell’appartenenza politica rischia di perdere il contatto con la realtà. Se una parte del sindacato applaude un governo di centrodestra, non significa che abbia cambiato identità. Significa che, almeno su alcuni temi, ha ritenuto corretto riconoscere risultati concreti.
Forse è proprio questa la lezione più importante. La buona politica non dovrebbe essere giudicata in base ai pregiudizi ideologici, ma sulla capacità di migliorare, anche gradualmente, la vita delle persone. E quando i fatti prevalgono sulla propaganda, perfino un applauso può diventare una notizia politica.
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