La strana storia di un “liquidatore” profetico

La strana storia di un “liquidatore” profetico

Una frase di Mino Martinazzoli, che per molti passa alla storia come il “liquidatore” della DC, ci sembra oggi di grande attualità.

Anche la storia alterna intempestività e tempestività insperate. Cosa scrisse Martinazzoli: ”L’unità politica dei cattolici non è certamente un dogma come, però, non è un dogma neanche la diaspora politica dei cattolici”.

Quali riflessioni possono scaturire da quella frase che lui stesso avrebbe definito “pensosa”?

No a sovranità limitate

La prima: i cattolici italiani in politica devono ricominciare a ragionare togliendosi di dosso la tunica di Nesso della “sovranità limitata”. Ormai i cattolici italiani rischiano di essere funzionali solo a progetti di altri, magari con la “licenza” di interessarsi a specifiche aree identitarie e poco più. Ed anche in tali ambiti sono preposti alle istruttorie culturali, mentre mediazioni e conclusioni sono fatte da altri, magari in nome della sintetica ragione di Stato.

Sturzo e la laicità della politica

Seconda considerazione: l’altra sudditanza da cui smarcarsi con decisione è quel residuo di clericalismo, duro a morire, che tende spesso a subordinare scelte e disegni strategici all’investitura ufficiale della gerarchia. E la memoria non può che andare a Don Luigi Sturzo, sacerdote e politico, che, pur sostenuto da una limpida e ferma ispirazione cristiana, teorizzò ed incarnò (pagando di persona) la laicità della politica. Questa responsabilità e libertà deve essere da noi recuperata integralmente, come segno di rischiosa ed autonoma scelta nella e per la città degli uomini.

Perchè rinunciare alla nostra visione architettonica?

Terza: è nostra profonda convinzione che l’ispirazione cristiana in politica, pur in tempi complicati come i nostri, sia una delle poche culture politiche “applicate” a disporre di una visione architettonica completa ed integrale del bene comune. Dinanzi al primato dell’economicismo su tutti i fronti, che misura ogni problema con l’ottimizzazione dei risultati e dei conti, il nostro carisma, etico prima ancora che storico, è quello di mirare a centrare non solo i parametri finanziari ed economici, ma anche e soprattutto quegli “indicatori” che, prioritariamente, ambiscono alla giusta felicità di ogni persona nella sua comunità di vita e lavoro, realizzandola integralmente.

Europa: occasione per porre fine alla diaspora

Ed ancora: se c’è un terreno tanto scivoloso quanto privilegiato in cui tentare questa inversione di tendenza, questo ci sembra essere proprio il perimetro europeo, che, non possiamo tacerlo, rispetto ai “sogni” dei fondatori (quasi tutti democratico-cristiani) ha perduto molto della sua forza propulsiva a livello etico e “spirituale”. E’ l’occasione per battere un colpo, non solo per affermare un diritto di tribuna, ma per riportare insieme in Europa la contagiosa vis dei padri fondatori ispirati ai valori cristiani.

L’occasione per porre fine a questa “diaspora” tra pochi mesi potrebbe materializzarsi. Sarebbe la nemesi buona di Mino Martinazzoli. Colui che ha di fatto liquidato l’ultima grande esperienza unitaria dei cattolici italiani in politica potrebbe essere il “profeta” insperato della fine della diaspora.

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