LA SINISTRA FIORENTINA NON SI SMENTISCE MAI.
TASSE E MULTE AL MASSIMO
A Firenze, si sa, tutto costa un po’ di più. Il caffè, l’affitto, la bolletta, il parcheggio. Ora manca solo un ultimo ritocco: le tasse locali.
Perché quando una città è già cara, l’unico vero obiettivo rimasto sembra essere quello di salire ancora sul podio, possibilmente dietro Venezia, magari davanti a Milano, così da poter dire con orgoglio che sì, anche questa volta Firenze non si è fatta mancare niente
Partiamo dai numeri, che sono meno ideologici delle parole. Oggi un fiorentino con un reddito superiore a 25.000 euro paga al Comune un’addizionale IRPEF dello 0,2 per cento. Poco, dirà qualcuno. Vero.
Alla Regione Toscana, però, lo stesso contribuente paga molto di più: per lo scaglione che va dai 28.000 ai 55.000 euro l’aliquota regionale sfiora l’1,7 per cento.
Tradotto: per un reddito tipico da lavoro dipendente tra 25.000 e 36.000 euro – quello più diffuso in città – la tassazione locale complessiva (Comune più Regione) arriva già oggi a circa l’1,9 per cento dell’imponibile. Non è un’opinione, è matematica
Ed è proprio questo lo scaglione più affollato. Non i ricchi da copertina, non i poverissimi esentati, ma la classe media vera: impiegati, tecnici, insegnanti, professionisti normali. Sono loro che tengono in piedi il gettito. Sono loro che non possono scappare. Sono loro che, guarda caso, diventano sempre il bersaglio ideale quando qualcuno decide che “si può fare di più”.
La Regione Toscana, governata dalla sinistra da decenni, quel “di più” lo ha già fatto
Ha portato l’addizionale regionale praticamente al massimo consentito dalla legge. Margini non ce ne sono quasi più. È già successo. È un fatto. Il Comune di Firenze invece è rimasto finora più prudente, mantenendo l’aliquota comunale bassa.
Ma ora, con grande senso del tempismo, dalla maggioranza che governa Palazzo Vecchio arriva la proposta: studiamo una rimodulazione progressiva. Che tradotto dal politichese significa una cosa sola: aumentiamo le tasse a qualcuno.
A chi? Sempre agli stessi
Perché sotto i 25.000 euro non si paga nulla. Sopra, si paga tutto. E se domani l’aliquota comunale dovesse salire anche solo a metà del massimo consentito (0,8 per cento), il conto per la classe media diventerebbe improvvisamente molto più salato. Fortuna che esiste un tetto imposto dallo Stato, altrimenti l’appetito fiscale locale, già ben allenato, rischierebbe di non conoscere limiti.
Il paradosso è che tutto questo avviene mentre Firenze scivola nelle classifiche che contano davvero
È tra le città più care d’Italia per costo della vita. È tra quelle dove la pressione fiscale locale cresce più velocemente. È anche una delle città dove la percezione di insicurezza aumenta, con furti e rapine che colpiscono proprio chi lavora, paga e resta. Oltre il danno, la beffa: più tasse, meno serenità.
Eppure il racconto resta sempre lo stesso
Redistribuzione, equità, giustizia sociale. Parole nobili, che però nella pratica si traducono in una strategia molto semplice: spremere il ceto medio per continuare a finanziare sussidi a pioggia, bonus selettivi e politiche clientelari rivolte a quello che viene considerato l’elettorato di riferimento. Robin Hood, ma al contrario: si prende ai contribuenti stabili per distribuire consenso.
Italia Viva oggi protesta, si agita, si indigna
Dimenticando però di aver fatto per anni da stampella politica a questa gestione, consentendo che Firenze diventasse un laboratorio permanente di populismo fiscale di sinistra. Ora scoprono che il laboratorio produce tasse. Una sorpresa solo per chi finge di non vedere.
La verità è semplice e poco ideologica: se guadagni più di 25.000 euro a Firenze, sei già nel mirino. Se guadagni tra 25.000 e 36.000 euro, sei il bersaglio perfetto: abbastanza da pagare, non abbastanza da scappare
E se oggi paghi quasi il 2 per cento di addizionali locali, domani potresti pagare di più. Non perché i servizi migliorano, ma perché qualcuno ha deciso che c’è ancora spazio per mungere.
Ringraziamo almeno il legislatore nazionale per aver messo un tetto. Perché al limite massimo di legge si arriva in fretta. Al limite del pudore, molto meno.
E mentre tutto questo accade, in Consiglio comunale c’è anche chi prova a fare opposizione sui numeri, non sugli slogan.
Il consigliere Chelli ha più volte criticato il bilancio della città, segnalando squilibri, priorità discutibili e una gestione che scarica sempre sul solito contribuente il peso delle scelte politiche. Il problema è che a quelle critiche, puntuali e documentate, non sono mai arrivate risposte serie
Al massimo qualche formula rituale, molta retorica e nessun chiarimento su dove finiscano davvero i soldi dei fiorentini.
Più espliciti, Barbagianni e Sabatini della lista Schmidt, che hanno fatto notare una cosa elementare: se il Comune dovesse davvero aumentare le tasse ai fiorentini, sarebbe un enorme favore alle opposizioni. Un autogol politico di proporzioni notevoli. Ed è vero.
Ma il punto è un altro, ed è ancora più grave: il favore lo hanno già fatto
Perché non serve portare un aumento in aula per perdere credibilità, basta anche solo pensarlo, annunciarlo, studiarlo.
Basta far capire ai cittadini che, quando i conti non tornano, la prima risposta è sempre la stessa: mettere mano alle loro tasche.
Il messaggio che passa è chiarissimo
A Firenze chi governa considera normale che il ceto medio paghi, stia zitto e ringrazi. E se poi la città diventa più cara, meno sicura e più oppressiva fiscalmente, pazienza: l’importante è tenere in piedi il racconto ideologico.
Peccato che, alla fine, l’ideologia non si scarichi in dichiarazione dei redditi.
L’IRPEF sì
Forse, per una volta, sarebbe il caso che i fiorentini andassero a votare con una scheda un po’ diversa in testa. Non solo i manifesti, non solo le promesse, ma anche il proprio 730. Guardando bene due righe spesso ignorate: addizionale IRPEF regionale e addizionale IRPEF comunale. Perché è lì, più che nei comizi, che si misura davvero il rispetto che una classe politica ha per chi lavora, paga e resta.
