La separazione delle carriere: un passo di civiltà democratica

Magistrati

La separazione delle carriere: un passo di civiltà democratica

Il referendum confermativo del 22 e 23 marzo 2026 chiama gli italiani a decidere su una riforma costituzionale di grande rilievo: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, il sorteggio per i loro componenti e la creazione di un’Alta Corte Disciplinare.

Al centro del dibattito c’è un principio semplice e fondamentale: in una democrazia moderna chi giudica deve essere terzo e imparziale

La terzietà del giudice non è un optional ma il pilastro dell’equo processo e del sistema accusatorio che l’Italia ha adottato con il codice di procedura penale del 1989 ispirato da Giuliano Vassalli. Come spiegava Silvio Berlusconi l’accusatore deve essere l’avvocato dell’accusa il difensore l’avvocato della difesa mentre il giudice resta al di sopra delle parti rispondendo solo alla legge. Confondere i ruoli tra chi accusa e chi giudica crea ambiguità incompatibili con la garanzia di imparzialità
Piero Calamandrei difendeva strenuamente l’indipendenza del pubblico ministero dal potere esecutivo dal Governo e su questo non ci sono dubbi né divisioni.

La riforma non tocca quel principio sacro: non subordina il PM al Governo né lo rende dipendente dall’esecutivo. Anzi introduce garanzie costituzionali più solide per preservarne l’autonomia

Citare Calamandrei per opporsi alla separazione è suggestivo ma fuori tema perché qui non si discute di asservimento politico bensì di distinzione netta dei ruoli per rafforzare la terzietà del giudice

Lo diceva chiaramente Giovanni Falcone: il pubblico ministero deve essere parte processuale come le altre e non può essere confuso con il giudice. Falcone auspicava una distinzione più netta proprio per evitare che l’accusatore finisca per assomigliare a un para-giudice. Anche Giuliano Vassalli padre del codice accusatorio riteneva fisiologica la separazione tra chi esercita l’azione penale e chi giudica.

Marta Cartabia ha più volte sottolineato che la separazione delle funzioni e la terzietà del giudice sono elementi essenziali del giusto processo contemporaneo

La riforma non indebolisce nessuno né intacca l’indipendenza della magistratura che resta garantita e risponde solo alla legge. Distinguere le carriere chiarisce i ruoli bilancia accusa e difesa completa il passaggio al sistema accusatorio senza togliere autonomia al PM.

Nessuno vuole un pubblico ministero al servizio del Governo: sarebbe incostituzionale e antidemocratico

La proposta è trasversale: persino esponenti del PD come Debora Serracchiani l’hanno inclusa tra le riforme possibili in passato

Guardando oltre i confini l’Italia appare isolata. In 22-25 paesi su 27 dell’Unione Europea le carriere sono già separate con modelli che variano ma garantiscono indipendenza (Germania Portogallo Paesi nordici e molti altri). Lo stesso vale per Gran Bretagna Stati Uniti Canada Giappone Australia e quasi tutte le democrazie avanzate.

L’Italia insieme alla Grecia resta tra le rarissime eccezioni con un modello unitario ereditato dal passato che oggi stride con i principi di una giustizia moderna equilibrata e credibile

Questa consultazione non riguarda la velocizzazione dei processi tema importante ma distinto. Si tratta di una riforma di rango costituzionale che tocca il bilanciamento dei poteri e la qualità dell’equo processo.

Votare sì significa scegliere un’evoluzione verso maggiore imparzialità chiarezza dei ruoli e allineamento con le migliori prassi democratiche.

Perché in una civiltà giuridica evoluta chi giudica deve essere terzo sempre e senza ambiguità.

Leggi anche:

Exit mobile version