LA RUSSA RIVENDICA LA LIBERTÀ DI ASCOLTO

LA RUSSA RIVENDICA LA LIBERTÀ DI ASCOLTO

​Sussiste un riflesso condizionato, un atavismo ideologico mai sopito, che spinge il Partito Democratico a ergersi a doganiere delle relazioni istituzionali.

L’episodio che vede protagonista Ignazio La Russa, reo agli occhi del Nazareno di aver concesso udienza ai rappresentanti dell’associazione “Famiglia nel Bosco”, non è che l’ennesima epifania di un moralismo che pretenderebbe di decretare chi sia degno di cittadinanza politica e chi, invece, debba restare confinato nell’oblio sociale.

​L’autonomia del mandato e la dignità delle cariche

​La replica del Presidente del Senato non è solo un esercizio di fermezza temperamentale, ma una necessaria lezione di grammatica democratica. Affermare di non dover chiedere “permesso” alcuno per esercitare le prerogative del proprio ufficio significa difendere la natura stessa della rappresentanza.

Un’istituzione che filtrasse i propri interlocutori sulla base del gradimento della forza d’opposizione cesserebbe di essere un presidio di garanzia per farsi strumento di fazione

​La Russa, con una sintesi che non ammette repliche, ha tracciato un confine netto: la libertà di ascolto non è oggetto di trattativa. Il tentativo della sinistra di istituire un “cordone sanitario” attorno a realtà non allineate ai canoni del progressismo contemporaneo si scontra con la realtà di una nazione plurale, che esige ascolto e non veti preventivi.

​La fine dei veti ideologici e il primato della politica

​Il livore delle critiche riflette lo smarrimento di chi, per decenni, ha confuso l’egemonia culturale con il diritto di rilasciare patenti di agibilità democratica. È l’antico vizio di una certa intellighenzia che rifugge la dialettica, preferendo la scomunica. Eppure, in una democrazia matura, il confronto con il territorio e con le sue articolazioni — comprese quelle che più ferocemente urtano la sensibilità dei “maestri del pensiero unico” — costituisce un dovere che il Presidente del Senato onora con la schiena dritta.

“Se ne facciano una ragione”: in questo monito risuona la consapevolezza di una stagione politica mutata. L’era in cui l’agenda istituzionale doveva passare al vaglio censorio di una specifica area culturale è definitivamente tramontata.

​Conclusioni

​In definitiva, la difesa della libertà d’incontro operata da La Russa rappresenta una vittoria per l’architettura costituzionale stessa.

Rivendicare il diritto di non subire il giogo dei tutori della morale altrui significa restituire dignità e autonomia alle cariche dello Stato

La sinistra, prigioniera dei propri fantasmi e di una vocazione all’esclusione che ha già decretato il suo isolamento elettorale, farebbe bene a meditare: la politica dei veti non può e non deve trovare asilo nei corridoi del Senato.

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