LA RIFORMA FIGLIA DI MOLTI BABBI


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LA RIFORMA FIGLIA DI MOLTI BABBI

” Con le riforme non si mangia”. E’ la paráfrasi di un’ infelice uscita di Giulio Tremonti.

Potrebbe attagliarsi alla mossa di Giorgia Meloni sulla proposta di riforma costituzionale presentata di recente.
“La riforma costituzionale come arma di distrazione di massa del Governo?”.

Se lo chiede un commentatore non di sinistra e noto per aggirarsi nei retrobottega della politica romana

Costui dà una spiegazione della brutalità con la quale è stato introdotto l’argomento: “..la Meloni, la riforma costituzionale non la vuole fare. Se fosse stata davvero intenzionata avrebbe dovuto cogliere l’occasione per volare alto, allargando il suo orizzonte ed aprendo un tavolo con le migliori intelligenze di destra e di sinistra del Paese. Buttando invece sul tappeto in questo modo il tema delle riforme, per spostare l’attenzione dalla legge di bilancio e dall’inadeguatezza di alcuni ministri, non fa che compattare le opposizioni contro di lei, ottenendo quello che più ama da sempre: un nemico da combattere. ”

Si sarebbe di fronte a un’altra “ammuína”a effetto,tipo instagram

Non a caso le prime bocciature al testo sono arrivate da costituzionalisti d’area.Fuoco amico e più letale.
È giusto ricordare che ‘la madre di tutte le riforme ” è in realtà ” la figlia di molti babbi”. Basti evocare l’assunzione del progetto di premierato che fece la Commissione di riforma costituzionale presieduta da Massimo D’Alema.

Nel 2008 poi la arruolò espressamente nella Costituzione materiale Giorgio Napolitano quando incaricò Silvio Berlusconi in quanto leader della parte vincente.

Circostanze che mettono in difficoltà una sinistra che oggi grida allo scandalo per una soluzione a suo tempo caldeggiata e sostenuta.

Sul versante Meloni,alla mancanza di novità,agli scopi del colpo di teatro e alla scontata quanto consapevole futura bocciatura si aggiunge uno sfregio istituzionale.

Le regole è noto le scrivono le assemblee non gli esecutivi

Le regole sono opera di tutti, proprio per garantire le minoranze verso le maggioranze e il potere che i numeri assicurano loro.

Quando si insediò il governo democratico dopo la fine del fascismo,nessuno si sognò di stendere e approvare una Costituzione. Nonostante i tempi emergenziali,le urgenze della ricostruzione, il mutamento dei principi fondanti del paese, quel governo che peraltro era formato da tutti i partiti indisse elezioni per un’Assemblea costituente.

Pochi anni fa il governo Renzi propose una riforma firmata da Renzi stesso e dal ministro Boschi.

Il progetto fu valutato un atto di governo,come in effetti era, e le opposizioni ( quasi) tutte, fecero le opposizioni.

Il referendum successivo fu un voto non sul progetto di riforma ma pro o contro il governo e il suo leader.

Oggi il governo Meloni si comporta nel medesimo modo

Nessuno può ritenere neutro e esente da contenuti di parte un sistema di regole scritte da chi governa e non da tutti gli attori.

Provvedimento che sicuramente sbatterà sul risultato referendario,poiché,conti alla mano, circa il 75/80% degli elettori è potenzialmente contrario a Meloni.
Frattanto diversamente dalle promesse, le accise sono sempre lí, come gli oneri aggiunti e le tasse sulle bollette energetiche, mentre i mutui crescenti, l’inflazione con l’inseparabile deflazione si fanno compagnia.

Le origini e le promesse di questo governo guardavano da un’altra parte.
Fra le promesse un riequilibrio e una resurrezione della dignità del ceto medio, una limitazione del potere di banche e funzionariato.

Dopo un anno lo squilibrio è geometricamente aumentato, le banche e i funzionari con tasse, interessi e balzelli dilagano e l’ormai quasi ex ceto medio ha rimpolpato le schiere dei poveri assoluti.

Oggi sono stimati in 9 milioni circa ( + 2/3 milioni in un anno ) e le famiglie in stato di indigenza estrema sono raddoppiate da 1 a 2 milioni nello stesso periodo.

Ecco allora il ballon d’essai, l’arma di distrazione di massa

Le riforme, per la serie ‘noi manteniamo le promesse’.

Ma come si diceva con le riforme non si mangia.

E il premierato diventerà una carta di ‘Poveropoli’, nuovo gioco da tavolo con le regole scritte da chi tiene il mazzo.

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