La neolingua non passerà. Parola della Crusca

La posizione espressa dall’Accademia della Crusca sull’utilizzo dell’asterisco o della schwa nella lingua italiana come veicolo di parificazione o meglio, neutralizzazione di genere affonda decisamente la linguistica politcally correct.

L’inganno dell’ideologia progressista

La prestigiosa accademia linguistica individua la spinta all’utilizzo di tali segni grafici in una impronta ideologica proveniente dagli ambienti progressisti di oltreoceano che attraverso una manipolazione del linguaggio da tempo ormai attacca senza sosta la distinzione di genere. Il pretesto è quello di depurare il linguaggio dal suo presunto retaggio maschilista in favore di una maggiore apertura linguistica e quindi culturale.

Ma si tratta di un inganno. Di un “aliud pro alio” foriero di notevoli strumentalizzazioni.

Se in linea teorica un linguaggio maschilista orienta la percezione verso un approccio maschilista, non si può negare la totale inconferenza di questo assunto con l’utilizzo dell’asterisco e della shwa.

Asterisco e schwa come strumenti della dittatura dell’egualitarismo

Questi segni grafici, infatti, non sono indirizzati minimamente alla tutela del femminile o a una marcatura di favore in tal senso. Bensì essi sono volti a neutralizzare (cioè, letteralmente, rendere neutro) il linguaggio abolendo ogni distinzione a favore di un indistinto unicum tendenzialmente informe. La differenza cessa di essere un elemento di valorizzazione ma diventa un nemico da abbattere in nome di una egualitarismo peloso che tutto avvolge.

La distorsione del diritto individuale di libertà verso un evidente capriccio gender fluid (che nulla ha a che vedere con la tutela delle persone omosessuali e transgender) vorrebbe tradursi sul piano linguistico-culturale in un appiattimento neutro. Una notte in cui tutte le vacche sono nere, per citare un celebre filosofo ottocentesco.

L’asterisco per comprendere ogni tipo di genere (naturale o artificiale) o la schwa per abolire la coppia maschile/femminile non lasciano dietro di sé maggiore comprensione linguistica, ma alimentano caos e confusione. La libertà diventa anarchia, regno dell’arbitrio che condanna senza appello chi si oppone. Anche quando gli oppositori sono donne femministe che, come accaduto in Inghilterra sono vittime di una vera e propria cancel culture o “damnatio memoriae”.

Queste, ree di aver osato organizzare convegni sul rapporto di genere e su maternità e paternità hanno aizzato le folle (o le follie) degli attivisti LGBT che non si riconoscono nella tradizionale partizione.

L’impronta ideologica è evidente e bene ha fatto la Crusca a rilevarne l’origine.

Cambiare la lingua è modificare l’esperienza soggettiva

Testa d’ariete di un progressismo radical chic sempre più lontano dalla realtà dei fatti e che, privo di idee realmente innovative, la battaglia sulla neutralizzazione di genere è assai pericolosa, benchè apparentemente bagatellare.

Il linguaggio è la traduzione della esperienza soggettiva e modificando il primo, medio tempore si modificherà anche la percezione della seconda. Ben lo sapeva George Orwell che nel suo “1984” evidenziava come la dittatura della classe dirigente passava attraverso l’imposizione di una neolingua capace di anestetizzare lo spirito critico, la coscienza civica e in ultima analisi, l’essere umano.

Se è vero che siamo capaci di pensare in funzione di quante (e quali) parole conosciamo, è evidente che la modificazione del linguaggio determina un cambiamento nella quantità e nella qualità del pensiero.

Questa è l’essenza dell’ideologismo “woke” veicolato dalla battaglia linguistica a favore dell’asterisco e della schwa giustamente stigmatizzato dalla Crusca.

Il caso di Firenze: quando le istituzioni si piegano alla neolingua

E quanto tale forzatura ideologica sia penetrata nel mondo progressista lo dimostra la scelta di qualche giorno fa del Sidaco di Firenze Nardella, il quale ha pensato bene di indicare proprio l’asterisco nell’intestazione delle circolari comunali. Il “gentilissimi/e” (che già assolveva ampiamente alla funzione inclusiva dell’incipit) era stato sostituito da “gentilissim*” che invece rendeva fluido il destinatario. Ma, come fa osservare la Crusca, fluido non significa inclusivo. E’ un altra cosa e proprio perché il linguaggio è così importante, è bene non dimenticare la differenza.

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