La musica sul tetto del Maggio: pieno successo di un Barbiere di qualità

Molti applausi per lo spettacolo nell'ormai classico allestimento di Damiano Micheletto ripreso da Stefania Grazioli, con un buon cast e l'ottima direzione di Riccardo Bisatto

Foto di scena di Michele Monasta (fonte: Ufficio Stampa MMF)

Musica sotto le stelle: la cavea del teatro del Maggio ospita uno spettacolo ben conosciuto ma sempre gradito al pubblico fiorentino: il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini nell’allestimento di Damiano Micheletto. Uno spettacolo agile ed essenziale: un “viaggio in treno” da Siviglia a Firenze e ritorno, caratterizzato dall’assenza di scene e da una presenza a di sedie rossi e palloncini, il cui esordio risale ormai al 2005 al teatro romano di Fiesole e più volte ripreso in seguito in varie sedi: memorabile quella del 2022 nella sala Mehta con la direzione di Daniele Gatti. L’ultima volta è stato nel 2024 proprio nella cavea, con un cast quasi completamente diverso. I personaggi poi vengono “letti” in parte un po’ come “maschere” sullo stile della commedia dell’arte, grazie anche ai variopinti e fantasiosi costumi: Figaro ha capelli che alludono a orecchie volpine e baffi, Don Basilio è un vero e proprio “rettile” con tanto di lunga coda, Don Bartolo un perfetto pedante barbogio …

Nello spazio scenico ridotto della cavea però lo spettacolo funziona molto bene; merito indubbio anche di Stefania Grazioli, che riprende l’allestimento di Micheletto con i divertenti costumi di Carla Teti e l’ottimo gioco di luci di Andrea Locorotondo. La regista cura molto i movimenti scenici e la gestualità dei personaggi, accentuandone la vis comica in un gioco tra il plautino – con il proverbiale antagonismo tra servo astuto e vecchio libidinoso e babbeo, e la commedia dell’arte, con tanto di match pugilistico tra Almaviva e Bartolo nel finale del primo atto.

Un gioco scenico insomma molto ben calibrato e in perfetta sintonia con l’orchestra guidata da una bacchetta davvero all’altezza della situazione. Il maestro Riccardo Bisatti (classe 2000), che già aveva diretto l’edizione del 2024, si conferma ancora una volta un talento straordinario e un nome da tenere d’occhio per il futuro. Le rappresentazioni all’aperto sono senza dubbio suggestive – e questa in cavea possiede un fascino tutto suo – ma, per quanto buona possa essere l’acustica, inevitabilmente qualcosa si disperde; un limite penalizzante soprattutto per un’opera come Il barbiere, capolavoro assoluto anche sotto il profilo strumentale. Bisatti dirige con gesto sicuro e tempi scattanti, in perfetta coordinazione con il palcoscenico, mostrando sempre una grande cura per i dettagli, per i celebri crescendo e per le dinamiche orchestrali. Insieme all’Orchestra del Maggio, il direttore dà così vita a quel vero e proprio miracolo rossiniano che è la partitura del Barbiere, restituita in tutto il suo splendore ricco di colori e sfumature.”

Buono il livello del cast: Figaro è il baritono coreano Min Kim. Classe 1991, già allievo dell’Accademia del Maggio, vincitore del premio voci mascagnane 2022, Kim ha ricoperto diversi ruoli, buffi e seri, come il capitan Spaventa delle Maschere o Alfio in Cavalleria Rusticana. Dotato di ottima presenza scenica, di un buon fraseggio e di grande sicurezza nel sillabato, affronta il ruolo con verve ed energia, supportato da un adeguato volume vocale ben gestito anche nei momenti di insieme. Il tenore Marco Ciaponi è un Almaviva piuttosto irruente e spiritoso, soprattutto negli “scontri” con Don Bartolo e nel Pace e Gioia dell’inizio del secondo atto; dotato di una voce elegante e dal bel timbro chiaro e capace di accensioni liriche appassionate, come nel bellissimo se il mio nome saper voi bramate. Per Don Bartolo e Don Basilio una coppia di bassi- baritoni rinomata e collaudata, dalla notevole vis comica e abilità vocale: Roberto de Candia è un Bartolo …barbogio quanto basta, abilissimo nel sillabato (eccezionale il suo signorina un’altra volta quando Bartolo andrà fuori) e con una voce corposa e piena; mentre Giorgio Caoduro dà vita a un Don Basilio viscido e … sibilante, che trova il suo vertice nell’aria della calunnia, in cui emerge anche un timbro caldo e insinuante.

La Rosina del mezzosoprano russo Alexandra Meteleva (anch’essa già allieva dell’Accademia del Maggio) spicca per verve, una discreta petulanza e una vocalità dal colore brunito, particolarmente a suo agio tra agilità e acuti. Peccato solo che lo spazio all’aperto non riesca a rendere piena giustizia alla sua reale portata vocale. Molto bravi anche la Berta di Aloisia de Nardis, che si destreggia benissimo nell’aria il vecchiotto cerca moglie, e Gonzalo Godoy Sepùlveda nel doppio ruolo di Fiorello/Un ufficiale.  Sempre impeccabile il coro del Maggio (qui presente solo nella componente maschile) preparato da Lorenzo Fratini.

Applausi convinti e calorosi da un pubblico numeroso che non si è lasciato scoraggiare dalla terribile calura di questi giorni. Un successo dunque sia di qualità che di presenze, complici sicuramente anche i cieli fiorentini (non bigi come quelli di Boheme) che sembrano più vicini sul tetto del teatro, il gelato gentilmente offerto dallo sponsor Sammontana, accolto con grande entusiasmo e …una coda più lunga di quella di Don Basilio; ma naturalmente, la musica sopra ogni cosa, soprattutto quella del Maggio.

 

La recensione si riferisce allo spettacolo del 14 luglio. Ultima replica da non perdere: sabato  18 luglio, ore 21.

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