La misura è colma, ma non è solo questione di cabine: Firenze è un far west turistico

La misura è colma, ma non è solo questione di cabine: Firenze è un far west turistico.

di Enomis, 9 ottobre 2026

Una conducente di bus insultata e presa a sputi in via Nazionale, a pochi passi dal cuore della città, da un uomo a bordo di un monopattino elettrico. Fast Confsal parla di “ennesima aggressione” e dice che “la misura è colma”. Ha ragione, e lo dico subito senza giri di parole: le rivendicazioni del sindacato sono sacrosante.

Chiedere cabine isolate, sistemi di allarme a intervento immediato, presidi costanti delle forze dell’ordine non è un capriccio, è il minimo sindacale (in tutti i sensi). Da aprile le richieste cadono nel vuoto. Il 31 agosto il sindacato ha definito “ridicola” la soluzione di prolungare la paratia del posto guida. Aggiungo che è difficile dargli torto: proteggere un lavoratore da uno sputo o da un pugno con un pezzo di plastica in più è più un esercizio di facciata che una misura di sicurezza. E come ha raccontato La Nazione, c’è chi preferisce rinunciare al lavoro piuttosto che salire ogni giorno su quel mezzo.
Ma fermarsi qui sarebbe comodo, e anche un po’ ipocrita. Perché la misura è colma, sì, ma non solo per Autolinee Toscane e non solo per la mancanza di tutele sui bus.
La misura è colma per il degrado cittadino ormai fuori controllo, e soprattutto nel centro. Una conducente aggredita in via Nazionale non è un fulmine a ciel sereno: è il sintomo di una città dove l’inciviltà ha smesso di fare notizia. Il bus è solo l’ultimo luogo in cui si manifesta. Prima ci sono le strade, le piazze, i giardini, le fermate, le Cascine, le linee della tramvia di notte. Chi lavora in strada, a contatto con il pubblico, è semplicemente il primo a pagare.
Firenze è diventata un far west turistico. Vetrina per chi arriva, terra di nessuno per chi ci vive e per chi ci lavora ogni giorno. Il centro storico è l’immagine da cartolina che si vende al mondo, ma dietro la cartolina c’è una realtà che i fiorentini conoscono benissimo: monopattini lanciati ovunque, maleducazione impunita, la sensazione che nessuno controlli niente e che nessuna regola venga davvero fatta rispettare.
E qui arriva la parte che più mi colpisce. Per anni ci hanno raccontato che era “percezione”. Che i fiorentini vedevano nero, che i dati erano diversi, che il problema era sopravvalutato. Oggi nessuno prova più nemmeno a pronunciare quella parola. Non per onestà intellettuale, ma perché è diventata insostenibile: quando a farne le spese è una lavoratrice che timbra il cartellino, la percezione lascia il posto alla cronaca.
La responsabilità, a questo punto, è politica. L’amministrazione Funaro ha il dovere di rispondere non solo ai sindacati dei trasporti, ma a tutti i cittadini stanchi di questo degrado inesorabile. Serve presenza sul territorio, serve far rispettare le regole, serve smettere di scambiare la comunicazione per governo della città. Le campagne d’immagine non fermano uno sputo.
Perché la misura è colma per gli autisti, certo. Ma è colma anche per i commercianti, per i residenti, per chi esce di casa la sera con un occhio sempre dietro le spalle. E alla fine, come sempre, siamo noi cittadini a pagare il conto di una Firenze che si vende come bellissima ma che non riesce più a proteggere chi la vive.

Leggi anche:

SEGUICI SU GOOGLE

Exit mobile version