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Home Cronaca

La manipolazione delle parole contro la Polizia

di Niccolò Nesi
27 Gennaio 2026
In Cronaca
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parole
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Le parole hanno peso. E chi di mestiere le usa, ne è ben consapevole. Stamattina, come sempre, leggevo i titoli delle prime pagine dei vari quotidiani in Italia. E la mia maggiore attenzione è sempre focalizzata a quei giornali che sono più vicini a una certa fazione politica. Non posso dire che ne siano controllati. Non posso.

La notizia che traspare è che un poliziotto abbia ucciso un ragazzo che aveva una pistola a salve. Cavalchiamo l’onda dell’indignazione che sta squassando l’America con gli agenti dell’ICE.

Riporto fedelmente i titoli: La Repubblica: Milano, poliziotto uccide giovane- era armato ma con pistola a salve. Il Fatto Quotidiano: Milano, la polizia uccide 20enne armato a salve. Il Manifesto: ventenne ucciso dalla polizia. Il Mattino: Sparatoria a Milano. Ucciso a vent’anni da agente in borghese.

Voglio fermarmi qui perché ho già avuto dei conati di vomito.

Quello che è. Quello che vogliono farci credere

Parole, parole, parole cantava Mina. Ma queste feriscono più della spada. Consideriamo che il lettore standard di ogni quotidiano si bassa sulle percezioni: non legge i giornali nei loro articoli ma al bar dà una fugace occhiata alle prime pagine. Che impressione ne ricava? Che un povero ragazzo, con una pistola giocattolo, viene arbitrariamente freddato da un poliziotto.

La verità è però un’altra!

Siamo a Milano, al famigerato Boschetto della Droga. Buio. Una pattuglia in borghese sta perquisendo un presunto spacciatore. Un ragazzo si avvicina. Gli viene intimato l’alt. E questo cosa fa? Tira fuori la pistola e la punta verso gli agenti. Piccola nota di colore: 28enne marocchino, già noto alle forze dell’ordine, precedenti penali per spaccio e resistenza, altri reati di contorno. Secondo voi la pistola “giocattolo” aveva il tappo rosso ben evidente che dovrebbe avere per legge? Facile immaginare la risposta.

Voi cosa avreste fatto?

Ora fate un esercizio mentale. Siete un poliziotto che, in una situazione tesa, in territorio ostile, sta facendo un controllo antidroga assieme ad un collega. Un fratello. Nel mezzo di queste delicate operazioni, si avvicina un tizio. “Fermati lì, non ti muovere!”

Ma lui no, continua verso di te, non si ferma. Mette una mano nel giaccone. No, cazzo, non va bene. L’adrenalina è già alta. Adesso è alle stelle. Il cuore mi martella nel petto. Lo sento rombare nelle orecchie. “Leva quella cazzo di mano dal giacchetto”. E lui la leva, impugnando una pistola. Una cazzo di pistola. E la punta verso di me e mio fratello. Ho un secondo, forse meno, per decidere della mia vita. L’istinto, l’addestramento prevalgono. Sparo per primo. Chi spara per primo vince. Vive. Salvo la mia vita e quella del mio collega.

Questo è quello che in realtà è successo. Ma la sinistra stampa di sinistra ha troppo a cuore il gioco al massacro contro le Forze dell’Ordine. Sport fin troppo diffuso.

La domanda, invece che andrebbe fatta, anche da certa marcia stampa è: perché questo tizio era a piede libero? Perché ci deve essere un Boschetto della Droga?

E perché le persone che prendono una misera di stipendio, e rischiano la loro vita per proteggere la nostra (anche quella di chi li denigra costantemente), debbano essere sempre indagati?

Signori, io ve lo dico. Così è uno schifo. E il fomentare, cari colleghi, l’odio verso le Forze dell’Ordine con l’utilizzo di parole artatamente scritte, è ancora più schifoso.

Che vergogna!

P.S.:

L’agente che ha sparato a Milano è indagato per omicidio volontario: “Mi ha puntato l’arma contro e ho sparato per difesa. Gli avevamo intimato l’alt, ho avuto paura” sono le sue parole.

Se tutto ciò vi pare normale…

 

Leggi anche: Dal campo largo al vicolo cieco: cronaca di un fallimento annunciato

 

Copyright foto: Milano Today

Tags: DROGAIN EVIDENZAPISTOLAPOLIZIA
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