La guerra all’Iran e il declino della deterrenza americana
Per il Presidente Donald Trump la posta in gioco nella guerra contro l’Iran era alta.
Ha iniziato questa guerra e l’ha inquadrata in termini assoluti.
Ha detto agli iraniani che era giunta la loro ora di libertà e ha promesso di distruggere il programma nucleare del regime
Ciò significa che il criterio di successo è quello che lui stesso ha stabilito.
Ma se questa guerra, come sembra, dovesse davvero concludersi senza serie concessioni da parte dell’Iran, il futuro del potere americano verrebbe messo seriamente in discussione.
Gli alleati mediorientali giungerebbero alla conclusione che l’America non e’ disposta a sostenere i costi di una seria campagna militare.
Allo stesso modo, altri alleati internazionali temerebbero che la risolutezza di Washington venga meno la prossima volta che una nuova crisi si manifesterà
Il problema centrale è che, almeno finora, l’Iran non ha dimostrato alcuna reale volontà di fare concessioni.
Ciò aveva alimentato la percezione che la Casa Bianca doveva assolutamente trovare un accordo costi quel che costi pur di uscire dal conflitto.
Gli Ayatollah hanno iniziato la guerra con un economia in grosse difficolta, con le opposizioni che riempivano le piazze per manifestare contro il regime, le sue forze armate all’inizio dei raid americani danneggiate e i suoi alleati indeboliti.
Ora, però, dopo l’accordo l’Iran intravede la salvezza
Centinaia e centinaia di miliardi entreranno nelle casse del regime in modo da poter rafforzare ancora di piu’ la presa sul popolo iraniano, rimettere a posto ciò che i raid americani avevano distrutto, rilanciare il suo programma missilistico e continuare a finanziare i terroristi di Hamas, Hezbollah e Houthi.
Il popolo americano, per quanto diffidente nei confronti delle guerre lontane, alla fine appoggia la maggior parte dei conflitti, a patto che non durino anni e anni, che la Casa Bianca dica la verità e che vengano vinti.
Ma l’Iran non offre a Trump una simile chiarezza, e le elezioni di medio termine si avvicinano
E se Washington permetterà a Teheran di tenere in ostaggio lo Stretto di Hormuz a suo piacimento, i danni si protrarranno ben oltre.
Gli alleati americani in Medio Oriente si orienteranno verso accordi con Teheran volti a proteggere i propri interessi.
Si pensi a come la Cina, alleato dell’Iran, diventerà un partner sempre più attraente per questi tradizionali alleati degli Stati Uniti.
A questo aggiungo che collegare le azioni israeliane in Libano agli attuali negoziati porta vantaggi a Teheran
Se Hezbollah e lo Stretto di Hormuz vengono messi sullo stesso piano, il regime terrorista iraniano crederà che la sua strategia di pressione abbia funzionato e non rinuncera’ a tale leva.
Un Presidente degli Stati Uniti che intraprende una guerra viene giudicato in base al suo esito, sia dai nemici che dagli alleati.
Se questa campagna si concluderà, come oramai sembra, senza una risoluzione chiara e favorevole all’America e ai suoi alleati, tutti crederanno che il potere americano sia fragile con il risultato di una perdita totale di credibilità
E la strada che ha intrapreso l’America di Donald Trump e’ questa.
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