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Home RIFLESSIONE

La fine dello Stato sovrano: globalizzazione, controcultura e diritto della forza

di Francesco Petrone
7 Gennaio 2026
In RIFLESSIONE
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La fine dello Stato sovrano: globalizzazione, controcultura e diritto della forza
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La fine dello Stato sovrano: globalizzazione, controcultura e diritto della forza
È solo da 378 anni che è stato riconosciuto internazionalmente, con un accordo, il principio della sovranità degli Stati, una sovranità territoriale che prevede la non ingerenza e l’uguaglianza giuridica di fronte al diritto internazionale.

Erano principi che sembravano intramontabili e con cui veniva sancita la nascita dello Stato moderno

Era il 1648 ed era terminata la sanguinosa guerra dei Trent’anni, e le potenze firmarono il trattato della pace di Westfalia in cui fu riconosciuto il principio della sovranità degli Stati. Uno dei primi atti ufficiali dell’ applicazione di tale principio fu il riconoscimento dell’ indipendenza della Svizzera dal Sacro Romano Impero.
Col riconoscimento di questo principio viene ufficializzato lo Stato nazione, soggetto sovrano e indipendente. Avvenne, in tale occasione, anche il riconoscimento delle Province Unite, gli attuali Paesi Bassi. Col termine sovranità si intende riconoscere ad ogni Stato un potere supremo e indipendente.
Questi principi non furono improvvisati ma si ispiravano alla grande opera del filosofo giurista rinascimentale Jean Bodin edita nel 1576 e conosciuta come “I sei libri dello Stato” dove si definiva il potere supremo, concepito senza limiti e perpetuo dello Stato al quale veniva riconosciuto il potere di legiferare. Colui che detiene la sovranità, secondo Bodin, fa le leggi e le deve fare rispettare ma non ne è soggetto

Lo Stato veniva definito fondato sulla famiglia, e sul bene comune. Questo Stato veniva identificato col potere sovrano, mentre il governo aveva solo un potere amministrativo. Unico limite di chi detiene la sovranità era quello della legge divina. Nel documento della pace di Westfalia viene sottolineato che ogni Stato è sovrano nel proprio territorio e che nessuno, nemmeno un altro Stato, ha l’autorità di intervenire sul suo territorio. La nascita di un’Europa formata da Stati sovrani era funzionale per la salvaguardia degli equilibri internazionali ed impedire il prevalere del caos, dell’ arbitrio e della sopraffazione. Da tempo, è sotto gli occhi di tutti, il fatto che lo storico ordinamento giuridico approvato con la pace di Westfalia e su cui si basano tante costituzioni e il diritto internazionale, sta tramontando, lo si era compreso da tempo.

Dal secolo scorso, si sono formati grandi interessi economici che travalicano la realtà degli stessi Stati. Questi poteri economici si sono tanto rafforzati che, attualmente, sembrano non tollerare più alcuna sovranità, né quella di uno Stato né la potestà che si esprime all’ interno del nucleo familiare e sembrano insofferenti ad ogni tipo di altra autorità.

Da qualche decennio determinate idee si stanno insinuando, in modo insistente e penetrante, come fa l’ acqua che scava scorrendo silenziosa sulla roccia.

Si diffondono ideologie che mirano esplicitamente a minare le culture che fanno da collante ad ogni ordinamento.

Tali scuole di pensiero, talvolta hanno assunto il nome di “controcultura”. Sono idee che mirano ad una completa globalizzazione, non solo di tipo commerciale ma con la determinazione di demolire ogni cultura, tradizione e ogni particolarismo

Da questo humus di risentimento, nascono i luoghi comuni e le utopie che a suo tempo hanno ispirato, ad esempio, le parole del brano “Imagine” di John Lennon. In realtà sono concetti solo apparentemente ideali ma che nella sostanza non hanno né capo né coda. Quelle parole sono entrate, nonostante ciò, nell’ immaginario collettivo, unicamente perché erano già presenti in un nuovo tipo di mitologia resa popolare da una certa cultura tossica.

Il fatto che il principio di sovranità non fosse più universalmente riconosciuto e fosse uscito dal sentiment è la prova che esistono centri di potere internazionali che da anni agendo maggiormente sui riflessi condizionati piuttosto che sulla ragione, cercano di scardinare tutto ciò che è strutturato diffondendo una cultura “alternativa” che ha il solo scopo di distruggere non un determinato ordinamento ma ogni tipo di ordinamento

Un grosso contributo alla guerra strisciante al principio della sovranità degli Stati è dato anche dall’ideologia “No Borders”, un movimento che promuove libertà di movimento per tutte le persone, opponendosi anche ai confini nazionali e alle politiche restrittive nei confronti delle migrazioni. Tutto in nome dei diritti umani e della solidarietà.

Oltre allo slogan ”No Border”, riecheggiano anche ”No National”, dove le menti più elementari pensano di lottare contro ogni esclusione per edificare un mondo privo di divisioni. Il sociologo statunitense Christopher Lasch ha analizzato questo fenomeno generalizzato, nel suo importante saggio “La cultura del narcisismo”

Il pensatore contemporaneo, analizza la crisi sistemica che sembra investire il liberalismo. Nel saggio viene descritta l’odierna società occidentale affetta da una patologia narcisistica in cui l’ individuo, ormai alienato dal contesto, svincolato dai valori tradizionali, vive in un eterno presente, coinvolto esclusivamente dalla propria immagine, dall’ apparire, perché incapace di relazioni che non siano superficiali.

Questa società è caratterizzata dalla corsa al piacere momentaneo e in cui la massima socratica “Conosci te stesso” è del tutto ignorata. Tutto ciò che è tradizione viene respinto perché viene rifiutato il passato come il futuro in nome di un presente effimero e senza dimensione. È la perfetta società del consumista cosmopolita

È un tipo umano che sembra ben rappresentato simbolicamente dai bronzi dello scultore francese Bruno Catalano che rappresenta “l’ uomo con la valigia”, del ciclo i viaggiatori. Sono rappresentati uomini che si spostano con appresso i propri beni ma con uno spazio vuoto all’ interno.

Lasch descrive la controcultura non come apportatrice di una liberazione ma come edificatrice di una nuova gabbia. Il mondo contemporaneo è plasmato da questa incultura neo liberale. Si comprende in tal modo il tramonto di concetti come quello di Stato, di confine, di nazione, di sovranità, di identità, di peculiarità.

Quando, come accade già da molti decenni, i confini e le sovranità nazionali, vengono violati ormai apertamente non solo da organizzazioni criminali ma soprattutto da amministrazioni di importanti Stati, come è avvenuto anche ultimamente sotto gli occhi del mondo, non a causa di una guerra, qualcosa di importante è accaduto

Significa che i confini non sono più sacri e che la persona simbolo dell’autorità dello Stato sovrano era già stata privata del carisma della inviolabilità da tempo. Ciò che accadeva nei momenti epocali delle rivoluzioni, oggi è consuetudine. Dato che, in precedenza, contro ogni diritto, era stata provocata la secessione del Kosovo, in seguito, come conseguenza, è avvenuta la guerra per il Donbass. Se la morale è anteposta al diritto, abbiamo gli arresti dei capi di Stato scomodi.

Riconoscere la sovranità non significa imporre un modello di organizzazione su un altro e stabilire quale è legittimo e quale invece no

Ogni Stato al suo interno è sovrano e deve essere in grado di scegliere il modello istituzionale che preferisce senza interferenze. Non esiste un modello oggettivamente giusto e riconosciuto universalmente. È comprensibile che dietro poteri falsamente moralistici si possano occultare autentici interessi strategici, economici o di egemonia che immancabilmente sarebbero apportatori di caos e tensione internazionale. Inoltre, sappiamo che la democrazia è un sistema caratterizzato dalla partecipazione e dalla mobilitazione popolare, ma oggi in molte società occidentali, osserviamo il fenomeno opposto.

Ignoranza politica, apatia e ignavia dei cittadini che non si sentono più nemmeno cittadini ma abitanti, unicamente dei residenti che è tutt’ altra cosa

Molti credono che la democrazia non sia nient’altro che un diritto acquisito e non pensano di avere il dovere di coltivare tale forma di governo la cui sovranità è nelle mani del popolo e sono incapaci di uscire dal proprio “particulare” per partecipare, come invitava a fare una vecchia canzone di Giorgio Gaber che parlava appunto di partecipazione. Questo perché è solo dal coinvolgimento che nasce la comunità e in tal modo non rischia di disgregarsi. Quando i confini di una nazione si trasformano in una porta girevole, la nazione cessa di esistere come insieme di persone coscienti della propria peculiarità.

A questo proposito, il filosofo del diritto Carl Schmitt avverte: “Il potere democratico risiede nel popolo soltanto quando questo è uno”

Del resto il racconto biblico della torre di Babele, usa il termine lingue volendo indicare l’incapacità dei componenti del gruppo di comunicare. Non si vuole alludere, nel racconto biblico, alla lingua parlata ma a linguaggi diversi, non allo strumento ma al concetto di comunicazione, intesa come struttura mentale che impedisce di comprendere.

Talvolta durante il percorso viene a mancare il collante sociale, la malta che dovrebbe tenere unite le persone come le pietre di un edificio comune

Uno Stato in teoria dovrebbe somigliare ad una cattedrale, una grande struttura edificata nel tempo con una volontà comune e con un  contenuto spirituale. Oggi come abbiamo potuto osservare, ci siamo abituati al diritto della forza e alla negazione di ogni sovranità. Sembrerà strano ma è stata proprio la controcultura che ha  permesso che fossero partorite fantasie come quelle di Imagine di Lennon, le quali hanno permesso, rompendo i tabù dell’inviolabilità dei confini e della sacralità della sovranità, che il primo avventuriero potesse violare platealmente il diritto internazionale ratificato nel 1648 funzionale anche se non perfetto ad impedire il dilagare del caos, distruggendo l’ordinamento tradizionale.

La cosiddetta controcultura sembra aver spalancato le porte alla prevaricazione della grande finanza e al diritto della forza.

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Tags: Diritto internazionaleIN EVIDENZASOVRANITA'STATOWestfalia
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