La felicità Toscana per Statuto, i costi per i cittadini

Eugenio

La felicità Toscana per Statuto, i costi per i cittadini.

La Toscana di Giani II, aumentando allegramente i costi della politica.

Il nono assessore come prova generale di un potere senza freni

La discussione sul nono assessore in Toscana viene spesso derubricata a polemica strumentale o a caricatura populista.

In realtà è una vicenda rivelatrice, perché illumina un modo di intendere la cosa pubblica che da anni caratterizza una parte della politica regionale di centrosinistra: l’idea che le istituzioni coincidano con chi le governa e che le risorse pubbliche siano una disponibilità naturale del decisore politico, più che un bene da amministrare con prudenza e rispetto

La modifica allo Statuto regionale approvata in prima lettura dal Consiglio toscano introduce due elementi che formalmente non sono sovrapponibili ma politicamente lo sono eccome: l’inserimento del principio del “diritto alla felicità” e il superamento del limite massimo di otto assessori, aprendo la possibilità di nominarne un nono. È bene chiarirlo senza ambiguità, come hanno ricordato anche lo stesso presidente Giani e diverse analisi giornalistiche: lo Statuto non istituisce un assessorato alla felicità e non obbliga la giunta a nominare subito un nono assessore. Come spiegato da InConsiglio e ripreso da varie testate regionali, lo Statuto stabilisce principi e cornici, non assegna deleghe né crea uffici operativi.

Ma è proprio questa distinzione, spesso usata come difesa politica, a rendere la questione ancora più significativa. Perché una volta che la cornice è modificata, la giunta ha piena libertà di muoversi al suo interno. In altre parole, oggi non esiste formalmente un assessore alla felicità, ma domani nulla impedirà che il nono assessore venga nominato e che gli venga affidata una delega coerente con quel principio statutario

Il concetto di felicità non è una provocazione inventata dai critici: è un principio che la maggioranza ha voluto scrivere nella Carta fondamentale della Regione, rendendolo politicamente spendibile.

A questo punto la domanda non è più simbolica ma concreta: serve davvero un assessore in più? Serve davvero una nuova delega, qualunque nome le si voglia attribuire? E soprattutto, quanto costa ai cittadini una scelta di questo tipo?

Per rispondere occorre guardare ai dati, non alle dichiarazioni. Un consigliere regionale in Toscana percepisce un’indennità di carica che supera i settemila euro lordi mensili, a cui si aggiunge un rimborso spese forfettario di oltre duemila euro e ulteriori rimborsi legati alla distanza dalla sede istituzionale

Dati pubblicati e rendicontati anche dal Movimento 5 Stelle Toscana e ripresi da testate come Money.it mostrano come il costo lordo complessivo possa superare agevolmente i diecimila euro al mese, portando il costo annuo per ciascun consigliere oltre i centoventimila euro.
Ma fermarsi alla diaria è fuorviante. Il vero costo della politica non è solo l’indennità personale, bensì l’apparato che le ruota intorno. I bilanci ufficiali del Consiglio regionale, consultabili sul portale istituzionale dei decreti della Regione Toscana, mostrano che le spese per sedi, uffici, personale di supporto e strutture dei gruppi consiliari superano complessivamente i quindici milioni di euro l’anno, con milioni destinati esclusivamente al funzionamento degli uffici.

Ogni consigliere in più significa una quota aggiuntiva di questi costi: segreteria, supporto amministrativo, spazi, servizi, attrezzature

Se il confronto si sposta sugli assessori, il quadro non migliora. Come riportato anche da La Nazione, un assessore regionale ha un’indennità ancora più elevata, che può arrivare a superare i dodicimila euro lordi mensili, a cui si sommano costi indiretti legati alla struttura politica e amministrativa che accompagna l’incarico. Anche in questo caso, il costo annuo complessivo per le casse pubbliche supera ampiamente i centomila euro, senza considerare l’impatto sull’organizzazione interna.

È in questo contesto che esplode la protesta dei dipendenti regionali

I sindacati del pubblico impiego, come riportato dal Corriere Fiorentino e dai comunicati di USB Pubblico Impiego, denunciano il taglio di milioni di euro al fondo del salario accessorio tra il 2021 e il 2022, risorse sottratte alla contrattazione di secondo livello mentre aumentano i costi legati alla politica e alle segreterie. È qui che il paradosso diventa politico prima ancora che contabile: si chiede rigore ai lavoratori per rendere sostenibili nuove scelte di potere.

La distanza dalla realtà emerge con forza. Ogni euro di tasse pagato dai cittadini non è una voce astratta di bilancio, ma reddito sottratto a famiglie, imprese, lavoratori

È un euro che non viene speso per sicurezza, servizi, investimenti, sviluppo economico. Trattarlo come una risorsa da redistribuire per creare nuove poltrone, nuove deleghe o nuovi equilibri interni significa non cogliere, o non voler cogliere, il peso sociale di ogni decisione.
E così si arriva al cortocircuito finale: la felicità proclamata per Statuto nasce sull’infelicità concreta dei dipendenti regionali. Una felicità enunciata, simbolica, mentre si riducono salari accessori e si alimenta il malcontento.

Una felicità che convive con pressione fiscale elevata, insicurezza percepita e difficoltà per industria, commercio e turismo

Se davvero si vuole parlare di felicità pubblica, la strada è un’altra. Significa chiedere meno tasse, non più sacrifici. Significa garantire sicurezza, non moltiplicare incarichi. Significa aiutare chi produce lavoro e ricchezza a crescere, non aumentare i costi della politica. La vicenda del nono assessore non è un dettaglio tecnico né una polemica marginale: è la spia di una politica che fatica ad accettare limiti e che tende a confondere la cosa pubblica con la propria disponibilità.

Ai toscani spetta decidere se questo modo di governare sia ancora accettabile

Perché nessuno Statuto potrà mai garantire la felicità se manca il rispetto per chi quella Regione la finanzia e la tiene in piedi ogni giorno.

Leggi anche:
Exit mobile version