La Democrazia in Toscana?
Un miraggio sotto l’egemonia rossa: censura e Intolleranza progressista al potere.
In Toscana, terra storicamente rossa e culla di un’egemonia politica che si auto-identifica con lo Stato stesso, la democrazia non è altro che una facciata sbiadita
Qui, il Partito Democratico (PD) e i suoi alleati di sinistra impongono una cappa opprimente di censura costante, usando la scusa dell’antifascismo come arma per silenziare qualsiasi voce dissenziente.
Non si tratta di difendere valori democratici, ma di mantenere un monopolio del consenso, dove tutto ciò che minaccia il loro dominio viene bollato come “pericoloso” o “fascista”.
L’ultimo episodio, avvenuto a Campi Bisenzio, è emblematico di questa deriva autoritaria: la presentazione del libro di Francesca Totolo, Le vite delle donne contano, è stata brutalmente impedita, negando persino ad Alessandra Verni – la madre di Pamela Mastropietro, vittima di un orrendo crimine – il diritto di parlare e ricordare sua figlia
L’evento, programmato per domenica pomeriggio nella sala comunale Sandro Pertini, avrebbe dovuto discutere casi di violenza contro le donne commessi da immigrati, inclusi quelli di Pamela Mastropietro e Desirée Mariottini.
Ma il presidente del consiglio comunale, Antonio Montelatici (centro-destra), ha ceduto alle pressioni della maggioranza influenzata dal PD e dalla sinistra, invocando rischi per l’ordine pubblico
Secondo quanto riportato, durante una conferenza dei capigruppo, tutti i partiti tranne Fratelli d’Italia hanno espresso “preoccupazioni” e richiesto la revoca dell’autorizzazione, citando l’articolo 30 del regolamento comunale.
Montelatici ha aggiunto di aver appreso solo di recente il contenuto dell’evento, definendolo motivo di “alta perplessità”
In realtà, questo è il classico pretesto: la paura di presunti scontri con antagonisti di sinistra, che di fatto permette un veto censorio su temi scomodi come l’immigrazione e la sicurezza.
È censura pura, offensiva per la democrazia, che impedisce a una madre affranta come Alessandra Verni di condividere il suo dolore e la sua testimonianza, tutto per non urtare la sensibilità progressista che etichetta tali discussioni come “femonazionalismo”.
Questa non è un’eccezione, ma la regola in una Toscana dove il PD non è abituato a mettere in discussione nulla che gli porti consenso
Il partito si fonde con le istituzioni, trasformando lo Stato in un’estensione del suo apparato ideologico. Chi osa sfidare questa egemonia rossa viene emarginato, boicottato o peggio.
Pensiamo a Matteo Salvini, leader della Lega, che in vari comuni toscani è stato trattato come un paria: a Pontassieve è stato aggredito fisicamente, con una donna che gli ha strappato la camicia e il rosario durante un comizio, scatenando tensioni e denunce
In altri casi, come a Bagno a Ripoli, bar e locali che dovevano ospitarlo hanno rinunciato dopo minacce, con la sinistra locale a fomentare un clima d’odio contro di lui, dichiarando apertamente che: “Salvini non è un ospite gradito”.
È questa l’intolleranza progressista: non dibattito, ma esclusione violenta
E che dire del boicottaggio al libro del generale Roberto Vannacci, Il mondo al contrario, che ha scatenato reazioni isteriche in tutta Italia, inclusa la Toscana?
Presentazioni contestate, eventi sabotati sotto la bandiera dell’antifascismo militante, con il PD e i suoi sodali a guidare la carica contro un testo che osa criticare il politically correct dominante. In una regione dove la sinistra detiene il potere da decenni, tali boicottaggi non sono casuali: servono a preservare un consenso artificioso, dove ogni critica al sistema viene soffocata.
Il culmine dell’ipocrisia si raggiunge con gesti simbolici di violenza politica, come quello del consigliere comunale Cristian Quarta a Vaglia (Firenze), esponente della maggioranza di sinistra e sindacalista CGIL, che ha pubblicato sui social una foto di Giorgia Meloni appesa a testa in giù – un chiaro richiamo al macabro destino di Mussolini a Piazzale Loreto
Il post, poi rimosso, è stato condannato come “vergognoso e gravissimo” da Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia, sottolineando come rappresentanti istituzionali usino la violenza simbolica per intimidire l’opposizione
In Toscana, questo non è un incidente isolato, ma parte di un pattern: l’antifascismo come alibi per un’autoritarismo che tollera solo le voci allineate.
In questa “Toscana rossa”, la democrazia è un lusso riservato a chi non disturba il potere consolidato. Il PD e la sinistra non difendono la libertà di espressione, ma la usano selettivamente per perpetuare il loro dominio
Eventi come quello di Campi Bisenzio rivelano la verità: sotto la maschera dell’antifascismo, si nasconde un’oppressione che silenzi madri in lutto, autori scomodi e leader politici. È tempo di rompere questa cappa: la vera minaccia al pluralismo non viene dalla destra, ma da chi, in nome della “tolleranza”, impone il silenzio.
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