Dal libro : “La luce delle candele” con Picciburla
“La candela magica”
Nel cuore del bosco del Regno di Cassiopea, sopra le rive di un fiume scintillante, viveva Picciburla, la strega verde dai capelli blu soffici come zucchero filato. La sua dimora, nascosta tra radici antiche e foglie sussurranti, era un rifugio di silenzio, magia e conoscenza. Ogni giorno, Picciburla camminava tra gli alberi, ascoltando il respiro della natura e osservando quei piccoli mutamenti invisibili agli occhi distratti.
Un giorno, mentre seguiva il corso del fiume, notò qualcosa che non aveva mai visto prima.
Tra i sassi levigati dall’acqua e i riflessi tremolanti della corrente, una candela brillava di una luce misteriosa. Non era consumata, né bagnata, e la sua fiamma ardeva silenziosa, come se non appartenesse a quel mondo.Incuriosita, Picciburla si avvicinò lentamente. Sentiva che quella luce non era pericolosa, ma antica. Con rispetto, prese la candela tra le mani e la portò con sé nel suo rifugio verde, nel cuore del bosco di Cassiopea.
Appena la candela fu accesa nella sua stanza, un riverbero di colori danzanti si diffuse sulle pareti. Le ombre si mossero come presenze vive, e per un istante il tempo sembrò fermarsi. La luce rivelò simboli antichi incisi nel legno, segni che Picciburla non aveva mai notato prima. Erano incantesimi dimenticati, parole che appartenevano a un tempo lontano.
Picciburla comprese allora che quella candela non era un oggetto comune.
Era un dono degli spiriti del fiume di Cassiopea, custodi silenziosi di una sapienza antica e profonda.Da quel giorno, la candela divenne una compagna preziosa. Con la sua luce, Picciburla imparò ad ascoltare più profondamente. Preparò pozioni che guarivano gli alberi malati, restituendo forza alle radici indebolite. Parlò con gli animali del bosco, comprendendo i loro timori e i loro bisogni. La candela sembrava amplificare ogni gesto, ogni intenzione, ogni atto di cura.
Ma un mattino, un piccolo uccello dal piumaggio dorato si posò sulla sua finestra.
I suoi occhi erano colmi di preoccupazione.
Con voce lieve, rivelò a Picciburla che il fiume stava perdendo la sua magia. La sua luce si affievoliva, e con essa si indeboliva l’equilibrio di tutto il bosco. Gli alberi erano più silenziosi, l’aria più immobile, e persino il vento sembrava aver perso la sua voce.
Picciburla sentì il peso di quelle parole.Sapeva che il fiume era il cuore vivente del bosco di Cassiopea. Senza di esso, nulla avrebbe potuto continuare a vivere nello stesso modo.
Determinata a preservare quell’armonia, Picciburla intraprese un viaggio. Attraversò foreste oscure, dove la luce filtrava appena tra i rami. Scalò montagne ventose, dove il cielo sembrava vicino abbastanza da poter essere sfiorato. Navigò attraverso laghi incantati, le cui acque custodivano riflessi di antiche memorie.Durante tutto il viaggio, la candela magica rimase accesa, guidandola nei momenti di incertezza, illuminando il suo cammino e il suo cuore.
Infine, raggiunse la sorgente del fiume.
Lì, tra nebbie leggere e silenzi profondi, apparve la Guardiana del Fiume. Era una figura eterea, avvolta in una luce tenue, con occhi che custodivano il tempo stesso e la memoria di ogni goccia d’acqua che aveva attraversato quel mondo.
La Guardiana parlò con voce calma:
«Solo un atto di vero altruismo può salvare il fiume. La magia non può essere trattenuta. Deve essere donata.»
Picciburla comprese ciò che doveva fare. Con il cuore colmo di amore per il bosco che era la sua casa, prese la candela tra le mani e lasciò che la sua luce si fondesse con la sorgente del fiume. Sentì una parte della sua magia fluire via, ma non provò paura. Provò pace.
La luce della candela tremolò, poi si affievolì lentamente, fino a spegnersi.
Ma nello stesso istante, il fiume tornò a brillare.
Le acque ripresero a scorrere con nuova forza, il bosco respirò di nuovo, e la vita tornò a pulsare in ogni foglia, in ogni radice, in ogni creatura.
Picciburla sorrise.
Sapeva che la candela aveva compiuto il suo scopo.
Da quel giorno, il bosco del Regno di Cassiopea brillò di una luce ancora più radiante. E Picciburla, la strega verde dai capelli blu come zucchero filato e dal cuore generoso, continuò a vegliare sulla sua magica dimora sopra le rive del fiume, custode silenziosa dell’equilibrio e della luce.
E anche senza la candela, la sua magia non la abbandonò mai.
Perché aveva compreso che la vera luce non vive negli oggetti, ma negli atti di amore.
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