LA BORGHESIA SESSANTOTTINA CHE SBAVA DAVANTI ALLA VIOLENZA SOVVERSIVA
La borghesia sessantottina, quella zona d’ombra dell’upperclass del nostro Paese, che ama, quasi idolatrandoli, i violenti della sovversione che, con le loro azioni, gli fanno riaffiorare alla mente gli afflati della gioventù reazionaria anni ’70, rappresenta quella zona grigia di appoggio e copertura della violenza reazionaria di sinistra.
Li amano, li proteggono, li supportano fin dentro le Istituzioni, difendendoli a spada tratta anche davanti alle immagini della peggior violenza, come quelle andate in scena a Torino, compreso l’agguato si branco all’agente della Polizia di Stato.
Sapori di rivoluzione proletaria che attraggono la classe medio-alta delle nostre città, quella fascia di borghesia arricchita, anche grazie alle regole democratiche del nostro Paese, nel cui cuore ancora alberga l’amore per le ideologie novecentesche, per la negazione della democrazia, per il sogno del socialismo reale.
Sogno, mai realizzato e mai voluto pienamente realizzare, preferendo ad una vita oltre cortina di ferro, il comodo agio assicurato dalla Democrazia Occidentale, che tanto odiano. A parole
Battuti e superati dalla storia, assopiti nei loro loft in Ztl, ritrovano lo spirito adolescenziale da kollettivo studentesco, supportando i novelli reazionari che escono dai centri sociali per giocare ai rivoluzionari, distruggendo le nostre città ed attaccando le Forze dell’Ordine, quindi lo Stato.
Quindi tutti noi
Lo Stato, che i borghesi post-rivoluzionari indicano come “il potere”, individuato come nemico, nonostante ne facciano ormai parte, abbandonati gli strumenti della rivoluzione da qualche decennio ed accomodati nei palazzi dai quali sbavano, vedendo chi, venuto dopo di loro, ripropone il solito schema reazionario.
Azioni e slogan lucidamente folli e pianificati che trovano terreno fertile di sostegno e di grancassa in una generazione post-sessantottina che, nel suo afflosciarsi con l’avanzare dell’età, ritrova un sussulto di eccitazione, sensazione quasi ormai dimenticata, godendosi le immagini della violenza di piazza e riascoltando le ormai ritrite istanze, riemerse senza fantasia da un passato ormai sepolto negli impolverati libri di propaganda, tenuti come reliquie sul comodino
Quella stessa borghesia, piccola piccola nel merito e nel metodo, che sbava sostenendone le gesta e che assicura loro supporto e protezione nei consessi istituzionali, nelle università, nei palazzi della politica, sdoganandoli e facendoli sentire autorizzati a tutto.
I cattivi maestri, che hanno imparato da cattivi maestri prima di loro e che oggi, divenuti docenti, giornalisti, avvocati, magistrati, politici, sono la nuova rete di supporto e tutela della Nouvelle Vogue dei compagni che sbagliano.
Negli anni ’70 ci vollero anni e decine di vittime affinché la sinistra di allora arrivasse, finalmente, ad isolarli
Oggi, sono portati ad esempio della nuova sinistra, ricaduta in quel passato che l’ha già battuta più volte e dal quale faticando non vuole riemergere.
