Iran, una rivolta che sfida il regime mai sopita.
Una rivolta che va oltre le motivazioni l’economiche, e si sta trasformando in una protesta di massa contro il potere Teocratico.
Da oltre una settimana in Iran si assiste a una ondata di proteste di portata straordinaria, diffuse in centinaia di località e sostenute non solo da commercianti e studenti ma da larghi settori della popolazione
Le manifestazioni, iniziate il 28 dicembre nel cuore del Grand Bazaar di Teheran per la crisi economica, hanno rapidamente superato i confini delle istanze economiche per trasformarsi in espressione di un malcontento più profondo verso il sistema di potere vigente. Fonti
Human Rights Watch
Il detonatore è stato il collasso del valore della valuta nazionale e la degenerazione del potere d’acquisto delle famiglie iraniane, con l’inflazione che ha eroso i redditi e spinto i prezzi dei beni essenziali a livelli insostenibili. Tuttavia, il rapido allargarsi delle proteste ha dimostrato che la frustrazione economica è solo una componente di una più ampia crisi di legittimità del regime, con slogan che vanno oltre i problemi quotidiani per toccare questioni di libertà, diritti e struttura politica
La reazione delle autorità è stata di repressione brutale. Le forze di sicurezza hanno fatto uso di proiettili veri, lacrimogeni e violenza indiscriminata contro manifestanti in molte città. Secondo gruppi per i diritti umani, decine di civili sono stati uccisi, tra cui anche bambini, e centinaia feriti. Le stime più aggiornate parlano di almeno 35 morti e oltre 1.200 arresti in più di una settimana di proteste, con manifestazioni registrate in oltre 250 località di 27 delle 31 province del paese.
Le forze di sicurezza non si sono fermate nemmeno davanti alle mura degli ospedali, con episodi documentati di irruzioni nelle strutture sanitarie per catturare feriti o reprimere manifestanti, suscitando condanne internazionali e richieste di indagini.
Fonte ANSA
Le autorità iraniane hanno cercato di giustificare la repressione bollando i manifestanti come “rivoltosi” e minacciando “nessuna clemenza” contro chi osa sfidare l’ordine stabilito. Tuttavia, la natura delle proteste è profondamente diversa da un semplice scontro sociale: essa riflette un malessere che affonda radici nella lunga storia di frustrazione verso un sistema politico percepito da molti come oppressivo, incapace di garantire libertà fondamentali e prospettive di giustizia fonte
ANSA
Il movimento appare in continuità ideale con le grandi ondate di dissenso degli ultimi anni, in particolare quelle scatenate dalla morte di Mahsa Amini nel 2022, che portarono milioni di iraniani in piazza contro le restrizioni imposte dallo Stato e la violenza delle forze di sicurezza
Sebbene le proteste attuali siano nate da motivazioni economiche, esse si intrecciano sempre più con richieste di riforme strutturali, diritti civili e un futuro politico differente dall’attuale repubblica islamica.
Il regime sembra trovarsi in una posizione di crescente difficoltà. Internamente, la repressione non è riuscita a spegnere le proteste e ha anzi alimentato nuove ondate di dissenso. Sul fronte internazionale, la tradizionale rete di alleanze di Teheran — che include storicamente Paesi come Russia e Venezuela — non sta offrendo un sostegno risolutivo che possa consolidare la tenuta del governo
Le pressioni economiche imposte da sanzioni internazionali e l’isolamento diplomatico accrescono la fragilità di un sistema politico già sotto stress.
AP News
Un elemento che colpisce è il silenzio o la copertura assai parziale riservata dalla stampa mainstream occidentale a questi eventi. In un contesto in cui le telecamere di sorveglianza interna sono costantemente attive e la libertà di espressione è messa a dura prova, è cruciale che le cronache dei fatti raggiungano il pubblico internazionale senza censure, affinché non si perda di vista la portata di una protesta che non riguarda solo l’Iran, ma questioni universali di diritti umani e dignità.
Al Jazeera
Come nelle più significative fasi storiche di dissenso, le richieste dei manifestanti si sono spostate dalla semplice richiesta di sollievo economico a una più ampia rivendicazione di libertà e rispetto dei diritti
Questa trasformazione suggerisce una erosione della base di consenso del regime e una crescente determinazione della società civile a chiedere non solo riforme ma una visione alternativa per il futuro del paese.
Il mondo osserva, ma la voce delle piazze iraniane continua a farsi sentire, sottolineando come, in un’epoca di sfide globali e di crisi economiche condivise, anche regimi consolidati non siano immuni alla pressione di popolazioni stanche di repressione e ingiustizia.
